Anarchici morti nell’esplosione di un casale a Roma: nella bomba un litro di fertilizzante

Ordigno artigianale deflagra nella notte al Parco degli Acquedotti. Le vittime erano note all’antiterrorismo. Tra le ipotesi anche il rischio di un attentato.
A cura di Gabriel Bernard
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La polizia al parco degli Acquedotti dopo l’esplosione.
La polizia al parco degli Acquedotti dopo l’esplosione.

Braccia dilaniate e corpi anneriti dalla deflagrazione di un ordigno artigianale: è questa la scena che si è presentata agli ispettori di polizia e ai vigili del fuoco intervenuti tra le macerie di un casale nel Parco degli Acquedotti, alla periferia di Roma, sventrato da un’esplosione nella notte. Un’esplosione violenta, secca, che ha squarciato il silenzio e sollevato interrogativi ancora senza risposta.

All’interno dell’edificio, un capanno isolato e in disuso, lontano da occhi indiscreti e scarsamente illuminato, sono stati rinvenuti i corpi di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone. Due nomi tutt’altro che sconosciuti alle forze dell’ordine: entrambi gravitavano da anni nell’area anarco-insurrezionalista. Un luogo appartato, quasi invisibile nel tessuto urbano, che secondo gli investigatori avrebbe potuto rappresentare un rifugio ideale per la preparazione di un ordigno che, secondo le prime analisi, sarebbe stato composto con un litro di fertilizzante al posto della polvere da sparo.

Ma a quale scopo? È questa la domanda che guida le indagini della Digos e della procura di Roma. Tra le ipotesi al vaglio vi è quella di un possibile sabotaggio ai danni della rete ferroviaria o di strutture riconducibili al gruppo Leonardo, già in passato nel mirino di sigle eversive. Non si esclude, inoltre, un collegamento con la manifestazione nazionale prevista per il 28 marzo, appuntamento che negli ambienti dell’antagonismo radicale viene osservato con particolare attenzione. In un clima segnato, anche negli ultimi giorni, da tensioni e presidi rafforzati attorno a obiettivi sensibili, ogni pista resta aperta.

La forza dell’esplosione ha fatto crollare il solaio del casale, seppellendo i due sotto le macerie e rendendo complesso il lavoro dei soccorritori. Mercogliano, 53 anni, originario di Nola, era da tempo monitorato dagli ambienti dell’antiterrorismo torinese. Figura di rilievo nell’orbita della Fai-Fri, sigla che tra il 2003 e il 2016 rivendicò una serie di azioni dimostrative e attentati in diverse città italiane, era stato arrestato nel 2016 nell’ambito dell’operazione “Scripta Manent”. Un’inchiesta che segnò uno dei momenti più incisivi nella repressione delle reti anarchiche organizzate.

Le macerie dopo il crollo causato dall’esplosione.
Le macerie dopo il crollo causato dall’esplosione.

Il processo, celebrato nell’aula bunker del carcere di Torino e conclusosi nell’aprile 2019, portò a cinque condanne. Tra queste, quella inflitta allo stesso Mercogliano, riconosciuto colpevole in un contesto accusatorio che delineava un’organizzazione impegnata in una strategia di attacco allo Stato: dalle spedizioni di plichi esplosivi a esponenti politici e giornalisti, fino ad azioni dirette contro forze dell’ordine e istituzioni. Nel processo di appello è stato assolto dall'accusa di reato associativo.

Accanto a lui, Sara Ardizzone, 36 anni, romana, anche lei figura nota negli ambienti anarco-insurrezionalisti. Il suo nome era emerso in più occasioni pubbliche, tra cui la lettura di un proclama in sostegno di Alfredo Cospito prima dell’inizio di un’udienza, gesto che l’aveva esposta ulteriormente all’attenzione investigativa.

La loro morte, in circostanze tanto violente quanto oscure, riapre una pagina che sembrava essersi progressivamente attenuata ma mai davvero chiusa. In un contesto nazionale in cui le forze di sicurezza mantengono alta la vigilanza su fenomeni di radicalizzazione interna, l’episodio del Parco degli Acquedotti si impone come un segnale da decifrare con estrema cautela.

Resta ora l’interrogativo centrale, quello su cui si concentrano gli sforzi degli investigatori: a chi era destinato quell’ordigno? Una domanda che, per il momento, rimane sospesa tra le macerie, in attesa di risposte che potrebbero ridefinire il perimetro della minaccia.

La polizia mortuaria a pochi passi dal casale crollato.
La polizia mortuaria a pochi passi dal casale crollato.
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