È morto Umberto Pizzi, il fotoreporter che ha raccontato mezzo secolo d’Italia dalla Dolce Vita alla politica

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Umberto Pizzi
Umberto Pizzi è morto a 89 anni. Dai fatti di via Fani alla Dolce Vita fino ai salotti di “Cafonal”, ha raccontato oltre cinquant’anni di storia italiana con circa due milioni di fotografie.

È morto a 89 anni Umberto Pizzi, uno dei fotoreporter che più a lungo hanno raccontato l’Italia attraverso le immagini dei suoi famosi e potenti. Nato a Zagarolo, in provincia di Roma, nel 1937, aveva iniziato a lavorare con la macchina fotografica alla fine degli anni Sessanta e da allora aveva documentato per oltre mezzo secolo politica, cronaca, spettacolo e costume, con uno sguardo particolare sul lato più torbido e pacchiano. Il suo archivio conta circa due milioni di fotografie ed è stato destinato alla conservazione dal ministero della Cultura.

Una carriera iniziata nel 1968 fra "Dolce Vita" e scenari di guerra

Pizzi aveva cominciato a scattare nel 1968 e negli anni era diventato una presenza fissa per le strade di Roma. Si muoveva spesso in scooter, con la macchina fotografica al collo, passando da un evento all’altro alla ricerca di immagini capaci di raccontare non solo i protagonisti, ma anche i dettagli e le contraddizioni di un’epoca.

Una definizione, però, non gli piaceva: quella di paparazzo. Pizzi si considerava prima di tutto un fotoreporter. "Le fotografie a differenza delle parole ti dicono la verità", aveva detto in un’intervista, descrivendosi anche come "uno degli ultimi bisonti" di quel mestiere.

Nel corso della sua carriera ha fotografato alcuni dei simboli della Dolce Vita, le grandi storie sentimentali che riempivano i giornali dell’epoca, come quella tra Elizabeth Taylor e Richard Burton, ma anche momenti drammatici della storia italiana. Il 16 marzo 1978 fu tra i primi fotografi ad arrivare in via Fani, dove le Brigate Rosse avevano appena ucciso gli uomini della scorta di Aldo Moro e rapito il presidente della Democrazia Cristiana. Negli anni successivi ha continuato a seguire da vicino i cambiamenti della politica italiana, fino alla discesa in campo di Silvio Berlusconi e all’affermazione dei protagonisti della Seconda Repubblica. Non solo Roma e politica. Pizzi aveva lavorato anche come fotoreporter di guerra per la Fao, seguendo missioni in Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania.

Il lungo racconto di "Cafonal"

Dai primi anni Duemila il suo nome si è legato soprattutto a Dagospia e alla rubrica "Cafonal", realizzata insieme a Roberto D’Agostino. Attraverso quelle immagini Pizzi ha costruito un ritratto ironico e spesso spietato dei salotti romani, tra feste, cene, inaugurazioni, ricevimenti e appuntamenti mondani. Politici, imprenditori, nobili e personaggi dello spettacolo finivano nel suo obiettivo nei momenti meno costruiti: una smorfia, un gesto fuori posto, uno sguardo o un dettaglio capace di raccontare la scena più di una posa ufficiale.

Da quel lavoro sono nati anche i volumi "Cafonal" e "Ultracafonal", diventati una sorta di catalogo visivo dei riti, delle ostentazioni e dei protagonisti della società italiana degli anni della Seconda Repubblica. Un racconto lungo milioni di scatti, costruito sempre con la stessa idea: trovare nell’immagine un frammento capace di spiegare quello che stava succedendo. Negli ultimi anni di carriera aveva collaborato anche con Il Fatto Quotidiano, che oggi ha dato notizia della sua scomparsa.

A ricordarlo è stata anche la stessa politica che lui aveva contribuito a raccontare agli italiani. "Con Umberto Pizzi se ne va un fotoreporter d'altri tempi, capace di raccontare con il suo obiettivo decenni di storia, costume e politica italiana senza sconti né ipocrisie – ha dichiarato la capogruppo di Forza Italia in Senato, Stefania Craxi -. Pizzi ha saputo immortalare il nostro Paese con uno sguardo unico, graffiante e profondamente libero. Alla sua famiglia e ai suoi cari vanno le mie più sentite condoglianze".

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