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Falsi verbali e depistaggi, così i tre poliziotti arrestati per spaccio a Roma coprivano le loro tracce

La Procura ricostruisce retate alterate, pedinamenti mai fatti e chili di droga spariti. Ecco come i tre agenti avrebbero coperto i traffici con la rete di spacciatori.
A cura di Francesco Esposito
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Falsi pedinamenti, verbali alterati da cui sparivano grandi quantità di cocaina, ma anche tentativi di intralciare indagini parallele. Così, secondo la Procura di Roma, i poliziotti Danilo Barberi, Dario Scascitelli e Matteo Vita avrebbero provato a coprire i propri traffici il gruppo criminale facente capo a Guerino Primavera, a cui cedevano parte della droga sequestrata e passavano informazioni riservate per sfuggire ai controlli.

Danilo Barberi, detto ‘Kung Fu'

Secondo quanto raccolto dagli inquirenti, all’interno di operazioni ufficiali e abusando dei proprio poteri, i tre agenti infedeli riuscivano creare dei verbali da cui emergeva una realtà alternativa in cui erano dei segugi per i trafficanti di stupefacenti. L'illusione di un'infallibilità del loro metodo viene fuori dalle parole dello stesso Guerino Primavera alla moglie.

Parlando con lei, il trafficante elogia le capacità di Barberi – soprannominato Kung Fu – di uscirne in piedi, spiegando che "anche qualora i corrieri avessero pensato di riferire che parte della droga l'avevano sottratta i poliziotti; da un lato la droga sottratta non sarebbe mai stata trovata, quindi in assenza di prove nessuno avrebbe mai creduto ai corrieri; dall'altro ai corrieri stessi non conveniva dire che stavano trasportando un quantitativo maggiore di cocaina", o l'accusa sarebbe stata più pesante.

I depistaggi sulla retata del 7 ottobre

L'inchiesta, conclusa con la custodia cautelare in carcere per i poliziotti e altri quattro indagati, si basa su due particolari retate: quella del 27 luglio e quella del 7 ottobre 2024. Già nella prima i tre, dopo avere scoperto 23 chilogrammi di cocaina in un magazzino, dichiarano di averne trovati solo 13,860 mentre gli altri dieci chili li mettono da parte per affidarli a spacciatori che li immettano sul mercato.

Ma per quanto riguarda quello del 7 ottobre, la procura contesta anche che Barberi avrebbe mentito sulle modalità di svolgimento delle indagini. Nei verbali di arresto e sequestro si attesta che l’operazione sarebbe nata "da una notizia confidenziale" e che gli agenti avrebbero "pedinato i corrieri da Anzio a Roma", con il sequestro di "kg. 4,734 di cocaina". Per i pm e per il gip quella versione "ricostruiva in modo del tutto differente rispetto al vero l'operazione di polizia", come si legge sull'ordinanza di custodia cautelare. Non solo il quantitativo di stupefacente trasportato dai corrieri e scoperto dagli agenti sarebbe stato di 20 chili, ma i tre non avrebbero effettuato alcun pedinamento, monitorando invece il furgone grazie a un gps piazzato in precedenza e non dichiarato.

"Stiamo perquisendo il furgone", ma stavano portando la coca ai soci

Il tentativo coprire la propria condotta passa anche da una chiamata alla dirigente del commissariato Salario-Parioli: "Allora doc, per il momento li abbiano fermati, due persone all'uscita di Montespaccato e abbiamo trovato quattro pacchi di coca, quattro chili per il momento e mo' ci stiamo facendo bene il furgone e poi rientriamo in ufficio", dice al telefono Barberi. E invece, come dimostrerebbero le geolocalizzazioni dell'auto di servizio e del mezzo dei corrieri, il furgone è stato già perquisito, dentro sono stati trovati venti chili e in quel momento il poliziotto ne sta portando più di quindici a Primavera e al suo socio Francesco Paolo Barravecchia.

I tentavi di depistaggio e le informazioni passate a Primavera

Ma l’aspetto forse più delicato emerge due giorni dopo. Barberi viene contattato al telefono da un ispettore della Questura di Frosinone, che gli chiede dettagli sull'operazione del 7 ottobre e altre foto della droga sequestrata, aggiungendo che da alcune intercettazioni avevano saputo che la cocaina proveniva dalla Spagna e aveva un particolare timbro sopra. Barberi glissa dicendo di non avere altri particolari, ma intanto è venuto a sapere che i corrieri di Fondi fermati due giorni prima erano intercettati. Un dettaglio fondamentale che decide subito di condividere con Guerino Primavera per "concordare le mosse necessarie per far sì che le indagini non potessero risalire a loro".

È qui che il tema della copertura si intreccia con quello del possibile depistaggio. Non solo verbali costruiti su misura, ma anche la consapevolezza che il "colpo" poteva essere finito sotto osservazione. Non si tratterebbe semplicemente di droga sottratta durante un’operazione. È l’uso dell’atto pubblico come schermo: il verbale che certifica un pedinamento mai avvenuto, la quantità ufficiale che non coincide con quella reale, la versione da far risultare coerente mentre fuori qualcuno sta già ascoltando. Un doppio livello che ora sarà il processo a dover verificare.

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