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17 Giugno 2022
11:27

Violenze e abusi su minori soli, respinti alle frontiere: l’orrore nel rapporto di Save The Children

Nel rapporto ‘Nascosti in piena vista’ Save The Children denuncia quello che accade alla frontiera a Trieste, Ventimiglia e Oulx, le violenze subite da minori soli e di famiglie che scappano da guerre o povertà estrema.
A cura di Annalisa Cangemi
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Save the Children pubblica il rapporto ‘Nascosti in piena vista', che raccoglie storie di minori soli e di famiglie che arrivano alla frontiera Nord, aTrieste, Ventimiglia e Oulx, attraverso la cosiddetta rotta balcanica, scappando da guerre o povertà estrema, che subiscono violenze e disparità di trattamento. Anche questo dossier, il secondo dopo quello dell'anno scorso, è stato curato dal giornalista Daniele Biella, ed è stato pubblicato oggi, a pochi giorni dalla Giornata mondiale del rifugiato, che si celebra il 20 giugno. Dopo un anno il bilancio è drammatico: ancora violenze, respingimenti, violazioni dei diritti umani e dei diritti dei minori.

Si tratta spesso di viaggi che durano mesi o anni, riferisce l'organizzazione, di persone che passano da uno Stato all'altro da ‘invisibili', attraverso montagne, boschi, lungo i binari, e per poter sperare di arrivare dall'altra parte, verso un futuro migliore, sono costretti a confrontarsi con l'orrore delle percosse, di cani aizzati contro di loro, assistendo spesso alla morte dei compagni di viaggio.

Sono stati 35 i minorenni stranieri non accompagnati respinti alle frontiere interne o esterne dell’UE nei primi tre mesi del 2022, secondo la coalizione di enti non profit europei Protecting Rights at Borders 1. Ma probabilmente è la punta di un iceberg, se si pensa che solo ad aprile sono stati segnalati 38 minori non accompagnati in transito a Trieste (oltre a quelli accolti dal sistema istituzionale di protezione) e – sempre ad aprile – 24 sono stati registrati in transito a Ventimiglia e 35 a Oulx. Minorenni appunto "nascosti in piena vista".

Secondo il rapporto i respingimenti non si verificano all'ingresso in Italia a Trieste e dintorni, ma vengono registrati ancora alle frontiere con la Francia: il team di ricerca di Save the Children ha raccolto evidenze dirette di trattamento differenziato a seconda dei luoghi di transito. A Claviere un minore non accompagnato ha più probabilità di essere ammesso presentandosi direttamente alla polizia di frontiera francese, a Mentone invece viene segnalata ancora la pratica della polizia di modificare
la data di nascita per fare risultare la persona maggiorenne e quindi espellibile tramite il refus d’entrée, il foglio di via. In ogni caso, se la frontiera francese rimane comunque permeabile, rimangono praticamente insuperabili gli accessi dall’Italia a Svizzera e Austria.

Le storie raccontate da Save The Children nel rapporto

Tutto questo per esempio è successo a Javed, 17enne afghano, che alla frontiera tra Turchia e Bulgaria ha subito trattamenti violenti e umilianti: "I poliziotti hanno sguinzagliato il cane su di me, questo mi ha tirato e io mi sono messo a urlare perché mi aveva morso due volte il piede […]. Si radunavano attorno al fuoco a bere vino e ci facevano sdraiare nudi sulla schiena".

Javed durante il lungo percorso migratorio ha più volte documentato i suoi trasferimenti. Il suo racconto dall'Afghanistan all'Italia passa per Pakistan, Iran, Turchia, Bulgaria (sono stati ben 23 i tentativi di superare il confine bulgaro, cioè l'ingresso nell'Unione Europea), Serbia, Bosnia, Croazia, Slovenia, Italia.

"Il disperato si appiglia a qualunque speranza" dice Mahmoud, padre giordano-palestinese che il team di ricerca incontra con moglie e cinque figli dopo il terzo respingimento al confine tra Mentone e Ventimiglia. Sono in viaggio da due anni, destinazione Germania. In Croazia hanno superato il game – il passaggio tra le frontiere – dopo 20 tentativi. "Nessuno provava compassione per noi (…) sia che fossimo stanchi, affamati o assetati".

