"Se guardiamo ai dati settimanali, il Lazio è in una situazione di stabilità ormai da quasi un mese: non vediamo né un aumento dei casi né una diminuzione. Negli ultimi sette giorni nel Lazio ci sono stati 6.885 contagi, l'1% in meno rispetto alla settimana precedente. La situazione è stabile anche a livello nazionale, con i casi che oscillano da un mese tra gli 83 e gli 86mila. L'Italia è però in ritardo sul sequenziamento delle varianti del virus Sars-Cov-2, e bisogna accelerare anche sulla campagna vaccinale, perché a un certo punto potrebbe apparire una variante immune al vaccino". A parlare a Fanpage.it è il fisico Giorgio Sestili (qui il suo sito), fondatore del progetto Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche, divulgatore e comunicatore. Guardando ai dati delle scorse tre settimane, il Lazio si trova in una buona situazione, con una curva dei contagi in miglioramento e un Rt ancora sotto 1 (pur se di poco). Uno scenario in linea con la media italiana, anche se alcune regioni – tra cui Abruzzo, Emilia Romagna, Friuli Venezia – Giulia, Umbria e le province autonome di Trento e Bolzano – hanno superato la soglia di sicurezza.

I casi attualmente positivi nel Lazio. Fonte: covidtrends.com
in foto: I casi attualmente positivi nel Lazio. Fonte: covidtrends.com
Casi giornalieri positivi nel Lazio. Fonte: covidtrends.com
in foto: Casi giornalieri positivi nel Lazio. Fonte: covidtrends.com

Terapie intensive stabili e decessi in diminuzione

"Registriamo una stabilizzazione negli ingressi delle terapie intensive, con il -2% rispetto alla scorsa settimana – continua Sestili – Il dato veramente positivo è sui decessi, che nel Lazio sono il 23% in meno (sempre rispetto alla scorsa settimana, N.d.R.). Si tratta di una diminuzione consistente, dovuta al fatto che tre settimane fa la curva dei contagi è scesa parecchio". Dati buoni quindi, ma sui quali bisogna comunque prestare attenzione. "Secondo l'ultimo bollettino dell'Istituto superiore di sanità – spiega Sestili – la provincia laziale più colpita per incidenza è Latina, con 160 casi ogni 100mila abitanti. Segue Frosinone, con 140 casi ogni 100mila, Rieti con 130, Roma con 100 e Viterbo con 60″.

Il livello di occupazione delle terapie intensive nel Lazio. Fonte: covidtrends.com
in foto: Il livello di occupazione delle terapie intensive nel Lazio. Fonte: covidtrends.com
Deceduti giornalieri per covid–19. Fonte: covidtrends.com
in foto: Deceduti giornalieri per covid–19. Fonte: covidtrends.com

"Accelerare la campagna vaccinale"

La campagna vaccinale, inaugurata lo scorso 27 dicembre in tutta Europa, continua. "Nel Lazio abbiamo finora vaccinato il 2% della popolazione, siamo in linea con il dato nazionale che si attesta ora al 2,1%. 114.734 persone hanno ricevuto entrambe le dosi, in totale si tratta di 277mila somministrazioni, con un aumento questa settimana del 17% delle vaccinazioni rispetto alla precedente". Nonostante i numeri positivi, c'è però un problema: l'Italia, spiega Sestili, è in ritardo sul sequenziamento del genoma del virus (necessario per identificare le varianti, già in circolazione nel paese), e deve necessariamente accelerare la campagna vaccinale. "Fare una codifica del Dna o Rna del virus per capire che tipo di variante abbiamo davanti è fondamentale. Bisogna procedere con un'attività epidemiologica molto più approfondita dei semplici tamponi in cui si distinguono i casi positivi da quelli negativi. In questo modo si va a vedere non solo se la curva sale o scende, ma quale variante si sta diffondendo più velocemente delle altre. Negli altri paesi dove il sequenziamento viene fatto, si vede che la curva sta migliorando, i casi stanno scendendo, ma alcune varianti si stanno diffondendo nonostante le misure di contenimento. Fare sequenziamento vuol dire che ogni giorno un certo numero di tamponi positivi devono essere mandati nei laboratori specifici per essere analizzati e scoprire di che variante si tratti".

Le vaccinazioni nel Lazio. Fonte: covidtrends.com
in foto: Le vaccinazioni nel Lazio. Fonte: covidtrends.com
Vaccinazioni giornaliere. Fonte: covidtrends.com
in foto: Vaccinazioni giornaliere. Fonte: covidtrends.com

Due priorità: sequenziamento e vaccinazione

In Italia, la task force dedicata al sequenziamento ha cominciato a lavorare il 19 gennaio. In questa fase preliminare sono stati analizzati circa 850 tamponi, dove è stata riscontrata una percentuale di infezioni derivanti da variante inglese del 17,8%. "Si tratta di un campione molto piccolo proveniente da 16 regioni – precisa Giorgio Sestili – il che fa pensare che la percentuale del 17,8% sia sottostimata, con la presenza della variante inglese nel paese maggiore e soprattutto in crescita. Ormai gli studi scientifici sono d'accorso che questa sia più contagiosa di circa il 60% di tutte le varianti precedenti di Sars-Cov-2. È quindi probabile che diventerà prevalente nel giro di poche settimane". Cosa fare quindi? Due le priorità: una è il sequenziamento, l'altra la campagna di vaccinazione, dove è necessario accelerare. "Queste due attività sono l'una dipendente dall'altra. Il sequenziamento ci permette di individuare le varianti e scoprire se ce ne sono di nuove, perché a un certo punto potrebbe apparirne una immune al vaccino. Allo stesso tempo accelerare sulle vaccinazioni è fondamentale: la capacità di mutazione del virus aumenta se noi lo lasciamo libero di circolare. E più si diffonde più persone infetta, e più capacità ha di mutare in modo da aggirare il vaccino. Più vacciniamo e meno il virus circola. La proposta di Ricciardi ad esempio, è quella di fare un lockdown ora, in modo da bloccare il virus e vaccinare la popolazione, riducendo così enormemente la possibilità che il virus vari, almeno in Italia".