Ennesima provocazione di Pro Vita per l’8 marzo: manifesti transfobici per le città

Una semplice scritta nera su fondo bianco: "Donna (don-na) s.f.. Persona adulta di sesso femminile". È la nuova campagna diffusa su grandi manifesti comparsi a Roma e non solo dall'associazione Pro Vita e Famiglia per l'8 marzo, giornata internazionale della donna. Prendendo in prestito il dizionario, la onlus, che si batte contro la libertà di scelta delle donne sui propri corpi, si scaglia contro la "gravissima deriva gender e woke in cui siamo finiti, dove il dato di realtà è completamente annientato dalla percezione personale", come scrive sui propri canali social. Si sono, però, già sollevate delle proteste con il Partito Gay-LGBT+ che ha chiesto ai vari Comuni di rimuovere i manifesti. Al che la onlus ha risposto con una nuova campagna, questa volta contro l'articolo del Codice della Strada che vieta pubblicità offensive.
Pro Vita e Famiglia: "Invasione degli spazi riservati alle donne"
In vista dell'8 marzo, Pro Vita e Famiglia, come spiega in un post con tanto di hashtag #womanrights, punta il dito contro chi attaccherebbe "il diritto più elementare delle donne", ovvero quello di "non essere cancellate da ideologie che negano l’evidenza e che, a cascata, fanno saltare tutele e diritti conquistati in decenni". Una campagna che si troverebbe "nei continui attacchi alle donne da parte di chi si autoproclama loro difensore: transfemministe, lobby LGBT e, sempre più spesso, palazzi delle istituzioni", scrivono.
"Lo conferma anche l’ultimo documento approvato il 12 febbraio dal Parlamento Europeo, che spinge al riconoscimento delle ‘donne trans' come donne, in vista della Commissione ONU sulla condizione delle donne che partirà subito dopo l’8 marzo. E lo vediamo nella propaganda che prova a smontare perfino le parole: asterischi e schwa, ‘persone con l’utero', ‘persone che mestruano', fino al Self-Id e alla Carriera Alias nelle scuole e nelle pubbliche amministrazioni. Il risultato – aggiungono – è sotto gli occhi di tutti: invasione degli spazi riservati, dai bagni agli spogliatoi, dalle competizioni sportive fino alla sicurezza nelle carceri".
La protesta del Partito Gay: "Rimuovete i manifesti"
La campagna ha scatenato le proteste del Partito Gay-LGBT+, il cui portavoce Fabrizio Marrazzo ha parlato di una campagna "discriminatoria" che incita "all’odio verso le persone transgender, ricordando che la legge e la giurisprudenza italiana riconoscono ormai l’identità di genere come espressione dell’autodeterminazione delle persone", scrive in un post sui social in cui si comunica anche di aver richiesto alle varie amministrazioni comunali di rimuovere i manifesti. Il partito ha, inoltre, ribadito" l’urgenza di una legge efficace contro l’omotransfobia, estendendo la legge Mancino ai reati d’odio basati su orientamento sessuale e identità di genere".
I Pro Vita contro l'articolo del Codice della Strada che vieta messaggi discriminatori
Nelle strade, intanto, vari di questi manifesti sono stati coperti da scritte che attaccano l'associazione con messaggi come "Transfobici di m…a". "Un atto vile e antidemocratico", scrive Pro Vita e Famiglia, che annuncia che dal 9 marzo inizierà nuove affissioni nel territorio di Roma. Inoltre "chiede formalmente alla maggioranza di centrodestra in Parlamento" di modificare l'articolo 23, comma 4-bis del Codice della Strada, "che ha consentito negli ultimi anni la negazione o la rimozione di manifesti dell'associazione definiti legittimi, innocui e a scopo informativo". L'articolo, definito "liberticida" dall'associazione, vieta la pubblicità su strade e veicoli che contenga messaggi sessisti, violenti, discriminatori in base a genere, orientamento sessuale, abilità, etnia, credo o stereotipi offensivi.