Manovra, si allarga la norma sugli stipendi: meno tasse sugli aumenti per i rinnovi di contratto

La commissione Bilancio del Senato ha dato il via libera al nuovo emendamento del Governo che reintroduce le misure sulle imprese stralciate dopo il ritiro delle norme sul riscatto della laurea e sulle finestre per l'uscita anticipata dal lavoro. Tornano però altre misure in materia pensionistica, tra cui quelle sul Tfr, e ne arrivano di nuove, come lo stop all'anticipo della pensione di vecchiaia cumulando i fondi complementari. Approvato anche il subemendamento di Lega e FdI che estende anche ai contratti rinnovati nel 2024 e ai redditi fino a 33mila euro, la tassazione agevolata al 5%, sugli aumenti retribuitivi corrisposti dal 1° gennaio 2026.
Ok agli aumenti detassati anche per contratti passati
Saranno detassati, al 5%, anche gli aumenti salariali per i contratti passati. Il subemendamento modifica quanto già predisposto dalla legge di bilancio che prevedeva la tassazione agevolata per gli incrementi dovuti ai "rinnovi sottoscritti nel 2025 e nel 2026" e limitatamente ai redditi fino ai 28mila euro. La nuova versione amplia la platea di riferimento coinvolgendo i redditi fino a 33mila euro e i contratti siglati nel 2024.
"Grazie a un emendamento della Lega appena approvato in Commissione Bilancio al Senato anche i contratti collettivi stipulati in passato, non solo quindi quelli futuri, avranno eventuali aumenti salariali tassati al 5%. Un altro atto concreto che va nella direzione di alzare le buste paga dei lavoratori. Anziché parlare di salario minimo come fa una certa sinistra, la Lega e il governo con questo emendamento danno realmente a tutti gli strumenti per aumentare i salari", hanno dichiarato in una nota il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, e il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari.
Il governo cancella anticipo della pensione con fondi complementari
Stop alla possibilità di accedere alla pensione anticipata di vecchiaia cumulando la rendita dei fondi complementari. Nell'emendamento presentato dal governo in Commissione bilancio viene soppressa la norma entrata in vigore quest'anno (con l'ultima legge di bilancio) che permetteva di cumulare la rendita del fondo complementare per raggiungere la soglia minima dell'assegno pensionistico necessaria per accedere alla pensione di vecchiaia. Il risparmio sulla spesa pensionistica, secondo la relazione tecnica, va da 12,6 milioni nel 2026 a 130,8 milioni nel 2035.
Questa possibilità "è una cosa introdotta l'anno scorso dal nostro governo" ha ricordato il ministro Giorgetti e la cancellazione è dovuta al fatto che "pare non interessasse nessuno. A me dispiace, ma non è stata ritenuta strategica evidentemente", ha spiegato.
In arrivo una norma ad hoc
Il cumulo del fondo complementare per l'anticipo della pensione di vecchiaia potrebbe comunque rientrare con un altro provvedimento. "Era un esperimento e quell'esperimento era quello che era e agli occhi di qualche tecnico zelante dava origine a futuri oneri. La questione era che, incrementando la previdenza complementare, avrebbe portato più persone ad ottenere i requisiti secondo quel tipo di parametro e quindi allora se tu disattivi quello, il problema non si pone più per il futuro", ha spiegato il relatore della manovra e senatore della Lega, Claudio Borghi. "Non pensiamo sia una cosa sbagliata, ma faremo una norma ad hoc".
Nuovo taglio alle pensioni precoci e usuranti
L'emendamento contiene anche un ulteriore taglio, rispetto a quello già previsto nella legge di bilancio, ai soldi stanziati per le pensioni dei lavoratori precoci (chi ha almeno dodici mesi di contributi versati prima di compiere 19 anni) o che svolgono mansioni usuranti. Era già previsto che il fondo dedicato scendesse di 20 milioni di euro nel 2027, di 60 milioni nel 2028, di 90 milioni dal 2029 in poi. Ma la nuova norma proposta dal governo stringe ancora di più: nel 2033 il taglio sarà di 140 milioni di euro (50 milioni in più), mentre dal 2034 diventerà di 190 milioni di euro.
Torna il Tfr in manovra: anche le aziende con 40 dipendenti dovranno versarlo
Dal 2032 anche le aziende con 40 dipendenti dovranno versare il Tfr all'Inps. Tornano nel nuovo emendamento presentato dal governo le misure sul Tfr che ieri erano state cancellate dopo lo stralcio del pacchetto sulle pensioni, che ha innescato litigi e tensioni nella maggioranza. La norma amplia il numero dei soggetti tenuti al versamento del Tfr al Fondo Inps per l'erogazione del contributo: dal 2026 riguarderà le imprese con 50 dipendenti (in via transitoria anche quelle con 60) e dal 2032 si allargherà alle imprese con 40 lavoratori.
"Dal primo gennaio 2026 – si legge – anche i datori di lavoro che, negli anni successivi a quello di avvio dell'attività, hanno raggiunto o raggiungano la soglia dimensionale dei 50 dipendenti" dovranno versare il Tfr al fondo complementare. Quanto alla dimensione dell'impresa, vengono fissate delle soglie via via decrescenti (da 60 dipendenti a 40). Per la precisione, l'obbligo scatterà dal 2026 anche per le imprese che abbiano toccato i 50 dipendenti dopo la loro costituzione ma, in via transitoria, per il biennio 2026-2027, varrà anche per le aziende con 60 dipendenti. Dal 2032 è invece prevista l'estensione anche anche a quelle con 40 lavoratori.
Sì automatico alla previdenza complementare
Il nuovo maxi-emendamento prevede anche l'adesione automatica alla previdenza complementare per i neo assunti del settore privato da luglio 2026. I nuovi dipendenti avranno 60 giorni di tempo per rinunciarvi oppure, entro lo stesso termine, di scegliere un fondo complementare diverso. Le previsioni del governo stimano una platea di circa 100mila lavoratori, con una crescita 25mila dipendenti l'anno.
"L'adesione automatica – si legge nella norma – opera verso la forma pensionistica collettiva prevista dagli accordi o contratti collettivi, anche territoriali o aziendali". In caso di presenza di più forme pensionistiche, "la forma pensionistica complementare di destinazione è a quella alla quale abbia aderito il maggior numero di lavoratori dell'azienda, salvo diverso accordo aziendale". Ciò comporta la "devoluzione dell'intero Tfr e della contribuzione a carico del datore di lavoro e del lavoratore nella misura definita dagli accordi".