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Adescano uomini gay su piattaforme d’incontri, li stuprano e rapinano: tre arresti per violenze omofobe

Tre giovani sono finiti in carcere per violenze sessuali omofobe, rapine ed estorsioni. Adescavano uomini gay in chat, fissavano un appuntamento e un complice le aggrediva.
A cura di Alessia Rabbai
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(Immagine di repertorio iStock)
(Immagine di repertorio iStock)

Adescavano uomini gay attraverso una piattaforma d'incontri, all'appuntamento concordato li stupravano e rapinavano. Una spirale di violenze sessuali omofobe quella portata alla luce dagli agenti della Polizia di Stato, che hanno arrestato e portato in carcere tre giovani. Si tratta di un ventitreenne romeno e di due ventiduenni italiani, che dovranno rispondere delle accuse a proprio carico. Le misure di custodia cautelare sono scattate nella mattinata di oggi, venerdì 13 marzo, su disposizione del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Roma, come richiesto dalla Procura della Repubblica.

Stupri, violente rapine ed estorsioni

A condurre le indagini sono stati i poliziotti della Squadra Mobile coordinati dalla Procura. Un'inchiesta che ha portato alla luce come dietro alla proposta di appuntamenti e alla prospettiva di una prestazione sessuale si nascondevano invece violente rapine e in alcuni casi estorsioni. L'attività investigativa è partita dalla segnalazione di un'associazione impegnata nella tutela della comunità Lgbt del febbraio del 2023. Il bottino trafugato alle vittime è di oggetti in oro e denaro.

L'inchiesta ha ricostruito nove episodi, commessi nei confronti di altrettante vittime. Fatti che risalgono all'arco temporale compreso tra il 2 febbraio ed il 10 marzo 2023, e caratterizzati da una dinamica "seriale". I tre complici, con modalità brutali ed ingannevoli, avrebbero individuato e preso di mira persone scegliendole proprio in base al loro orientamento sessuale. Avrebbero intimidito le vittime minacciandole che se avessero denunciato le violenze, avrebbero rivelato tutto ai loro famigliari.

Come avveniva l'adescamento

Nel dettaglio l'adescamento avveniva attraverso un piano ben collaudato: un cosiddetto ‘front man' contattava le vittime su una piattaforma di incontri da una base operativa a Perugia, piattaforma che garantiva l'anonimato agli iscritti e che consente la cancellazione di ogni dato. Poi le raggiungeva in macchina a casa o in punti di ritrovo precedentemente concordati. A quel punto avveniva il rapporto sessuale.

Durante gli appuntamenti, tuttavia, i complici uscivano dal bagagliaio del veicolo per aggredire gli uomini a mani nude, con coltelli o altri strumenti. Le vittime ferite hanno avuto bisogno di ricorrere a cure mediche in ospedale, in alcuni casi hanno riportato prognosi che hanno superato i venti giorni. Gli investigatori sono riusciti a risalire ai tre giovani presunti autori delle violenze attraverso complesse indagini anche grazie ad alcuni dettagli del veicolo utilizzato ai tabulati telefonici e ai riconoscimenti fatti dalle vittime.

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