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“Un’acquisizione militare USA della Groenlandia è assurda, la NATO mai così minacciata”, l’analista ISPI a Fanpage

La Groenlandia è tornata al centro dell’attenzione strategica degli Stati Uniti tra risorse critiche, rotte artiche e competizione globale. Nell’intervista ad Angela Bergantino, professoressa ordinaria di Economia all’Università di Bari e Senior Fellow dell’ISPI, le ragioni storiche, economiche e geopolitiche di una centralità sempre meno marginale.
Intervista a Angela Stefania Bergantino
Professoressa ordinaria di Economia all’Universita di Bari, Senior fellow dell’ISPI.
A cura di Francesca Moriero
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Donald Trump starebbe valutando diverse opzioni per acquisire la Groenlandia dalla Danimarca e l'uso delle forze armate statunitensi sarebbe "sempre un'opzione", secondo quanto affermato dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt. Dichiarazioni che riportano al centro del dibattito politico americano un territorio che negli ultimi anni è uscito dall'apparente marginalità geografica per diventare uno dei nodi più sensibili della competizione globale. L'isola artica, territorio autonomo della Danimarca e dunque parte dello spazio euro-atlantico, era già finita sotto i riflettori durante il primo mandato di Trump, quando l'ipotesi – politicamente impraticabile – di un suo acquisto, fece il giro del mondo. Oggi, tuttavia, quell'interesse non può più essere liquidato come una semplice provocazione: il cambiamento climatico, la corsa alle risorse critiche e la progressiva militarizzazione dell'Artico hanno infatti trasformato la Groenlandia in un vero e proprio tassello strategico nella rivalità tra Stati Uniti, Russia e Cina.

Per comprendere le ragioni storiche, economiche, energetiche e di sicurezza di questa rinnovata centralità, Fanpage.it ha intervistato Angela Stefania Bergantino, professoressa ordinaria di Economia all'Università di Bari e Senior Fellow dell'ISPI, che offre una lettura d'insieme di un'area sempre meno periferica e sempre più centrale negli equilibri geopolitici globali.

Professoressa Bergantino, perché negli ultimi anni la Groenlandia è entrata con tanta forza nel dibattito politico americano e quali elementi internazionali spiegano l'interesse di Trump per l'isola proprio in questa fase storica?

Gli Stati Uniti hanno da molto tempo messo gli occhi sulla Groenlandia, pensando più volte nel corso del Novecento di acquistarla, come avevano fatto per l'Alaska, comprata dalla Russia nel 1867, o le Isole occidentali danesi, nelle Antille, nel 1917. Già nel suo primo mandato Trump ha pubblicamente affermato di voler acquistare la Groenlandia, ma nell'età della democrazia questo è evidentemente impossibile: forse Trump non ha studiato che è stato un suo predecessore – Woodrow Wilson -, a sancire il principio dell'"autodeterminazione dei popoli". Oltretutto la Groenlandia è un territorio, sebbene autonomo, di uno Stato dell'Unione Europea, alleata della Nato, quindi non ci sono mai stati come in questo momento elementi che ostacolano questo desiderio.

Qual è il reale valore economico e strategico delle risorse presenti in Groenlandia e quanto possono incidere sulle dinamiche globali legate alla transizione energetica, tecnologica e industriale?

L'isola è un vero e proprio forziere di risorse naturali. Il suo sottosuolo contiene infatti cospicue quantità di petrolio e gas naturali (le stime, non sempre disinteressate, divergono tra le varie fonti) anche se le particolari condizioni climatiche ne rendono lo sfruttamento non sempre economicamente conveniente, rispetto alle nuove risorse petrolifere americane, ad esempio quelle venezuelane, e a quelle tradizionali asiatiche. Ma soprattutto la terra groenlandese contiene quelle che anche il grande pubblico ha imparato a conoscere come "terre rare", cioè quei minerali indispensabili per l'industria informatica e la transizione ecologica. Si tratta di cobalto, grafite, litio e nichel utilizzati nella costruzione di batterie, ad esempio, per i motori elettrici, di rame e di zinco, e anche di metalli di nicchia come il titanio, il tungsteno e il vanadio, utilizzati per creare "superleghe". Insomma, una sorta di bengodi minerario a due passi dalle coste dell'economia più avanzata al mondo. Come ha scritto l'Economist, l'isola possiede riserve per 43 dei 50 minerali considerati "critici" dal governo americano, con una stima di disponibilità di 42 milioni di tonnellate, circa 120 volte di più di quanto sarà estratto a livello mondiale nel 2023

Dal punto di vista della sicurezza e della difesa, invece, quale ruolo può avere la Groenlandia nell'Artico e in che modo la sua posizione geografica influisce (se influisce) sugli equilibri tra Stati Uniti, Russia e Cina?

A causa del fenomeno dell'amplificazione polare, che porta la calotta artica a riscaldarsi a velocità doppia rispetto all'equatore, parte del Circolo Polare Artico resterà con ogni probabilità, molto presto, privo di ghiaccio per mesi. Nell'arco di poche decine di anni la seconda rotta marittima artica, quella del North West Passage (NWP), che connette Oceano Pacifico e Oceano Atlantico passando vicino a Canada e Alaska, potrà diventare in tutto o in parte, e soprattutto più a lungo, utilizzabile. Siccome la prima rotta artica è la Northern Sea Route (NSR) che costeggia la Federazione Russa e l'Europa scandinava, e che è appannaggio di Russia e del principale alleato, la Cina, gli USA non vogliono lasciare nelle mani dell'altra superpotenza mondiale, Pechino, questo quadrante fondamentale dei commerci mondiali. Le rotte artiche consentono infatti in prospettiva consistenti risparmi in termini di viaggio e di emissione di Co2 nei traffici globali, nei quali il trasporto marittimo è ormai egemone.

Se gli Stati Uniti cercassero di aumentare la propria influenza sulla Groenlandia, quali scenari politici e geopolitici potrebbero allora aprirsi e quali sarebbero le implicazioni per Danimarca, Unione europea e NATO?

Questa è una domanda che pertiene al Teatro dell'assurdo, non alla politica o all'economia. Non ricordo che la NATO abbia mai ricevuto un avvertimento ostile così serio e reiterato a un territorio che rientra nell'Alleanza da chiunque come quello lanciato dal presidente Trump. Credo che la Nato dovrebbe convocare quanto prima sia il Consiglio Nord Atlantico (NAC), dove siedono tutti gli Stati membri, presieduto dal Segretario Generale (Mark Rutte), sia il Comitato Militare per valutare la situazione diplomatica e militare. Va poi tenuto in conto che sul suolo della Groenlandia esiste ancora una base americana (l'unica straniera consentita). Insomma, per immaginare gli scenari futuri non so se servirebbero esperti di politica internazionale o di relazioni economiche quanto piuttosto degli sceneggiatori…

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