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Elezioni regionali Lazio 2023

Finisce l’era Zingaretti, domani le dimissioni. Gelo con Conte: “Perseverare è diabolico”

Nicola Zingaretti presenterà ufficialmente le sue dimissioni dalla carica di presidente della Regione Lazio. Intanto è sempre più scontro Pd-5 Stelle.
A cura di Enrico Tata
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Domani Nicola Zingaretti presenterà ufficialmente le sue dimissioni dalla carica di presidente della Regione Lazio. Dopo l'elezione alla Camera dei deputati, il governatore è obbligato a lasciare l'incarico, che comunque si sarebbe concluso fra pochi mesi e senza possibilità di ricandidatura. "Firmerò le mie dimissioni dopo l'intervento alla Corte dei Conti al decimo giudizio di parifica del rendiconto della Regione Lazio", ha annunciato Zingaretti alla presentazione del ‘Rapporto di fine mandato'. "Sicuramente lasceremo una Regione più forte, più competitiva, più solidale, la regione Lazio sarà una delle principali protagoniste della rinascita Italiana , ci sono ancora molti problemi da risolvere ma sicuramente lasceremo una Regione migliore di quella che abbiamo trovato", ha dichiarato il presidente.

Quando si vota per eleggere il nuovo presidente della Regione Lazio

Nelle prossime ore, quindi, si aprirà ufficialmente la campagna per le elezioni regionali che si terranno probabilmente tra febbraio e marzo 2023. Non c'è ancora una data ufficiale, ma la legge elettorale regionale parla di consultazioni "entro tre mesi" dallo scioglimento anticipato. La data che per il momento viene ipotizzata è quella di domenica 5 febbraio 2023, ma per il momento non c'è alcuna certezza.

Zingaretti a Conte: "Errare è umano, perseverare è diabolico"

Sui candidati in campo, mistero fitto: se il centrodestra (c non ha ancora individuato una figura capace di battere il centrosinistra, l'alleanza tra Pd e Movimento 5 Stelle è sempre più lontana. Le parole pronunciate da Conte ieri in conferenza stampa sono suonate come un possibile addio a qualsiasi convergenza e anche oggi lo stesso Zingaretti, che più volte aveva evidenziato la necessità di non dividere il campo del centrosinistra (e la maggioranza Pd-M5s-Azione che attualmente sostiene la sua giunta), non ha risparmiato critiche all'ex presidente del Consiglio: "Conte rompe l'alleanza di centrosinistra che governa il Lazio, senza motivo: la Regione non ha mai autorizzato e non autorizzerà nessun inceneritore, lo abbiamo deciso noi da anni e non lo decide certo Giuseppe Conte. La scelta di Gualtieri per Roma riguarda la città, per far fronte ad una situazione che Roberto ha ereditato drammatica, di 10 anni di niente, ma non c'entra la Regione. Credo che per questo atteggiamento politico di Conte ci siano dei riflessi partitici di livello nazionale, che calano sulle nostre teste e che pagheranno i cittadini. Questo non è bello perché nel Lazio siamo tutti uniti e saremo pronti a scrivere un nuovo programma. Il prezzo delle divisioni lo pagano i cittadini e i più deboli".

Ha aggiunto ancora Zingaretti: "Abbiamo governato insieme da due anni per realizzare un programma con le forze di Azione, di Italia Viva, della sinistra, delle forze civiche, del Pd, del M5s. Quindi, c'è una grande unità e solidarietà che ha portato fino a questa notte ad essere utile alla nostra comunità. Quello che sta avvenendo ho l'impressione che non c'entri nulla con i programmi, i contenuti, le scelte. Errare è umano, perseverare è diabolico".

Il caso delle assessore M5S assenti

Al rapporto di fine mandato, erano assenti le due assessore del Movimento 5 Stelle, Roberta Lombardi e Valentina Corrado. La prima ha detto: "Assente giustificata. Anche perché non avrei motivo per non rivendicare i risultati di questo ultimo scorcio di legislatura. Oggi approviamo definitivamente come giunta anche il piano energetico regionale e il piano di transizione di Civitavecchia". La seconda, arrivata in ritardo, ha dichiarato: "Concomitanza con un'iniziativa da tempo programmata. Ho preso parte, proprio in rappresentanza della Regione Lazio e del Presidente Zingaretti, a un evento che abbiamo voluto organizzare a Corviale". Zingaretti ha gettato acqua sul fuoco: "Forse c'hanno sonno. Ma non creiamo casi che non ci sono. La maggioranza questa notte ha votato compatta e unita. Il M5s in questi anni è stato una garanzia per governare bene". Molto più duro l'assessore regionale alla Sanità, Alessio D'Amato: "È uno sgarbo istituzionale che segna una rottura definitiva".

La sinistra spinge per alleanza con 5 Stelle

"Noi pensiamo che si debba costruire una convergenza con il Movimento 5 Stelle. Abbiamo delle idee per trovare delle soluzioni, non solo per i rifiuti, ma anche per il superamento di tecnologie che non sono in grado di dare risposte su questo tema. Siamo convinti che solo il merito può determinare eventuali convergenze o alleanze", ha dichiarato oggi Nicola Fratoianni, leader dell'alleanza Verdi-Sinistra Italiana.

Il Terzo Polo vorrebbe candidare D'Amato

Il Pd deve guardarsi anche dal Terzo Polo, che vorrebbe candidare proprio Alessio D'Amato. Quest'ultimo ha organizzato un evento domani al teatro Brancaccio in cui probabilmente presenterà la sua candidatura. "Io candidato del Terzo Polo? Del Terzo Polo no… candidato unitario", ha commentato il diretto interessato.

"Primarie? Su cosa? C'è un solo candidato. Ed è uno di loro (riferendosi a D'Amato ndr.). Bonafoni? Facessero un bel ticket", ha dichiarato il leader di Azione, Carlo Calenda. Poco prima aveva ipotizzato un'alleanza con il Pd in vista delle Regionali con un candidato presidente dem (D'Amato) nel Lazio e un candidato indicato dal Terzo Polo (Letizia Moratti) in Lombardia.

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