"La cosa più importante è farmi stare in una casa e mandare i miei figli a scuola, non voglio nient’altro" aggiunge Mariam, sua moglie.

"È difficile arrivare da soli in altri Paesi. Senza padre, senza madre, senza fratello e nessun amico. Ma dobbiamo farlo, perché abbiamo un sogno: vogliamo avere un futuro, vogliamo essere brave persone", dice Naweed, costretto a fuggire dall’Afghanistan, 14 anni, forse meno, che gli operatori di Save the Children hanno incrociato i primi di maggio a Claviere, nell’alta Valle di Susa, in Piemonte, all’ennesimo confine da valicare, quello con la Francia, verso Mongenevre, attraverso montagne ancora innevate, determinato a proseguire in direzione Finlandia, dove vive il fratello. Con sé ha un foglio informale che indica la minore età, da consegnare ai poliziotti di frontiera francesi nella speranza di non essere respinto, in quanto minore straniero non accompagnato.

Sono testimonianze che mostrano un'Europa in grado di spalancare braccia e porte alla popolazione in fuga dalla guerra in Ucraina, ma al contempo ancora pronta a usare forza ingiustificata contro gente inerme, "colpevole" di non avere documenti validi per l'ingresso, ma alla ricerca disperata di un posto sicuro.

Nel rapporto, con un focus su Trieste, si mette a confronto la vicenda di Anastasya, con quella di Ghulam. La prima è una 14enne fuggita dalla guerra in Ucraina con la mamma e la sorella 11enne. Al Valico Fernetti – come a quello transfrontaliero di
Tarvisio – Save the Children, in partenariato con UNICEF, collabora con Unhcr e altre associazioni nella primissima accoglienza per chi arriva dall’Ucraina in auto o pullman. Poco distante, nello stesso giorno in cui il team vede Anastasya, un suo quasi coetaneo afghano, Ghulam, dopo una camminata di otto giorni iniziata al confine tra Bosnia Erzegovina e Croazia 260 chilometri prima – la Croazia è la frontiera più dura per l’ingresso in Europa assieme a quella sul fiume Evros tra Turchia da una parte, e Grecia o Bulgaria dall’altra – arriva dalla parte slovena del bosco carsico e viene condotto da militari italiani nei centri di accoglienza per la quarantena.

Potrà poi chiedere accoglienza in Italia o, come la maggior parte dei ragazzi arrivati soli in questi anni a Trieste, andarsene in un’altra nazione, riprendendo però la strada dell’invisibilità e del superamento delle frontiere di nascosto. Anastasya e Ghulam hanno in comune la necessità di un posto sicuro dove stare. Ma se la ragazza può circolare liberamente in Europa con la famiglia grazie alla Direttiva 55/2001 della Ue, attivata dall’Italia e dagli altri Stati dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, riconoscendo la protezione temporanea per i cittadini di quel Paese, per il ragazzo afghano, così come per i minori soli di altre nazionalità è tutto più complicato.

