Si è spento il giorno di Pasqua ucciso da una malattia contro la quale combatteva con coraggio da tempo. La comunità di Porto Fuori, nella provincia di Ravenna, è in lutto per la scomparsa del piccolo Paolo Balzani, morto ad appena otto anni. Paolo viveva a Porto Fuori e giocava a calcio nel ruolo di portiere nel Classe. Fino a pochi giorni fa era andato anche a scuola ma poi venerdì, nel contesto di una visita di controllo a Bologna, la situazione è precipitata. E domenica, giorno di Pasqua, il suo cuore ha smesso di battere. “È un angelo che vola in Paradiso – ha commentato don Bruno, parroco di Porto Fuori, che aveva battezzato il bambino – ed è un altro dei miei figli che se ne va”. Lo stesso don Bruno oggi pomeriggio celebrerà i funerali. Sarà presente una delegazione dell’unione sportiva dilettantistica Classe, particolarmente scossa per la brutta notizia. “Nel cielo c’è un angelo in più – si legge sul sito della società sportiva -. Paolo, portierino dei 2010, è volato via dopo aver lottato contro la malattia. Ogni bambino che si diverte a giocare da portiere sogna di toccare la traversa, Paolo ora ha toccato il cielo. Non esistono parole per lenire il dolore, con tutto il cuore ci stringiamo alla famiglia ed a tutti quelli che gli vogliono bene”.

In pochi mesi la società sportiva ha dovuto affrontare diversi lutti. Prima è scomparso l’allenatore Stefano Evangelisti, dopo non molto è morto Daniele Biondi, colonna portante e storico segretario del settore giovanile del club. “Dicono che bisogna farsi forza, andare avanti e tenere la testa alta – ha raccontato il presidente Antonio Cavina al Resto del Carlino – ma non è facile. Paolo era un bambino, uno dei nostri 200 allievi del settore giovanile. Facevamo tutti il tifo per lui. E, tutti, pensavamo che potesse superare il problema di salute. La notizia ci ha scosso profondamente. Siamo di fronte all’ennesimo lutto. Domenica prossima, la nostra prima squadra giocherà col lutto al braccio”. A ricordarlo anche Domenico Bellino, suo allenatore per tre anni: “Il calcio era la sua vita. Paolo era un bambino d’oro, di una simpatia unica e contagiosa. Sempre sorridente e pronto alla battuta. Fin dal primo giorno che si era presentato al campo, aveva mostrato grande passione. Voleva fare il portiere, e infatti era nato per fare il portiere. Ricordo l’ultima partita giocata qualche settimana fa a Pinarella. Aveva perso ed era molto contrariato. Ma, dopo la doccia, era tornato a sorridere. Il sorriso con cui lo ricorderemo sempre”.

Il piccolo Paolo aveva ereditato la passione per il calcio dal papà Marco, era un gran tifoso della Juventus e i suoi idoli erano soprattutto gli ultimi grandi portieri della squadra bianconera, da Gigi Buffon a Wojciech Szczesny, che aveva ammirato anche dal vivo.