Da qualche giorni i beneficiari del reddito di cittadinanza stanno ricevendo i primi accrediti sulla loro carta per usufruire della misura varata dal governo. Con importi che vanno da pochi euro a più di 750. Come ha ricordato l’Inps, quasi 337mila domande di quelle accolte ed elaborate (finora 472mila) prevedono una cifra superiore ai 300 euro mensili (il 71%). Il 50% è invece tra i 300 e i 750 euro, mentre il 21% supera i 750. Infine, il 7% dei beneficiari riceve un assegno tra i 40 e i 50 euro al mese. Il Sole 24 Ore risponde a una domanda che riguarda potenzialmente tutti i beneficiari della misura nel caso in cui non riescano a spendere, entro il mese successivo, tutta la somma accreditata sulla carta.

Cosa succede se questa cifra non viene spesa integralmente? Il decretone, il decreto legge che ha stabilito le regole del reddito di cittadinanza, prevede che il sussidio sia “ordinariamente fruito entro il mese successivo a quello di erogazione”. Si aspetta però un decreto del ministero del Lavoro per le specifiche del caso: il provvedimento dovrà arrivare entro tre mesi dall’entrata in vigore del decreto. Con quel provvedimento verranno stabilite le modalità di monitoraggio e delle verifiche. Fino a che non verrà approvato il decreto non ci saranno decurtazioni delle somme non spese. Ma cosa succederà dopo?

Il beneficio non speso o non prelevato verrà sottratto nel mese successivo, ma per un importo non superiore al 20% del totale. Il Sole riporta anche un esempio concreto: se il beneficiario riceve 700 euro al mese, e non ne spende 200, nel mese successivo la decurtazione sarà al massimo di 140 euro, ovvero il 20% della cifra ricevuta (700 euro). Nel modulo da presentare per richiedere il reddito di cittadinanza, invece, la dicitura è diversa: in quel caso si spiega che il beneficio va speso interamente, “pena la sottrazione del 20% del beneficio non speso o non prelevato”. Quindi in realtà la decurtazione effettiva è 20% dei 200 euro non spesi (e non dei 700 totali ricevuti), cioè 40 euro, stando sempre allo stesso esempio e a quanto scritto sul modulo. La formula è in questo caso meno penalizzante rispetto a quella del decreto.

Il Sole riporta anche un ulteriore chiarimento dell’Inps sulla questione. L’istituto di previdenza spiega che la legge “prevede che l’ammontare di beneficio non speso o non prelevato, ad eccezione di arretrati, sia sottratto, nei limiti del 20% del beneficio erogato, nella mensilità successiva a quella in cui il beneficio non è stato interamente speso. Quindi la norma fa riferimento a un taglio non superiore all’importo del beneficio non speso, taglio che non può, inoltre, superare il 20% della somma erogata nel mese in cui avviene la decurtazione”.