La frontiera di Ventimiglia è la più dura

La frontiera a Ventimiglia è acora uno dei posti peggiori per un migrante, dove si verificano violazioni dei diritti umani e i trafficanti continuano a fare affari. Le associazioni presenti, da Diaconia Valdese all’ong WeWorld a Caritas Intemelia, forniscono orientamento e consulenza e cercano di assicurare ai migranti le cure primarie, con la distribuzione, tra l’altro, di vestiti e pasti. È presente anche Save the Children per dare una risposta immediata, in collaborazione con UNICEF, ai bisogni essenziali di bambini e adolescenti, delle loro famiglie e delle donne in arrivo in Italia e in transito, tramite l’allestimento, per esempio, di uno Spazio a misura di bambino dove gli operatori forniscono informazioni sicure, primo soccorso psicologico, orientamento sui diritti, nonché sui servizi e sulle opportunità disponibili, valutazione tempestiva delle potenziali vulnerabilità e specifici fattori di rischio, tra cui quelli connessi alla violenza di genere, oltre che immediata distribuzione di kit contenenti materiali utili per il viaggio e l’igiene personale.
"Spesso questo transito, soprattutto nell’area Nord del Paese, è un transito invisibile. Per quanto composto da numeri relativamente importanti, rimane un fenomeno sottostimato. Ciò ha una ricaduta sul piano della protezione e dell’assistenza ai minori, soprattutto coloro che viaggiano soli, che da invisibili appunto rischiano di essere esposti a pericoli quali abuso, maltrattamento, sfruttamento e violenza" dice Niccolò Gargaglia, responsabile dell’area protezione e inclusione minori migranti di Save the Children.

Le cifre dei respingimenti sono altissime. In alcuni giorni quelli dalla Francia riguardano parecchie decine di persone, a volte anche più di 100. Solo il 6 maggio il team di ricerca ha visto almeno 30 persone tornare a piedi dal posto di confine di Ponte San Luigi, respinte in modo sommario senza approfondire le situazioni specifiche. A fronte dei continui respingimenti, sono i trafficanti ad approfittarne: consigliano i treni meno controllati, organizzano il tragitto a piedi lungo il Passo della Morte, con i taxi nelle stradine di montagna o nascosti nei camion. In questa mancanza assoluta di regole non sono
infrequenti gli eventi tragici. Lo scorso 4 aprile un furgone sulla A10 nei pressi di Bordighera ha inavvertitamente investito due persone cingalesi lasciate probabilmente nella vicina area di sosta da un camion. Il 31 gennaio e il 2 marzo 2022 due persone sono rimaste folgorate sul tetto del treno da Ventimiglia a Mentone.

Un altro allarme che rimane sottotraccia riguarda la tratta, spesso di ragazze africane, a volte anche incinte. Da quando è stato smantellato il Campo Roja a inizio pandemia a Ventimiglia non c’è nulla di istituzionale per la primissima accoglienza di chi passa da qui per andare in Francia. Il numero di tutori volontari, anche in Liguria, come in Friuli, continua a essere insufficiente.

L'appello di Save The Children

"I profughi ucraini, con ammirabile solidarietà, vengono accolti ai valichi autostradali con donazioni di cibo, vestiti e un trattamento dignitoso che fa onore all'Italia e all'Europa. Ma nei rilievi del Carso triestino, così come sul Passo della Morte tra Ventimiglia e Mentone e tra i sentieri del colle del Monginevro, numerosi vestiti, documenti e altri oggetti abbandonati testimoniano il passaggio di persone analogamente in fuga da privazioni e violazioni dei loro diritti, ma provenienti da altri Stati, obbligati a viaggiare nell'ombra, attraversando nel buio le frontiere in un'Europa che chiude loro le porte", ha dichiarato Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children.

Con questa seconda edizione della ricerca, Save the Children, torna a chiedere la fine delle violenze lungo le frontiere. "Il 10 giugno i ministri presenti al Consiglio europeo Giustizia e Affari Interni hanno discusso di un meccanismo volontario di distribuzione dei migranti, ma sullo stesso tavolo si discuteva di estendere, a determinate condizioni, la possibilità di derogare al codice Schengen per un periodo più lungo di due anni. Chiediamo alle istituzioni europee e ai Paesi Membri – ha detto Raffaela Milano – di avere una voce univoca in materia di protezione dei minorenni. In particolare chiediamo alla Commissione europea l'adozione di una Raccomandazione agli Stati Membri per l'adozione e l'implementazione di politiche volte ad assicurare la piena protezione dei minori non accompagnati ai confini esterni ed interni dell'Europa e sui territori degli Stati Membri, promuovendo il loro benessere e sviluppo psicofisico anche mediante strategie tese all'inclusione scolastica e formativa e velocizzando le procedure che riguardano i minorenni non accompagnati, tra cui i ricongiungimenti familiari". 

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