Ue, Von Der Leyen presenta il piano emergenza anti-rincari: le opzioni per ridurre i prezzi di gas e bollette

Più sostegni alle industrie energivore, tagli alla tasse sull'elettricità, limiti al prezzo del gas e focus sulle rinnovabili. Sono i punti principali della lettera inoltrata da Ursula Von der Leyen ai 27 leader Ue. In vista del Consiglio del 19 e 20 marzo, la presidente della Commissione europea ha illustrato il piano d'emergenza che Bruxelles intende adoperare per fronteggiare il caro energia provocato dalla crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele e dal successivo blocco dello Stretto di Hormuz.
"La questione più urgente, sia dal punto di vista della competitività che dell'indipendenza, è quella energetica, in particolare riguardo al petrolio e al gas", ha affermato Von der Leyen. Attualmente, gli approvvigionamenti dell'Ue sono al sicuro. "Tuttavia, l'aumento dei prezzi dei combustibili fossili sta già pesando sulla nostra economia", ha osservato. Dall'inizio della guerra l'Europa ha già speso 6 miliardi di euro in più per importare combustibili fossili. Un'emorragia di denaro che ricorda all'Ue la sua condizione di dipendenza energetica. "Un'interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas dalla regione del Golfo potrebbe avere un impatto significativo sulla nostra economia", ha sottolineato.
La presidente dall'esecutivo europeo ha indicato quali devono essere i prossimi passi. "I Paesi Ue possono concedere un'immediata riduzione del prezzo dell'elettricità alle industrie ad alta intensità energetica più colpite attraverso il quadro vigente in materia di aiuti di Stato. La Commissione rafforzerà ulteriormente questi meccanismi e li renderà più flessibili, consentendo ai Paesi membri di fornire un sostegno ancora più immediato dove è più necessario", ha scritto.
Oltre agli sgravi alle imprese, c'è il tema di un eventuale price cap sul prezzo dell'energia elettrica prodotta dalle centrali a gas. "Sussidiare o fissare un tetto al prezzo della generazione da gas e redistribuire i ricavi inframarginali è un altro strumento che alcuni Stati membri hanno utilizzato, ad esempio nella crisi energetica del 2022", ha ricordato. La Commissione si riserverà di valutare caso per caso, "l'impatto di tali meccanismi nazionali di emergenza progettati per limitare gli effetti degli alti prezzi del gas sull'elettricità". Questi meccanismi di emergenza dovrebbero "in ogni caso evitare distorsioni del mercato interno, preservare i segnali di investimento a lungo termine per l'energia pulita e impedire un'eccessiva domanda aggiuntiva di gas", ha aggiunto.
Von der Leyen dunque. punta sopratutto su misure nazionali per ridurre i prezzi nel breve periodo e alleggerire le bollette dei cittadini europei. Tra queste c'è anche il taglio delle tasse. Gli Stati membri dispongono di un "ampio margine" per abbassare la tassazione sull'energia elettrica, ha sottolineato.
Dal canto suo, l'Ue procederà a rimuovere gli ostacoli ai contratti a lungo termine, "i cosiddetti accordi di acquisto di energia (PPA)" che "possono svolgere un ruolo importante sganciando i prezzi dell’energia per l’industria dal mercato all’ingrosso, più volatile". In linea con le raccomandazioni di Mario Draghi, Bruxelles intende "promuovere ulteriormente il loro utilizzo per tutte le capacità di generazione a basse emissioni di carbonio, anche combinando gli accordi di acquisto di energia con i contratti per differenza", ha precisato.
Un'altra priorità è accelerare sul rinnovabile. Integrare energie a basse emissioni di carbonio e di produzione nazionale nel nostro sistema energetico "è uno dei modi più efficaci per ridurre l'impatto dei combustibili fossili sulla determinazione dei prezzi". Per Von der Leyen "non possiamo permetterci che enormi quantità di capacità rinnovabile economicamente vantaggiosa non raggiungano i consumatori a causa di reti inadeguate". "Dal 2021 l'Ue ha compiuto progressi significativi nella diversificazione dell'approvvigionamento energetico e nell'aumento della capacità di energia rinnovabile", la cui parte nel mix energetico "è passata dal 36% nel 2021 al 48% nel 2025". Con le rinnovabili "insieme al nucleare, oltre il 70% della nostra elettricità è ora prodotta da fonti energetiche a basse emissioni di carbonio", anche se ancora "diversi settori, e in particolare i trasporti, rimangono fortemente dipendenti dai combustibili fossili importati".
Resta il nodo delle revisione dell'Ets, su cui preme anche Giorgia Meloni, che ne ha chiesto la sospensione. "Stiamo accelerando il lavoro sulla prossima revisione dell'Ets, in particolare per definire una traiettoria di decarbonizzazione più realistica oltre il 2030", ha spiegato. "La Commissione Ue adotterà a breve i benchmark dell'Ets, tenendo conto delle preoccupazioni espresse dall'industria", confermando che "l'Ets resta uno strumento collaudato per guidare la trasformazione industriale" e deve essere adattato "alle nuove realtà". Bruxelles "presenterà inoltre una proposta per rafforzare la riserva di stabilità del mercato" dell'Ets "affinché possa affrontare in modo più efficace l'eccessiva volatilità dei prezzi e mantenerli sotto controllo nel breve termine", ha scritto.
La presidente ha ricordato che "dll'introduzione nel 2005" dell'Ets, "l'Europa ha ridotto il consumo di gas di 100 miliardi di metri cubi, contribuendo a proteggere i consumatori dai prezzi elevati del gas. Sulla base di questo sistema, le aziende in tutta Europa hanno preso decisioni di investimento per i prossimi decenni. Ora dobbiamo assicurarci che sia adattato anche alle nuove realtà", ha osservato. "È inoltre chiaro che dobbiamo accelerare il sostegno alle industrie ad alta intensità energetica mentre si modernizzano e decarbonizzano. In vista della creazione della Industrial Decarbonization Bank, la Commissione Ue lavorerà a uno strumento ponte rapido, finanziato tramite quote Ets, con un'attenzione particolare ai Paesi a reddito più basso", ha aggiunto.