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Clan Gambacurta, gli eredi rivogliono il Montespaccato calcio: respinto il ricorso, nella notte vandalizzato il bar

È definitiva la confisca dei beni riconducibili al clan di Franco Gambacurta. La Corte d’Appello di Roma ha respinto il ricorso degli eredi, confermando il ruolo del boss e dei suoi familiari nella gestione di un vasto patrimonio costruito attraverso attività criminali, dal narcotraffico allo sport.
A cura di Gaetano De Monte
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Per oltre vent’anni ha controllato affari, territori e patrimoni nella periferia nord-ovest di Roma. Oggi il sistema costruito da Franco Gambacurta, detto “Zio Franco”, viene definitivamente smontato da una sentenza della Corte d’Appello che conferma la confisca dei beni del clan, respingendo i ricorsi di figli e nipoti, che volevano rientrare nella disponibilità dei beni, tra cui le quote societarie del Montespaccato Calcio, affidata ad un ente pubblico denominato "Asilo Savoia". "Tutti gli appellanti non sono altro che prestanome ed esecutori delle disposizioni di Franco Gambacurta che aveva imparato a sue spese come ci si può difendere dalla confisca di prevenzione": questo il giudizio espresso dalla quarta sezione della Corte d’Appello del Tribunale di Roma nel respingere il ricorso contro la confisca dei beni presentato dagli eredi, figli e nipoti del boss Franco Gambacurta, che per circa due decenni ha regnato nelle zone di Boccea, Monte Spaccato, Primavalle, nei quartieri Nord Ovest della Capitale.

Il regno di “Zio Franco” e dei suoi parenti fu interrotto qualche anno fa, come si ricorderà, quando la Direzione Distrettuale Antimafia contestò a vario titolo ai membri della famiglia i seguenti reati: associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso, estorsione e usura, anche con sequestro di persona; riciclaggio ed intestazione fittizia di beni; ma anche il traffico internazionale di droga, la detenzione di armi da fuoco e l’impiego di capitali illeciti in attività economiche e imprenditoriali apparentemente lecite.

La sentenza risale alla fine del 2025, ma è stata deposita il 21 gennaio e fa seguito al ricorso presentato in particolare dal figlio di ‘zio Franco‘ (condannato a 30 anni di carcere) Valerio, assistito dall’avvocato Gianluca Tognozzi, il quale aveva chiesto di rientrare nella disponibilità di due Rolex, delle quote della società edile Braccianese Conglomerati, di un autosalone, di una rimessa auto, di una somma in contanti, ma anche di una limousine. I nipoti di ‘Zio Franco', invece, Giuseppe e Gianluca De Carli, Fabio e Roberta Carocci, rivendicavano "la proprietà dell'asset riconducibile al Gruppo Sportivo Montespaccato, e la proprietà della società di ristorazione Romeos Food", si legge nelle oltre 60 pagine del provvedimento.

Il calcio del clan

In particolare, rispetto al centro sportivo, i giudici hanno evidenziato che le quote della società sportiva, a seguito della confisca definitiva confermata anche dalla Corte di Cassazione, è stata affidata ad un ente pubblico denominato "Asilo Savoia" che ha avviato il progetto “Talento & Tenacia” e che ora è diventata la prima società sportiva ad azionariato popolare della Capitale, con oltre 1.500 cittadini coinvolti. Infatti, oggi “Asilo Savoia” offre diverse attività sportive, come le squadre di calcio femminile e maschile, ma anche sociali, tra cui: una palestra della legalità, una palestra della salute, oltre a collaborare con il centro sportivo carabinieri per alcuni corsi gratuiti.

I giudici hanno confiscato anche il 100 per cento delle quote della società sportiva “Olympus Sport Center srl” che aveva la proprietà degli impianti sportivi polivalenti, tra cui spiccava il calcio agonistico praticato dalla squadra di calcio "Montespaccato". Secondo quanto si legge nella sentenza: «le due società confiscate al clan costituivano una sorta di matrioska e, nel caso dei Gambacurta e dei loro parenti ed affini, è sostanzialmente impossibile riuscire ad individuare quale parte delle attività lecite non fossero mero reimpiego di capitali illeciti, posto che il più grande gettito della famiglia era costituito dal narcotraffico".

L’ascesa del boss

Tutti i suoi parenti, dunque, hanno confermato i giudici di Appello, dovevano le loro fortune economiche al prestigio di “Zio Franco”; «un uomo di assoluto potere che, ad un certo punto della sua vita, ritiene di intraprendere la scalata sociale nel mondo dell'illegalità. Egli aspira ad essere un boss. E ne ha i requisiti: una scaltrezza intelligente, un controllo continuo della situazione, una apparente quiete nell'affrontare gli eventi", questo hanno scritto di Franco Gambacurta, origini umbre ma affari ben saldi nella periferia ovest di Roma, i giudici che lo hanno condannato qualche tempo fa a 30 anni: "un personaggio simile non esce di scena ma, al contrario, mantiene saldamente il proscenio". Anche per questo i beni della sua famiglia rimarranno nella gestione dei curatori, in attesa che vengano affidati, o meno, in via definitiva, allo Stato.

La vandalizzazione del centro di Montespaccato

La sentenza della Corte d'appello di Roma, che ha confermato la confisca del centro sportivo Don Pino Puglisi al boss Franco Gambacurta, è arrivata martedì, e proprio la notte scorsa, il bar dell’impianto di Montespaccato, alla periferia di nord ovest di Roma, è stato vandalizzato. Ignoti hanno danneggiato arredi e vetrine, forzando l’ingresso senza rubare nulla. Un gesto gli attuali gestori ritengono intimidatorio e sul quale indagano i carabinieri che hanno acquisito le immagini delle telecamere. Solidarietà dopo il raid vandalico è arrivata dalle istituzioni e dal quartiere, deciso a non fare un passo indietro.

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