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Furti alla Coin di Termini, la cassiera si difende: “Non sono una ladra, alle forze dell’ordine solo sconti”

Interrogatorio per i commessi della Coin di Termini, accusati di furto aggravato in concorso con anche 21 fra poliziotti e carabinieri. I pm chiedono il carcere per i dipendenti.
A cura di Francesco Esposito
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La Coin di Termini su via Giolitti, ora chiusa (da Google Maps)
La Coin di Termini su via Giolitti, ora chiusa (da Google Maps)

"Ho commesso alcune leggerezze ma non sono una ladra. Praticavamo solo sconti particolari agli appartenenti alle forze dell'ordine". Così si è difesa S.M., commessa 43enne della Coin della stazione Termini accusata di furto aggravato in concorso insieme ad altri quaranta indagati, tra cui 21 poliziotti e carabinieri. La donna, così come altri tre dipendenti, sono stati ascoltati dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Roma, Angelo Giannetti, nel corso dell'interrogatorio preventivo nella mattinata di venerdì 27 febbraio. I quattro si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, ma hanno rilasciato dichiarazioni spontanee.

I pm chiedono la custodia cautelare in carcere

Ora il gip dovrà esprimersi su un'eventuale misura cautelare. La decisione, come dichiarato da Giannetti al termine degli interrogatori, dovrebbe arrivare entro i prossimi cinque giorni. Il pubblico ministero Stefano Opilio ha chiesto la custodia in carcere per i dipendenti, mentre gli altri indagati, fra cui i membri delle forze dell'ordine, sono stati denunciati a piede libero. La cassiera, difesa dagli avvocati Carlo Testa Piccolomini e Irene Bisiani, però è incensurata e, essendo il negozio chiuso, non ha possibilità di reiterare il reato. Le perquisizioni disposte dalla procura, inoltre, hanno dato esito negativo così come gli accertamenti patrimoniali.

Come avvenivano i furti alla Coin di Termini

Secondo quanto ricostruito dal nucleo operativo dei carabinieri di Roma attraverso i filmati delle telecamere di sorveglianza e chat, S.M, in servizio presso da Coin da una ventina d'anni, avrebbe svolto un ruolo di talpa all'interno del punto vendita di Termini. La dipendente sarebbe stata ripresa mentre mette da parte, toglie il dispositivo antitaccheggio e imbusta maglioni, giubbotti, slip, cinture che poi poliziotti e carabinieri passavano a ritirare.

La consegna della merce avveniva, scrivono i pm, "dopo aver eseguito un'operazione contabile fittizia, generando uno scontrino c.d. cortesia relativo ad una transazione precedente". In altri casi, "simulavano il compimento del pagamento elettronico con carta di credito/debito e ricevevano la merce senza versare in realtà alcun corrispettivo", come si legge negli avvisi di garanzia. Inoltre viene contestata l'aggravante dell'abuso della relazione d'ufficio, in quanto gli indagati avrebbero sfruttato la posizione di dipendente della donna e degli altri commessi.

L'inchiesta a partire da gravi ammanchi nei conti del negozio

Le indagini erano partite da una denuncia del direttore del negozio. Nel corso dell'inventario di febbraio 2024, infatti, aveva notato un ammanco di 184mila euro. Una perdita negli incassi, rispetto all'anno precedente, superiore al 10 per cento, mentre negli altri punti vendita della catena la quota si fermava a un -2/3 per cento. Nel corso di alcuni controlli mirati nei mesi successivi si è scoperto che un totale di 94mila euro di prodotti, la metà nel reparto profumeria, erano scomparsi. Prima della denuncia alle autorità, è stata contattata un'agenzia investigativa, che ha disposto l'istallazione di nuove telecamere, quelle dai cui filmati è poi emerso il presunto sistema di furto.

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