Renzi attacca i suoi avversari del M5S sul caso dei rimborsi mancati, e commenta le parole di Di Maio, che ha parlato oggi di "mele marce", che avrebbe provveduto lui stesso ad espellere dal Movimento: "Mele marce? Altro che Mele marce, è un'ortofrutta. Di Maio ricorda Craxi con il mariuolo Mario Chiesa". Renzi accosta così le giustificazioni del candidato premier del M5S alle parole utilizzate dal leader socialista per commentare l'operato dell'imprenditore milanese da cui nel 1992 partì tutta l'inchiesta di Mani Pulite. E poi l'affondo: "Quello che sta accadendo tra i cinquestelle è impressionante, si sono trasformarti in un'arca di Noè che sta imbarcando truffatori, scrocconi, riciclati e massoni".

Renzi attacca anche il presidente del Senato Pietro Grasso e leader di Liberi e Uguali a Otto e Mezzo, su La7: "Noi abbiamo introdotto il tetto innanzi tutto a tutti i dirigenti della Pa. Lo hanno rispettato tutte le alte autorità dello Stato, anche le autorità costituzionali che non sarebbero vincolati a rispettarlo, come Mattarella e Boldrini. L'unico che non lo rispetta è Grasso, che ci faccia la morale, anche no".

"Magari – ha ha aggiunto – rispetti i tetti e ridia i soldi che deve al Pd". Il segretario del Pd si riferisce alle dichiarazioni di Grasso di oggi, che da Palermo ha fatto sapere di voler riconvocare il Consiglio di presidenza del Senato per ripristinare, dopo la scadenza del 31 gennaio, il tetto agli stipendi dei funzionari di Palazzo Madama: "Ho già in animo di convocare il Consiglio di presidenza del Senato per attuare, se ci sono le condizioni, ancora una volta il tetto agli stipendi per il personale". Anche se, ha spiegato il leader di LeU, "adottare questo provvedimento a Camere sciolte è irrituale, ma penso che il Consiglio di presidenza del Senato, così come quello della Camera, possano valutare le reintroduzione dei tetti". 

Ma Renzi non ci sta: "Credo che Grasso ci stia prendendo in giro. Il tetto fu chiamato "tetto Renzi", perché fu introdotto da me nel 2014″ – ha detto il segretario del Pd, sostenendo che il presidente del Senato è l'unica autorità dello Stato e non rispettare il tetto dei 240.000 euro di stipendio. Ma il presidente del Senato Grasso, come aveva già denunciato il tesoriere Francesco Bonifazi all'inizio di dicembre, deve ancora restituire al Pd 83mila euro.