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Tridico (M5s) spiega l’euro digitale: “Così l’Europa non dipende più dagli USA e i cittadini risparmiano”

L’Unione europea si avvicina a una moneta elettronica propria: l’euro digitale, se i lavori procedono come da programma, partirà nel 2029. Il Parlamento europeo ha fatto un passo avanti decisivo con due emendamenti firmati da Pasquale Tridico, del M5s. Tridico ha risposto alle domande di Fanpage.it su questo nuovo strumento e i vantaggi che può portare.
Intervista a Pasquale Tridico
Europarlamentare Movimento 5 stelle
A cura di Luca Pons
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L'euro digitale, una moneta elettronica unica per tutta l'Unione europea, è più vicino a diventare realtà. La riforma per introdurlo è in mano al Parlamento europeo, dove questa settimana è arrivata una svolta con la votazione di due emendamenti decisivi: l'Europarlamento ha chiarito che il progetto ha un sostegno politico solido. Entrambi gli emendamenti erano a prima firma di Pasquale Tridico, parlamentare europeo del Movimento 5 stelle.

Fanpage.it l'ha intervistato per chiarire che vantaggi porterebbe l'euro digitale ai cittadini italiani e non solo: evitare la  "dipendenza" dai Paesi stranieri le cui aziende oggi controllano il circuito dei pagamenti elettronici – principalmente gli Stati Uniti – e anche, potenzialmente, risparmiare sulle commissioni.

Iniziamo dalle basi: perché all'Unione europea serve un euro digitale?

Nel 2025 il 51% dei pagamenti in Europa è avvenuto non con soldi cartacei, ma per via elettronica. Una percentuale che continuerà ad aumentare. Quindi c'è un'esigenza naturale: recuperare le spese per le commissioni, i dati, la sovranità monetaria. Per farlo servono piattaforme su un circuito europeo.

Qual è la situazione oggi, invece?

Siamo nelle mani di operatori di pagamenti stranieri, in particolare Visa e Mastercard. Ci sono unicamente piattaforme americane, si affacciano quelle cinesi. Gli unici casi ‘europei' sono piccoli e isolati: penso, in Italia, al circuito Satispay. Ma si tratta di piattaforme che non hanno neanche copertura nazionale.

Cosa ci guadagneremmo, quindi, con una moneta elettronica?

Avremmo per la prima volta un circuito europeo costruito dalla Banca centrale europea: pubblico, indipendente e sicuro. Per eliminare la dipendenza da Paesi stranieri, che può essere un fattore di rischio in caso di tensioni geopolitiche.

A livello più ‘micro', poi, ci sono altri vantaggi. Ad esempio, le spese di commissione per gli esercenti si ridurranno notevolmente e per i piccoli pagamenti addirittura si azzereranno.

Ha citato dei rischi: cosa può succedere se l'Europa non diventa autonoma dal punto di vista dei pagamenti elettronici?

Faccio un esempio. Qualche mese fa abbiamo invitato al Parlamento europeo una cittadina italiana per un convegno, come succede spesso. Per il rimborso delle spese di viaggio, il Parlamento procede attraverso un'azienda americana chiamata CWT (Carlson Wagonlit Travel, ndr) che ha vinto un appalto per gestire queste operazioni.

Questa cittadina italiana incensurata, libera e indipendente che noi abbiamo invitato al Parlamento europeo è sanzionata dagli Stati Uniti. Si tratta di Francesca Albanese. E perciò CWT si è rifiutata di rimborsarle i voli.

Questo mostra la nostra dipendenza dalle grandi corporation – principalmente americane – che operano nel digitale, nei servizi e nei pagamenti internazionali. Dipendenza che in un contesto di tensioni geopolitiche può pesare. Può diventare soggezione e mancanza di democrazia.

Sì può essere d'accordo oppure no con Francesca Albanese, non è questo il punto. Per l'Europa è una cittadina libera, quindi può andare ovunque. Per gli Stati Uniti non lo è, e allora le fermano i viaggi.

Due chiarimenti per chi non conosce la questione: l'euro digitale ha qualcosa a che fare con le criptovalute?

Assolutamente no, non c'entra nulla. Anzi, più lasciamo la questione dei pagamenti non regolata, più prendono spazio le criptovalute – che sono soluzioni private e, dal mio punto di vista di economista tradizionale, pericolose. Io penso che una moneta debba essere pubblica, indipendente e sovrana. L'euro digitale è una moneta corrente vera e propria, esattamente uguale agli euro cartacei, ma digitale.

Nella vita quotidiana dei cittadini cambierebbe qualcosa?

No. I cittadini avrebbero un'opportunità in più, più economica per gli esercenti, più agevole e più europea. Ma nessuno degli strumenti per i pagamenti che si usano oggi sarà eliminato.

Il Parlamento europeo questa settimana ha votato due emendamenti a sua firma, che sono stati visti come un forte segnale politico per l'euro digitale. Siete soddisfatti?

Sì, perché il lavoro era bloccato da tempo nelle commissioni. Le plenarie sono la manifestazione più concreta della democrazia europea, e questo voto a larga maggioranza ha dato una spinta. Supera le obiezioni che qualcuno in commissione faceva, in particolare un relatore del Partito Popolare.

Ora la strada è spianata o restano degli ostacoli?

Ci sono dei contrasti che riguardano soprattutto Visa e Mastercard, ma anche le banche che sono collegate a Visa e Mastercard e che evidentemente non vogliono la concorrenza dell'euro digitale.

Questo può bloccare il progetto?

Non decidono le banche, decide il Parlamento. Il Parlamento ha votato e sono sicuro che queste obiezioni verranno superate e lo stallo finirà.

Restano questioni tecniche: stabilire i criteri di privacy, le garanzie di sicurezza… Però non si parla più di se fare l'euro digitale, ma di come implementarlo.

Pensa che riuscirete ad arrivare al via libera definitivo in Parlamento entro quest'anno?

Penso proprio di sì, l'obiettivo è questo. Se si rispetta la scadenza, la Banca centrale europea ha dichiarato che l'emissione potrà partire nel 2029.

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