Case Enasarco, l’assessore Zevi dopo le proteste: “Iniziativa storica, ma siamo aperti al confronto”

Dal momento dell'annuncio di oltre mille appartamenti da parte di Roma Capitale per farne alloggi di edilizia popolare e sociale, in molti quartieri della città qualcuno ha storto il naso. Sono i proprietari di case nei condomini della Fondazione Enasarco, da cui il Dipartimento Valorizzazione del Patrimonio e Politiche abitative ha acquistato immobili per un valore complessivo di circa 53 milioni di euro. Un'operazione che si inserisce nel quadro del "Piano strategico per il diritto all’abitare 2023-2026" con cui il Campidoglio vuole limitare la crisi abitativa che affligge le fasce sociali più deboli della città.
Chi una casa la ha già, però, è preoccupato. Per dialogare e convincere anche i più coriacei, l'assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative, Tobia Zevi, e il presidente della commissione Casa dell'Assemblea Capitolina, Yuri Trombetti, stanno incontrando chi in passato ha comprato da Enasarco. Giovedì 12 febbraio, invece, sono stati uditi dalla commissione Politiche abitative del Consiglio regionale, presieduta da Laura Corrotti. Nonostante i toni non leggeri usati da Corrotti e dall'assessore regionale alla casa Pasquale Ciccarelli, che hanno espresso scetticismo sull'operazione di Roma Capitale, ai microfoni di Fanpage.it l'assessore Zevi si mostra sereno: "È rimasto deluso chi pensava che fosse un'imboscata politica. Noi siamo felici di confrontarci sempre".
Assessore, per cominciare facciamo un riepilogo sui numeri dell'acquisto Enasarco…
Le case comprate sono 1038. Circa 240 sono già occupate da nostri inquilini in fitto passivo; circa 800 sono vuote. Ne abbiamo rogitate quasi 350, le altre seguiranno secondo la procedura prevista: sopralluogo e stima. Le assegnazioni potranno avvenire tramite graduatoria ordinaria di Edilizia Residenziale Popolare oppure tramite bando speciale previsto dalla legge regionale, sempre all’interno della graduatoria.
Sappiamo già, in percentuale, quante saranno destinate a Erp e quante ai bandi speciali?
Valuteremo caso per caso: in alcuni contesti potranno essere più adatte determinate categorie, come forze dell’ordine, donne sole, anziani, giovani coppie, padri separati, sempre nel rispetto dei requisiti. Non abbiamo percentuali prefissate e non vogliamo averle in anticipo. Vogliamo costruire le scelte insieme ai cittadini, supportati da studi scientifici e dall’Osservatorio sulla condizione abitativa. Ma la conoscenza che hanno le persone che vivono nei quartieri è insostituibile.
E come è andata l’audizione di giovedì in commissione?
Sono soddisfatto. In questi giorni, settimane e mesi abbiamo l’intenzione di incontrare i cittadini interessati da queste delibere in tutti i luoghi e in tutte le sedi in cui vorranno confrontarsi con noi. Sentiamo il bisogno di rassicurare, spiegare e discutere. Non vogliamo in alcun modo che quella che consideriamo un’iniziativa storica possa creare tensioni o allarmi sociali.
C’è stata collaborazione da parte dei vertici regionali?
Roma sta facendo un lavoro enorme sulle politiche abitative, in assenza di una cornice adeguata sia da parte del governo nazionale sia da parte della Regione. Io collaboro bene con l’assessore Pasquale Ciacciarelli, c’è disponibilità personale, ma resta il fatto che Ater (ndr, l'azienda regionale per l'edilizia residenziale) oggi ha circa 900 alloggi vuoti a Roma che non vengono trasferiti al Comune per l’assegnazione. In generale, la carenza di politiche abitative rende necessario un confronto che va oltre gli schieramenti politici. In Commissione mi sono concentrato nel spiegare ciò che stiamo facendo. Credo ci sia stata attenzione rispetto alla quantità e alla complessità del lavoro svolto. Di fronte ai numeri e agli impegni presi in questi anni, ho registrato anche rispetto da parte dell’interlocutore regionale.
