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Aggredisce la nuora con l’ascia, il maresciallo lo ferma: “A mia figlia ho detto che ho fatto solo il mio lavoro”

Parla a Fanpage.it il maresciallo Lorenzo Librandi, che ieri mentre era fuori servizio ha bloccato l’85enne con la mannaia che aveva appena aggredito la nuora.
A cura di Beatrice Tominic
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Lorenzo Librandi
Lorenzo Librandi

Aveva appena accompagnato a scuola la figlia quando ha notato una donna che perdeva sangue dalla testa e un uomo armato di ascia che stava tentando di scappare fra le persone. E ha deciso di intervenire. Si chiama Lorenzo Librandi il maresciallo dell'Arma dei carabinieri intervenuto ieri mattina nel quartiere di Bravetta, che ha salvato la vita a una donna bloccando e arrestando l’uomo che l’aveva appena aggredita con una mannaia.

"Ero fuori servizio, ma quando si sceglie questo mestiere non esistono momenti in cui non si lavora: sfera personale e lavorativa si mescolano. Noi siamo completamente al servizio della comunità – sottolinea il maresciallo a Fanpage.it – Cosa dirò a mia figlia quando tornerò a casa? Che ho fatto soltanto il mio lavoro".

Aggredisce la nuora con la mannaia: cosa è successo

"Mi trovavo con mia moglie e una sua amica, avevamo appena lasciato le bambine a scuola e stavamo camminando verso un bar quando abbiamo sentito urlare – racconta il maresciallo a Fanpage.it – Mi sono girato e ho visto una donna accasciata a terra sanguinante, un’altra le stava tamponando la testa, mentre un uomo anziano si stava allontanando a passo svelto".

L’uomo aveva appena colpito la donna con un’accetta. "In quel momento era disarmato, l’ascia era per terra. Poco dopo ho scoperto che a prestare soccorso alla donna c’era un’infermiera. Ho compreso che la donna era in sicurezza, così ho iniziato a seguire l’uomo, che nel frattempo si era liberato della mannaia e stava scomparendo fra le persone".

L’intervento del carabiniere fuori servizio

Due passanti hanno provato a bloccarlo, senza successo. "Io nel frattempo ho detto a mia moglie e alla sua amica di stare lontane e mi sono avvicinato. Mi sono qualificato come carabiniere, sono corso verso di lui e gli ho intimato di fermarsi. L’ho bloccato, prendendolo per un braccio, sempre nel dovuto rispetto della persona, e l’ho messo in sicurezza spostandolo verso un muro – racconta ancora – Ho iniziato a fargli delle domande, lui cercava di divincolarsi. Non mi ha voluto fornire le sue generalità e ha più volte cercato di fare resistenza. Ha provato a rispondere alle mie domande, a spiegare perché aveva agito in quel modo folle.

Ma naturalmente non posso riferire la nostra conversazione, viste le indagini ancora aperte". Secondo quanto emerso nelle ultime ore, però, il movente sarebbe da ricercare nella volontà della donna di chiudere la relazione che aveva con il figlio. Poco dopo sono arrivati i rinforzi dalla stazione Roma Bravetta, della Compagnia di Trastevere. Soltanto una volta salito in macchina con loro l’uomo si è tranquillizzato. Contemporaneamente sono arrivati anche gli operatori sanitari del pronto soccorso che hanno caricato la donna in ambulanza e l’hanno portata in ospedale, al San Camillo, dove si trova ancora adesso.

Il carabiniere fuori servizio: "Mai esitato, noi siamo al servizio della cittadinanza"

È successo tutto in un attimo: le urla, la donna con la testa insanguinata, la mannaia a terra e la fuga dell’uomo. E il maresciallo Librandi non ha esitato neppure per un secondo. "L’esitazione non può esistere in questi casi. Ma non bisogna neanche farsi prendere dalla fretta: occorrono controllo e analisi. Bisogno studiare il panorama in cui si interviene, ma il tempo è poco. E le scelte da prendere sono fondamentali", aggiunge.

"Come carabinieri, come forma mentis, dobbiamo essere pronti a qualsiasi tipo di scenario, da un conflitto a fuoco a una rapina, anche ad armi bianche, fino allo spaccio: bisogna sempre stare con gli occhi aperti e le orecchie dritte e vedere. Mi guardo sempre in giro, vedo e segnalo se c'è un sospetto alle opportune sedi. Il nostro è un mestiere che non si può scindere dalla vita privata. È come se i nostri turni durassero 24 ore", ammette.

"Interventi di questo tipo per noi sono all’ordine del giorno portando l’uniforme. Ma il mio lavoro continua anche quando sono in abiti civili, come oggi. Mia figlia è ancora piccolina, ma a mia moglie l’ho sempre detto: sposando me, avrebbe sposato anche il mio lavoro – ribadisce – Il mio non è soltanto un mestiere, ma una missione di vita, come fare il medico o il prete: noi siamo davvero al servizio delle persone". Oggi ha dovuto rinunciare a tutti gli impegni personali, trascorrendo la giornata in caserma nel suo giorno libero: "Quando uno si arruola deve mettere in conto anche questo".

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