Anarchici morti mentre preparavano una bomba: ipotesi attentato al Polo Tuscolano della Polizia

Un attentato a poca distanza dal casale in una finestra temporale abbastanza ristretta. Potrebbe essere stato questo il piano di Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i due anarchici morti ieri in seguito all’esplosione che ha fatto crollare il solaio del casale nel Parco degli Acquedotti. Tra gli obiettivi sensibili nell’area le ferrovie dello stato e il Polo Tuscolano della Polizia di Stato che comprende anche la sede dell’Antiterrorismo.
L’ordigno che i due stavano preparando all’interno della rimessa del casale, di cui ora restano solo le mura dilaniate e le macerie del solaio, sarebbe stato altamente instabile. Probabilmente una bomba artigianale composta da nitrato d’ammonio, sostanza comunemente usata nei fertilizzanti, che può diventare altamente esplosiva se contaminata o esposta ad alte temperature. Un oggetto che quindi non poteva essere trasportato per lunghe distanze. E se per arrivare alle ferrovie si sarebbe dovuto attraversare il parco, per avvicinarsi alla sede della polizia sarebbe bastata una camminata lunga meno di un chilometro. Un'azione che ricorda il modo di agire della Fai/Fri e gli attentati tra il 2003 e il 2016 nel torinese al centro dell'inchiesta Scripta Manent che coinvolse anche Mercogliano.
Quella degli investigatori al momento resta un ipotesi: i due non avevano con se mappe o documenti che potessero ricondurre direttamente all’obiettivo.

Ciò che farebbe pensare a un’azione a breve tempo è anche la tipologia di luogo scelto: un casale nel mezzo di un parco frequentatissimo ogni giorno. Luogo strategico per lavorare con il favore della notte, si, ma non per poter nascondere un ordigno esplosivo di quella portata.
Nel frattempo la Digos ha cercato di restringere il campo. Nella notte tra il 20 e il 21 marzo sono state perquisite le abitazioni di cinque persone riconducibili alla galassia anarchica. Gli agenti avrebbero sequestrato materiale di vario genere, che però non sembrerebbe collegato all’episodio.
Sarebbero state ascoltate anche due persone, sempre appartenenti al mondo anarchico. I due non sarebbero riconducibili a ciò che stava accadendo all’interno di quel casale. Restano quindi ancora degli interrogativi. Perchè proprio lì? A cosa puntavano? Quando avrebbero portato a termine l’azione?
Tra i dubbi su cui far luce anche la causa di un attentato simile. Un'azione di solidarietà verso Alfredo Cospito? L’anarchico condannato a 23 anni di reclusione per l’attentato del 2 giugno 2006 davanti alla scuola allievi carabinieri di Fossano vedrebbe la scadenza del regime 41 bis tra due mesi.
Resta quindi ancora molti interrogativi su cui dovranno concentrarsi gli investigatori.
