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Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

“Ue non può fare affari con Israele mentre c’è un genocidio a Gaza”: la raccolta firme Justice for Palestine

Martedì scorso è partita l’iniziativa “Justice for Palestine”, una raccolta firme per la sospensione dell’accordo di associazione tra Bruxelles e Tel Aviv, che punta a raggiungere almeno un milione di adesioni. L’ex eurodeputata Malin Björk (Ela) a Fanpage.it: “assurdo che l’Ue possa avere un partenariato privilegiato con uno Stato che sta commettendo un genocidio e crimini contro l’umanità”.
A cura di Redazione
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A cura di Gabriele Nunziati

Da quando è entrato in vigore il cosiddetto cessate il fuoco a Gaza, Israele ha ucciso più di 400 palestinesi, di cui almeno 100 sono bambini. “Quella che il mondo ora definisce ‘calma’ sarebbe considerata una crisi in qualsiasi altro luogo”, scrive Unicef. Nel frattempo, i rappresentanti dell’Unione europea tacciono e continuano a fare affari con il governo israeliano.

In questo scenario, le relazioni tra UE e Israele non possono continuare come se nulla fosse. Lo sostiene Alleanza della Sinistra Europea per il Popolo e il Pianeta (European Left Alliance for the People and the Planet – Ela), partito politico europeo che ha dato il via martedì a “Justice for Palestine”, una raccolta firme per la sospensione dell’accordo di associazione tra Bruxelles e Tel Aviv.

Questo strumento, messo a disposizione dall’Ue e imbracciato da Ela, è denominato “iniziativa dei cittadini europei”. È un dispositivo di democrazia partecipativa che permette ai cittadini dell’Ue di chiedere alla Commissione europea di presentare un atto legislativo su un determinato tema. Se l’iniziativa ottiene un milione di firme, la Commissione ha sei mesi di tempo per valutarla. Tuttavia, non è obbligata a intraprendere alcuna azione che dia seguito alla richiesta avanzata dai cittadini, né di natura legislativa né di altro tipo. “Se la Commissione non agisce su tale iniziativa, una volta che avrà avuto successo, allora ciò costituirà una crisi per la democrazia e per l'istituzione europea stessa”, dichiara Malin Björk, ex eurodeputata della Sinistra e oggi presidente di Ela. La Commissione europea si troverebbe effettivamente con le spalle al muro. Sebbene non abbia l’obbligo di agire, è comunque tenuta a fornire una spiegazione sul perché abbia scelto di non farlo, nonostante un milione e più di firme di cittadini europei.

“È del tutto assurdo che l'Ue possa avere un partenariato privilegiato con uno Stato che sta commettendo un genocidio e crimini contro l'umanità”, afferma Björk. L’accordo di associazione prevede in effetti una cooperazione capillare in diversi ambiti. Per usare le parole della Commissione, il trattato “mira a fornire un quadro giuridico e istituzionale adeguato per il dialogo politico e la cooperazione economica tra l'Ue e Israele”. Con questo accordo, come si può leggere all’articolo 1, Bruxelles e Tel Aviv si impegnano a rafforzare i loro legami attraverso, tra le altre cose, “l'espansione degli scambi di beni e servizi, la reciproca liberalizzazione del diritto di stabilimento, l'ulteriore progressiva liberalizzazione degli appalti pubblici, la libera circolazione dei capitali e l'intensificazione della cooperazione nel campo della scienza e della tecnologia al fine di promuovere lo sviluppo armonioso delle relazioni economiche”. Tuttavia, è il documento stesso a stabilire, pochi righi dopo, che le disposizioni in esso contenute sono condizionate al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, che vengono definiti “elementi essenziali dell’Accordo”.

Come spiega a Fanpage l’ex eurodeputata svedese, l’iniziativa ha anche un obiettivo secondario: far tornare la Palestina al centro del dibattito.  “Si tratta di una campagna avviata dall'Alleanza della Sinistra Europea e dai nostri partiti membri, ma sarà un modo per raggiungere e mobilitare tutti”, chiarisce la promotrice. “Abbiamo l'impressione che la gente abbia smesso di parlare della Palestina a causa del cosiddetto cessate il fuoco e del cosiddetto piano di pace, e non possiamo accettarlo – asserisce Björk -. Ci auguriamo che (con questa iniziativa) si ricominci a parlare dell'occupazione, del genocidio e della Palestina, e che questo, di per sé, eserciti pressione sui nostri governi e anche sulle istituzioni dell'Ue”.

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