Funzionario pestato a Termini, c’è uno scambio di persona dietro l’aggressione che lo ha ucciso

Un semplice scambio di persona ha rischiato di costare la vita al funzionario del ministero delle Imprese e del Made in Italy picchiato selvaggiamente fuori dalla stazione Termini di Roma nella sera di sabato 10 gennaio. Gli aggressori lo avrebbero confuso con un uomo che pochi minuti prima, come mostrerebbero le immagini di video sorveglianza che inquadrano piazza dei Cinquecento, aveva discusso con la ragazza di uno di loro.
L'aggressione scattata per uno scambio di persona
La giovane viene immortalata mentre si avvicina a un passante come per chiedergli qualcosa con insistenza. Lui la evita e la sposta senza usare molta forza. Ma la ragazza cade a terra. Poco dopo appare il funzionario, ignaro di quello che è successo prima, che viene raggiunto dal gruppo di sette ragazzi che lo circondano e iniziano a prenderlo a calci e pugni. L'uomo di 56 anni ha riportato ferite gravi, con varie fratture al volto e alla mandibola. Sottoposto per un periodo a coma farmacologico, ora non sarebbe più in pericolo di vita, ma deve affrontare un percorso di riabilitazione impegnativo.
Sei aggressori arrestati, un altro è latitante
Intanto le indagini hanno portato all'arresto di sei dei sette aggressori. L'ultimo è latitante in Germania. Sono tutti ragazzi di circa vent'anni originari della Tunisia e del Marocco. Due erano stati fermati subito dopo il fatto, mentre altri due erano stati rintracciati il giorno successivo nei pressi della fermata della metro Garbatella e riconosciuti per gli abiti. Il quinto era già detenuto a Rebibbia per altri reati, mentre il sesto è stato individuato e fermato a Perugia dagli agenti della squadra Mobile. Hanno tutti vari precedenti fra furto, rapina, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e lesioni personali, ma adesso dovranno rispondere di un reato ben più grave come tentato omicidio.
Nel corso degli interrogatori uno del gruppo avrebbe detto di aver solo assistito alla scena e di aver provato a convincere gli altri a fermarsi. La pubblico ministero Nadia Plastina e la polizia giudiziaria sono ancora al lavoro per ricostruire tutta la dinamica e i ruoli dell'aggressione.