Covid, il Lazio potrebbe passare in zona gialla prima di agosto (se non cambiano i parametri)

I parametri per valutare la ‘colorazione' delle Regioni probabilmente cambieranno a breve e i governatori, del resto, lo chiedono da giorni a gran voce. Ma con le regole attuali tutte le Regioni che hanno un tasso di incidenza settimanale superiore a 50 casi ogni 100mila abitanti sono destinate a passare in zona gialla. Per il Lazio significa raggiungere circa 500 nuovi contagi al giorno, 3500 nuovi casi ogni settimana. Oggi per la prima volta dopo un mese e mezzo i contagi nella Regione della Capitale sono tornati sopra quota 300, più 145 rispetto a ieri. E nelle previsioni dell'assessore D'Amato sono destinati ad aumentare ancora nei prossimi giorni, anche a causa degli assembramenti per la festa della vittoria azzurra agli Europei di calcio. L'aumento dei casi dovuto ai festeggiamenti si potrà osservare, probabilmente, tra 10 o 15 giorni.
Lazio, numeri da zona gialla entro fine luglio. Ma i parametri dovrebbero cambiare
Negli ultimi sette giorni sono stati diagnosticati circa 1240 casi, più o meno 180 al giorno, con un tasso di incidenza pari a 21. Insomma, probabilmente il passaggio in zona gialla (che vuol dire obbligo di indossare la mascherina anche all'aperto) potrebbe avvenire fra due settimane. L'assessore D'Amato è stato esplicito: i casi, a causa della diffusione della variante Delta, "sono destinati ad aumentare". Tuttavia per il momento continua il calo dei ricoveri ospedalieri (solo 25 i pazienti nei reparti di terapia intensiva), grazie ai risultati della campagna di vaccinazione. Per le Regioni a guidare le scelte in merito al passaggio da una zona colorata all'altra, devono essere i parametri che riguardano il carico sugli ospedali e non il numero dei contagiati. Osservando i numeri attuali dei ricoveri ospedalieri, tutte le regioni resterebbero in zona bianca. "Come abbiamo sempre fatto ci affideremo alla nostra squadra di tecnici che continueranno a fare questo lavoro di verifica, vediamo passo dopo passo come le cose vanno avanti", ha spiegato il ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha aggiunto: "La vera arma per chiudere questa stagione è la campagna di vaccinazione, su cui bisogna insistere".
Villari (Sapienza): "Nuove misure solo con aumento ospedalizzazioni"
"Le evidenze scientifiche sono tutte concordi nel sostenere che quando ci sono assembramenti come quelli che si sono verificati per la vittoria agli Europei, la probabilità di trasmissione è notevolmente aumentata. Nuove restrizioni dipendono dall'andamento dei contagi, ma anche e soprattutto dalla situazione dei ricoveri, dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi. Nel momento in cui la pressione sul servizio sanitario nazionale dovesse aumentare, ovviamente si dovranno reintrodurre misure restrittive. In ogni caso gli assembramenti non vanno fatti e basta. Punto", ha spiegato a Fanpage.it Paolo Villari, professore ordinario di Igiene e direttore del Dipartimento di Sanità pubblica e Malattie infettive dell'Università Sapienza di Roma.