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Dalle rapine ai campi rom alla droga regalata ai pusher: chi sono i poliziotti arrestati per spaccio

Avrebbero trattenuto parte della droga sequestrata per rivenderla e portato criminali con loro in servizio. Danilo Barberi, Dario Scascitelli e Matteo Vita sono i tre poliziotti accusati di spaccio.
A cura di Francesco Esposito
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Da dentro la Polizia di Stato avrebbero formato un'associazione a delinquere dedita al narcotraffico e allo spaccio. Fra sette indagati per cui la giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma Alessandra Boffi ha ordinato la custodia cautelare in carcere, ci sono anche tre agenti del commissariato Salario-Parioli. Sono Danilo Barberi, Dario Scascitelli e Matteo Vita, accusati di aver sfruttato il proprio ruolo nelle forze dell'ordine per avvantaggiare il gruppo criminale facente capo a Guerino Primavera, cedendogli parte della droga sequestrata ad organizzazioni concorrenti e passandogli informazioni riservate su futuri controlli. In questa cornice si inserisce un episodio venuto alla luce a dicembre 2025. In quell'occasione Barberi e Scascitelli, già ai domiciliari, erano stati arrestati per aver rapinato una famiglia nel campo rom di via dei Gordiani fingendosi carabinieri.

Danilo Barberi, il capo dei tre poliziotti indagati

Secondo quanto ricostruito dalla procura di Roma, sarebbe Danilo Barberi, del '74 e membro più anziano, il capo del gruppo di poliziotti infedeli. Lui e Primavera sono stati individuati come "promotori e organizzatori" dell'associazione criminale che viveva di uno scambio proficuo per tutti i coinvolti. Primavera forniva "notizie circa singoli traffici e trasporti di cocaina", Barberi dirigeva l'azione degli altri due agenti e, "operando sotto l'egida dello svolgimento di attività di servizio",  organizzava "le operazioni di polizia che portavano alla sottrazione dello stupefacente", che veniva poi immesso sul mercato da Guerino Primavera. Scascitelli e Vita, rispettivamente classe 1983 e 1987, sono accusati "in qualità di partecipi", mentre su tutti e tre pende l'aggravante di aver "abusato dei doveri inerenti alla pubblica funzione di appartenenti alle forze dell'ordine".

Come funzionava il rapporto fra agenti e trafficanti

Le indagini della Direzione Investigativa Antimafia, con il supporto della Questura di Roma e dei competenti reparti dell'Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, partono da giugno 2024 e si concentrano su tre episodi in particolare, del 27 luglio, del 12 settembre e del 7 ottobre 2024

Tre operazioni dalla cui analisi risulta evidente la condotta criminale degli agenti. Primavera e il suo socio Francesco Paolo Barravecchia, "individuavano trasporti o depositi di cocaina, segnalando tali notizie ai poliziotti compiacenti; questi ultimi procedevano quindi a interventi di polizia formalmente legittimi, durante i quali veniva sequestrata solo una parte dello stupefacente effettivamente rinvenuto, mentre la restante quantità veniva sottratta, occultata e successivamente reimmessa nel mercato illecito, con redazione di verbali falsi o ideologicamente mendaci volti a giustificare l'apparente regolarità dell'operazione", scrive la gip. Da questi tre sequestri gli agenti avrebbero messo da parte, per poi cedere al gruppo di spacciatori alleati, circa 40 chili di cocaina.

L'impronta criminale su queste operazioni all'apparenza legittime emerge anche da un dialogo fra Primavera e la moglie, in cui l'indagato racconta il metodo con cui Barberi e i suoi sottraevano stupefacente e denaro in contanti durante i controlli: "Meno male che c'è Danilo, c'è quello che lo conosco. Quello gli dà un calcio in culo in mezzo alla strada e fa: mettiti a correre guarda, sbrigati che ti sparo pure su una gamba, t'arresto e mi ti porto via tutto il furgoncino".

Gli accessi al Sdi per aiutare Primavera

Per rafforzare la sua posizione all'interno dello scacchiere criminale Barberi ha anche eseguito vari accessi abusivi al Sistema di Indagine, banca dati interforze utilizzata dalle forze dell'ordine italiane, "alfine di assumere informazioni da comunicare a Primavera Guerino in merito alle posizioni dei figli", condannati per reati di spaccio. Barberi avrebbe, infatti, avvisato il socio dell'imminente esecuzione dell'ordine di carcerazione. Al che Primavera, "raccomanda alla moglie di nascondere beni compromettenti nella imminente perquisizione accessoria".

Criminali coinvolti nelle operazioni di polizia

Il legame dei tre agenti con il mondo della malavita emerge anche dal coinvolgimento, nel corso delle operazioni di polizia, di due esterni. Sono Erjon Abazi, cittadino albanese classe 1992, e Simone Febbi, romano del 1982, entrambi con numerosi precedenti e anche loro indagati. Il secondo, secondo la ricostruzione degli inquirenti, svolge compiti di copertura e sorveglianza, monitorando l’area per segnalare eventuali presenze sospette nell'episodio del 7 ottobre 2024.

Abazi, per cui in sono stati emessi vari decreti di espulsione, viene portato con loro dai poliziotti durante i servizi "addirittura consentendogli di effettuare operazioni attive". È lui a installare e disinstallare dispositivi di rilevazione Gps dai furgoni dei corrieri concorrenti. Viene anche messo "al corrente dell'intera attività operativa", rivelando "notizie d'ufficio che avrebbero dovuto restare segrete".

Lorenzo Giulio Bertinazzi, l'ultimo dei sette indagati, emerge dall'ordinanza come l'acquirente finale delle partite di cocaina sottratte: sarebbe lui il destinatario dei cinque chili consegnati il 12 settembre 2024 e il referente commerciale delle operazioni successive, colui che assorbe lo stupefacente e lo rimette in circolazione.

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