Terzo rifiuto al suicidio assistito: continua la battaglia di Martina Oppelli, malata di sclerosi multipla

Martina Oppelli, da vent’anni affetta da sclerosi multipla e tetraplegica, si vede negare per la terza volta il diritto al suicidio assistito dalle autorità sanitarie italiane. Di fronte a questo rifiuto, la donna sta valutando di rivolgersi alla Svizzera, dove il fine vita è regolato in modo più permissivo.
A cura di Francesca Moriero
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Martina Oppelli (foto Facebook)
Martina Oppelli (foto Facebook)

Martina Oppelli ha 49 anni e convive da oltre venti con la sclerosi multipla. Da molto tempo è anche in stato di tetraplegia, completamente dipendente da assistenza medica e dispositivi di sostegno vitale. Nonostante la gravità della sua condizione, l’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi) ha respinto per la terza volta la sua richiesta di accedere al suicidio assistito, riconosciuto dalla sentenza 242/2019 della Corte costituzionale come diritto dei pazienti in condizioni irreversibili e con sofferenze insopportabili. Il motivo del rifiuto, secondo la commissione medica, sarebbe l’assenza di un trattamento di sostegno vitale attualmente in corso, requisito essenziale per autorizzare la procedura in Italia. Di fronte a questo ennesimo diniego, Oppelli ha presentato una nuova opposizione formale e sta valutando di rivolgersi alla Svizzera, dove le normative sul fine vita consentono più facilmente l’accesso al suicidio assistito.

Tre dinieghi dall’azienda sanitaria: una sofferenza negata

Il diritto al suicidio assistito in Italia, pur regolato da una sentenza storica della Corte costituzionale (la 242/2019), resta ancora oggi un terreno di forti resistenze e interpretazioni restrittive. Oppelli ha presentato più volte la richiesta di accesso a questa procedura, ma l’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (Asugi) ha respinto la sua domanda per ben tre volte. Il motivo ufficiale? Secondo la commissione medica, la donna non sarebbe sottoposta a “trattamento di sostegno vitale”, condizione necessaria per accedere legalmente al suicidio medicalmente assistito. Un punto contestato con forza dall’Associazione Luca Coscioni, che segue il caso, perché Oppelli dipende completamente da dispositivi e terapie che, se interrotti, la condannerebbero a una morte certa. La negazione di questo diritto, come ricorda l'Associazione, equivarrebbe a infliggerle “un trattamento disumano, una forma di tortura”.

L'opposizione legale e la diffida all'Asugi

Nonostante i ripetuti dinieghi, Oppelli non si arrende: il 19 giugno scorso, assistita dal team legale coordinato da Filomena Gallo, avvocata e segretaria dell’Associazione Coscioni, ha infatti presentato una nuova opposizione formale contro il rifiuto dell’azienda sanitaria. Contestualmente, ha inviato una diffida e una messa in mora, sollecitando l’Asugi a rivedere la sua posizione. L'azienda sanitaria ha risposto annunciando l’avvio di una nuova procedura di valutazione medica, ma per la donna questa attesa rappresenta un’ulteriore tortura, una sofferenza prolungata senza soluzione.

La raccolta firme per una legge sul fine vita

Sul fronte politico e sociale, l’Associazione Luca Coscioni ha avviato una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare sul fine vita. L’obiettivo è raccogliere 50mila firme entro il 15 luglio per poter portare il testo in Senato, dove è prevista la discussione a partire dal 17 luglio. La proposta di legge punta a legalizzare tutte le forme di scelta sul fine vita, inclusa l’eutanasia, prevedendo il pieno coinvolgimento del Servizio sanitario nazionale e tempi certi per le procedure, a tutela proprio dei pazienti e dei loro diritti. Un passo avanti importante per chi, come Oppelli, vive ogni giorno nel limbo di un diritto non ancora riconosciuto pienamente.

"Ciò che mi rimane è solo una grande stanchezza e lo sconforto per aver creduto nel senso civico di uno Stato laico che dovrebbe concedere al cittadino consapevole, autodeterminato, allo stremo delle proprie forze, di porre fine a una sofferenza per la quale nessuno è in grado di proporre soluzioni plausibili che io non abbia già sperimentato", dice Oppelli. "Probabilmente saranno altri a poterne usufruire, a poterne gioire. E io, chissà dovrò intraprendere un ultimo faticosissimo viaggio verso un Paese non troppo lontano che ha già recepito la supplica di compassione di chi è stato condannato a soffrire a oltranza".

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