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Abusò per cinque anni della figlia minorenne dei suoi amici: condannato a 6 anni, ma è nelle Filippine

L’uomo è stato condannato in primo grado a sei anni più il risarcimento a vittima e genitori, ma dopo la denuncia è tornato nel suo paese di origine, le Filippine.
A cura di Roberto Abela
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Aveva fatto da padrino al battesimo del fratellino della sua presunta vittima, l'uomo di 66 anni condannato in primo grado dal Tribunale di Viterbo a sei anni di carcere per violenza sessuale aggravata nei confronti di una ragazza, all'epoca dei fatti minorenne. Baci e palpeggiamenti avevano turbato profondamente la giovane, che ha, però, trovato la forza di denunciare e ora sarà risarcita, insieme ai genitori, in sede civile. L'uomo è tornato nel suo Paese d'origine, le Filippine, subito dopo la denuncia.

Per l'accusa abusi ripetuti nel tempo

Stando all'accusa, quello per il quale il 66enne è stato condannato non sarebbe l'unico caso di abuso ai danni della ragazza, oggi maggiorenne. Le molestie sarebbero avvenute in una finestra di tempo che va dal 2015 al 2020, quando la giovane aveva solo nove anni: il primo messo in atto durante un barbecue in giardino. L'ultimo in ordine di tempo, invece, risalirebbe al 20 dicembre 2020, quando la giovane, che aveva da poco compiuto 14 anni, era in casa da sola con il fratellino. L'imputato è stato condannato a sei anni di reclusione esclusivamente per l'episodio più recente. È stato assolto, invece, per tutti gli altri, perché "il fatto non sussiste".

Il coraggio della ragazza, oggi maggiorenne

A raccontare direttamente l'accaduto durante l'incidente probatorio è stata la stessa vittima. La ragazza ha parlato di palpeggiamenti e baci indesiderati. Un'escalation di episodi sempre più gravi. La pubblico ministero Eleonora Buonocore, ha chiesto una condanna a sette anni e sei mesi per le violenze nel loro complesso. La pm ha descritto la giovane come "sincera e molto matura nel suo racconto". Una versione che fa il paio con quella data dal padre, che ha riferito di aver visto la figlia "turbata dopo l'ultimo episodio". Riguardo all'accusato invece, la Buonocore  ha sottolineato come non abbia mai fornito "una versione alternativa e che potesse essere credibile".

La versione dei rispettivi legali

A costituirsi parte civile insieme alla vittima anche i genitori, anch'essi di origine filippina. Ad assisterli è l'avvocata Dominga Martines, che ha sottolineato come, "nonostante la paura di non essere creduta, la giovane, che ha subito disagi, ha avuto il coraggio di denunciare". Dal canto suo, l'imputato, sposato e padre di due figli, è difeso dall'avvocato Remigio Sicilia, che ha negato ogni accusa. Per il legale si sarebbe trattato di "semplici gesti affettuosi senza intenti sessuali", tanto che durante l'arringa ha parlato di “ricostruzione del tutto incerta, illogica e frammentaria". Sul ritorno del 66enne nelle Filippine ha poi aggiunto che "è partito non per scappare ma per motivi di salute di cui soffre dal 2020 e che nel tempo sono anche peggiorati".

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