Diabolik, chiesta la conferma dell’ergastolo per il killer di Piscitelli: “Delitto di stampo mafioso”

La Procura generale di Roma torna a chiedere l’ergastolo per Raul Esteban Calderon, alias Gustavo Alejandro Musumeci, l'uomo che il 7 agosto 2019 nel parco degli Acquedotti uccise a colpi di pistola Fabrizio ‘Diabolik‘ Piscitelli, ex leader degli Irriducibili della Lazio.
Ieri lunedì 16 febbraio, davanti alla Corte d’appello, l’accusa ha sollecitato la conferma della massima pena e ha insistito sul riconoscimento dell’aggravante del metodo mafioso, esclusa in primo grado. Un anno fa, il 25 marzo, la Terza Corte di Assise di Roma aveva condannato Calderon all’ergastolo senza però riconoscere quella circostanza aggravante. Proprio su questo punto i pubblici ministeri Mario Palazzi, Rita Ceraso e Francesco Cascini hanno impugnato la sentenza.
Chiesta la conferma dell'ergastolo
Nel corso della requisitoria, i sostituti procuratori generali Pantaleo Polifemo ed Eugenio Rubolino si sono alternati negli interventi. In aula era presente anche il sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Cascini, che ha chiesto di riaprire l’istruttoria per acquisire il tabulato del criptofonino di Leandro Bennato, boss del narcotraffico nelle zone di Ottavia e Casalotti. Secondo l’accusa, quel dispositivo aggancerebbe le celle telefoniche nelle immediate vicinanze del luogo e dell’orario dell’omicidio.
"I rapporti di Piscitelli con Senese sono entrati in crisi"
L'omicidio Piscitelli "avviene in un contesto di criminalità organizzata – ha detto Cascini in aula nel corso della requisitoria – Capire chi era Piscitelli aiuta a comprendere le possibili cause dell'omicidio. Cresce con la famiglia Senese e ha legami stretti con Michele. Non solo amicizia, ma un rapporto che gli consente di acquisire un ruolo sempre più importante nella criminalità e nel narcotraffico. Piscitelli si poneva come colui che poteva assicurare la pace fra gruppi in conflitto, voleva fare da paciere, ma i rapporti con Senese poi sono entrati in crisi – ha spiegato il pm –. Piscitelli non era più riconoscente verso Senese e il suo omicidio avviene proprio in una zona di interesse di Senese".
I mandanti dell'omicidio di Diabolik
Riprendendo le motivazioni della sentenza di primo grado, Cascini ha indicato Giuseppe Molisso, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti come i "mandanti che pagano un esecutore, Calderon", evidenziando che dopo l’agguato si sarebbe aperta "una evidente frattura fra il gruppo di Bennato e Molisso e il gruppo degli albanesi".
Nel sostenere la necessità di qualificare l’omicidio come mafioso, il magistrato ha aggiunto: "A Roma ci sono intere zone contese dalle organizzazioni mafiose ma molti romani non respirano l'odore di mafia, non sanno neanche dove si trova Tor Bella Monaca. Il delitto è mafioso – ha sottolineato – quando l'impatto che ha sulla comunità è di natura simbolica, perché la mafia si alimenta di assoggettamento e omertà. Bennato e Molisso sparano per dimostrare che il loro gruppo è più forte degli altri, gli serve per restare egemoni nel traffico di droga. Parliamo di un gruppo che conta di decine di affiliati".
Il processo proseguirà con gli interventi delle parti civili — gli avvocati Tiziana Siano e Luca Ranalli — e della difesa dell’imputato, rappresentata da Nicla Moiraghi e Giandomenico Caiazza. La decisione della Corte d’appello è attesa per il 5 marzo.