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Opinioni
Elezioni politiche 2018
31 Gennaio 2018
17:49

Unioni civili, perché l’idea di abolirle è una sciocchezza

La parlamentare di Idea-Noi con l’Italia Eugenia Roccella ha dichiarato che con la vittoria del centrodestra verrebbe cancellata la legge sulle unioni civili. Ma abolire la legge Cirinnà sarebbe incostituzionale.
A cura di Annalisa Cangemi
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In campagna elettorale la gara tra gli schieramenti è tra chi la spara più grossa. Non c'è tregua nemmeno per i diritti civili: due giorni fa la parlamentare di Idea – Noi con l'Italia, Eugenia Roccella, ha detto che in caso di vittoria del centrodestra verranno abolite le unioni civili, introdotte dal governo Renzi.

"Il mio impegno nella prossima legislatura sarà quello di battermi, insieme agli amici della coalizione di centrodestra, per abolire o cambiare profondamente tutte le leggi approvate dalla sinistra che hanno ferito la famiglia. Penso al provvedimento sulle unioni civili che, va detto con chiarezza, di fatto apre alla stepchild adoption. Per la sinistra, leggi come questa portano verso il progresso; per noi, vanno verso la fine dell’umano", questo è il contenuto del post sul profilo Facebook della Roccella, che è intervenuta sul tema anche durante un incontro pubblico. Presenti al meeting anche il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri di Forza Italia, Stefano Parisi segretario nazionale di Energie per l’Italia, il leader leghista Matteo Salvini e la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni.

Subito a ruota è arrivata la dichiarazione di Matteo Salvini, che pur essendosi appena sposato proprio grazie alle legge sulle unioni civili, vuole mettere dei paletti: "Metto alcuni limiti che riguardano i bambini: sono e sarò contrario finché campo alle adozioni per le coppie omosessuali, perché il bambino non ha diritto di parola, viene al mondo se ci sono una mamma e un papà o viene adottato se ci sono una mamma e un papà". 

Concetto ripreso oggi dal leghista Alessandro Pagano: "Con la Lega al governo una delle prime leggi che sarà approvata sarà quella per introdurre il reato universale per la pratica nazista dell'utero in affitto e azzereremo la legge sulle unioni civili che ha introdotto di fatto la stepchild adoption. Mai alle adozioni gay". Anche se appunto la stepchild adoption, cioè la possibilità di adottare i figli naturali del partner, è stata stralciata dalla legge approvata nel 2016.

Più morbida invece Giorgia Meloni, intervenuta oggi a "L'Aria che Tira". La leader di Fdi è convinta che sia necessario modificare la legge sulle unioni civili: "Non credo ci siano i numeri per abolirla" – ha detto – "Mi sta a cuore il tema delle adozioni ma considero un abominio l'utero in affitto".

Il punto è che la legge sulle unioni civili non può essere eliminata. E il perché lo ha spiegato Monica Cirinnà, che di quella legge è stata promotrice: "La parte più arretrata del centrodestra si ostina a suonare un disco rotto che non sente più nessuno. Millantano di poter abolire la legge sulle unioni civili e coppie di fatto che, in realtà, ha cambiato il Paese e ha un serio fondamento costituzionale nella sentenza Corte Cost. 138/2010. Lo sanno bene Giorgia Meloni & C. che stanno prendendo in giro perfino i loro elettori. A loro chiedo: che fine ha fatto la raccolta di firme per indire il referendum abrogativo che tanto avevano annunciato all'indomani dell'approvazione della legge? La smettano di continuare ad accanirsi contro i sentimenti e le persone che chiedono solo di potersi amare con quella dignità e quel riconoscimento giuridico sancito finalmente dalla legge 176/2016". 

La sentenza in questione, citata dalla senatrice, è la 138 del 2010, che ha stabilito che riservare il matrimonio alle coppie eterosessuali non è incostituzionale, ma ha aggiunto che c'è un diritto fondamentale delle coppie omosessuali a ottenere il riconoscimento delle loro unioni. Una sentenza successiva della Corte costituzionale la numero 170 del 2014, ha ribadito lo stesso principio. Ma ci sono voluti altri due anni, e una condanna della Corte europea dei diritti umani, il 21 luglio 2015, per sollecitare il Parlamento ad approvare una legge che regolamentasse le unioni civili, entrata in vigore l'11 maggio del 2016. Ed è proprio questo il passaggio cruciale.

L’articolo 75 della nostra Costituzione vieta il referendum per le leggi "di autorizzazione a ratificare trattati internazionali". La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia proprio per l’assenza di una legge in materia di unioni omosessuali e quindi, se adesso venisse abrogata per via referendaria, l’Italia si troverebbe in una condizione di violazione del diritto internazionale, nello specifico della Convenzione europea dei diritti umani, che il nostro Paese ha ratificato. Sembra che di colpo siamo stati trasportati a quando a battere il pugno contro i diritti lgbt era Carlo Giovanardi, che all'indomani dell'approvazione della legge Cirinnà prometteva: "Se alle elezioni politiche del 2018 vinceremo noi, non ci sarà bisogno di un referendum, perché cambieremo la legge in Parlamento". Ma il senatore modenese, come è noto, ha lasciato in eredità la sua battaglia ai compagni di Idea, visto che non ci sarà nel prossimo Parlamento.

Quindi non solo azzerare le unioni civili ci farebbe fare un balzo indietro di qualche anno, ma di fatto la Costituzione non lo permette.

Ieri è arrivata la replica della Roccella, che ha spiegato che se non sono passati dalla minacce ai fatti è stato solo per mancanza di tempo: "Insieme ad alcuni esponenti dei partiti di centrodestra, subito dopo il voto a favore della legge Cirinnà ho depositato la richiesta di referendum abrogativo. Non abbiamo potuto cominciare la raccolta delle firme solo perché non c'erano i tempi tecnici, visto che la norma dice che non si possano depositare le firme nell'anno anteriore alla scadenza delle Camere. Abbiamo dunque dovuto aspettare le elezioni. Con la prossima legislatura si vedrà: o il nuovo parlamento sarà in grado di intervenire sulle leggi volute da Renzi e Boschi e passate a colpi di fiducia, o dovremo pensare a riprendere in mano il progetto referendario. Rassegnarsi, no". Contenti loro.

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Giornalista professionista dal 2014, a Fanpage.it mi occupo soprattutto di politica e dintorni. Sicula doc, ho lasciato Palermo per studiare a Roma. Poi la Capitale mi ha fagocitata. Dopo una laurea in Lettere Moderne e in Editoria e giornalismo ho frequentato il master in giornalismo dell'Università Lumsa. I primi articoli li ho scritti per la rivista della casa editrice 'il Palindromo'. Ho fatto stage a Repubblica.it e alla cronaca nazionale del TG3. Ho vinto il primo premio al concorso giornalistico nazionale 'Ilaria Rambaldi' con l'inchiesta 'Viaggio nell'isola dei petrolchimici', un lavoro sugli impianti industriali siciliani situati in zone ad alto rischio sismico, pubblicato da RE Le Inchieste di Repubblica.it. Come videomaker ho lavorato a La7, nel programma televisivo Tagadà.
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