Avete iniziato gli incontri con gli inquilini dei condomini Enasarco nei vari quartieri. Come stanno andando?
Io personalmente ho fatto un incontro a Nuovo Salario e proseguirò negli altri quartieri nelle prossime settimane. Al di là di qualche intemperanza che può sempre verificarsi in assemblee su temi così delicati, credo che questi incontri siano utilissimi. Le preoccupazioni dei cittadini sono legittime e noi dobbiamo ascoltarle e valutare eventuali correttivi.
Ad esempio?
Abbiamo chiarito che non ci sarà un problema di oneri condominiali: sarà Roma Capitale a pagarli e poi a rivalersi sui propri assegnatari. Abbiamo spiegato che costruiremo, dove necessario, meccanismi di mediazione sociale e che ci faremo supportare da organismi già presenti e da consulenti per valutare l’impatto sociale delle scelte, pianerottolo per pianerottolo, scala per scala, palazzina per palazzina. Abbiamo inoltre illustrato la soglia del 15% inserita in delibera, che consente flessibilità nelle assegnazioni: sempre nel rispetto della graduatoria ERP e dei requisiti, ma con la possibilità di calibrare gli inserimenti in contesti con concentrazioni elevate.
Quali sono le principali preoccupazioni espresse dai residenti?
Riguardano principalmente due aspetti: i costi condominiali e il tema della sicurezza percepita. Sul primo punto abbiamo dato garanzie chiare. Sul secondo, abbiamo ricordato che la mescolanza sociale è per noi un valore non solo socialmente ma anche economicamente. Anche alla luce dei danni prodotti in passato dalla creazione di quartieri-ghetto.
Il sindacato Unione Inquilini, invece, critica la soglia del 15% sostenendo che sia una limitazione all'intervento che la crisi abitativa meriterebbe. Come risponde?
Amministrare è bellissimo, ma molto difficile. Un parametro per capire se si sta facendo bene è quando si viene criticati da entrambi i lati. In questo caso accade: si lamentano alcuni proprietari e si lamentano un'associazione come Unione Inquilini, che tutelano i più fragili. Significa che siamo su un sentiero stretto, che stiamo cercando di percorrere con equilibrio. Sappiamo di aver fatto una scelta giusta, ma serve mediazione e valutazione caso per caso. Non è interesse di nessuno innescare tensioni sociali che aggraverebbero il problema.
Quali altre misure state mettendo in campo per l’emergenza abitativa?
L’acquisizione delle case Enasarco è solo una parte del Piano strategico per il diritto all’abitare. Abbiamo riformato il welfare abitativo con la delibera 185 del 2025: oggi possiamo erogare fino a 900 euro al mese per cinque anni a chi subisce uno sfratto. Stiamo implementando l’Agenzia sociale per l’abitare, per avvicinare domanda e offerta nel mercato privato. Stiamo recuperando immobili pubblici per trasformarli in case: Porto Fluviale, l'ex scuola di via Cardinal Capranica, l’R5 di Tor Bella Monaca, via Prenestina 913 e altri interventi. Insieme all’assessore all'Urbanistica Maurizio Veloccia abbiamo avviato una ricognizione urbanistica che potrebbe consentire la realizzazione di fino a 30mila case di edilizia sociale nei prossimi dieci anni.
Un obiettivo ambizioso ma necessario, come si proverà a raggiungerlo?
L’Assemblea Capitolina ha approvato una delibera che elenca tutti gli interventi urbanistici e patrimoniali già avviati, anche in fase embrionale, che possono portarci a quell’obiettivo. Non significa che verranno costruite domani, ma che esiste una strategia praticabile. A questa si affianca l’obiettivo di 20.000 nuove case popolari per la fascia più fragile. Il fabbisogno stimato per Roma nei prossimi dieci anni è di circa 70mila abitazioni: 20mila popolari, 50mila sociali e ulteriori alloggi nel mercato libero. Ma servono risorse. Alcuni segmenti possono reggersi sul mercato, altri richiedono investimento pubblico. Per questo, insieme a sindaci di città europee come Barcellona e Parigi, abbiamo fondato ‘Mayors for Housing' per chiedere risorse europee e nazionali. Le città non possono essere lasciate sole.