Strage di migranti durante il ciclone Harry: “Mille persone disperse nel Mediterraneo centrale”

Il ciclone Harry che ha provocato danni enormi in Sicilia, Calabria e Sardegna avrebbe causato circa 1000 morti in mare. Sono queste le stime diffuse da Refugees in Libya che ha messo insieme negli ultimi giorni una serie impressionante di segnalazioni, dati ufficiali e testimonianze dei pochissimi sopravvissuti a diversi naufragi segnalati nelle acque del Mediterraneo centrale. Nonostante le condizioni estreme del mare, le imbarcazioni di fortuna con a bordo i migranti sarebbero continuate a partire in particolar modo dalla Tunisia nella zona Sfax.
Alcune testimonianze raccolte dall'associazione composta da profughi provenienti dai lager libici e attiva in tutta Europa, raccontano di centinaia e centinaia di morti. La denuncia di Refugees in Libya è stata rilanciata in Italia da Mediterranea Saving Humans e rappresenterebbe a oggi la più grande tragedia mai avvenuta nelle acque del Mediterraneo con affondamenti che si sono susseguiti a ripetizione nei giorni in cui il ciclone Harry ha devastato le coste italiane e maltesi.
Il 24 gennaio registrati 380 dispersi in mare
I dati messi insieme da Refugees in Libya partono dai naufragi segnalati al 24 gennaio scorso. Secondo le informazioni trasmesse attraverso i dispacci Inmarsat dall’MRCC (il Centro per il coordinamento del soccorso marittimo) di Roma almeno 380 persone risultano disperse in mare al 24 gennaio. L’allerta raggruppava otto casi SAR distinti, corrispondenti a otto imbarcazioni partite da Sfax, sulla costa orientale della Tunisia, tra il 14 e il 21 gennaio 2026. Su queste otto imbarcazioni viaggiavano complessivamente 380 persone. Nessuna di queste 8 imbarcazioni partite dalla Tunisia è stata soccorsa o avvistata, pertanto tutte le persone vanno considerate come disperse in mare. Ma il destino di queste 380 persone resta l'unico dato ufficiale diffuso dalle autorità europee rispetto ai naufragi registrati nei giorni di maggiore intensità del ciclone Harry.
A questi dati si aggiungono altre testimonianze, come viene riportato da Refyugees in Libya. La nave mercantile Star ha effettuato il salvataggio di una naufrago, Ramadan Konte, il giorno 23 gennaio, come testimoniato da questo video diffuso sui social. "Era partito da Sfax a bordo di un'imbarcazione che trasportava circa 50 persone di diverse nazionalità" spiega Refugees in Libya in una nota. "L'imbarcazione si è capovolta. Konte è sopravvissuto per più di 24 ore in mare prima di essere avvistato dal mercantile a est della Tunisia e a sud di Malta. Durante il suo salvataggio, si vedevano corpi galleggiare nell’acqua. Konte ha perso suo fratello, la moglie di suo fratello, suo nipote e almeno altre 47 persone. Successivamente è stato consegnato alla Guardia Costiera maltese. La testimonianza di Konte è importante non solo per ciò che rivela su uno dei naufragi, ma anche per ciò che conferma più in generale: le imbarcazioni che partivano da Sfax in quel periodo si trovavano in condizioni disperate, con poche o nessuna possibilità di sopravvivenza e senza alcun intervento attivo di soccorso". Ai 380 naufraghi tracciati dai dati ufficiali vanno quindi aggiunti i 50 testimoniati dal salvataggio del naufrago effettuato dal mercantile Star, per un totale di 430 persone disperse. Ma non finisce qui.

"I trafficanti hanno spinto le persone a partire"
Il dato più agghiacciante raccolto da Refugees in Libya è quello che viene dalle testimonianze dirette delle comunità africane in Tunisia. I testimoni raccontano che dal 15 gennaio, a seguito di diverse operazioni di rastrellamento da parte dei militari tunisini negli uliveti intorno alle spiagge di Sfax, e un contemporaneo allentamento dei controlli proprio sulla fascia costiere a ridosso del mare, molte persone sono state spinte a partire verso l'Europa. Alcuni trafficanti di esseri umani avrebbero fatto pressione per far partire le imbarcazioni di fortuna nel più breve tempo possibile. "Si dice che un solo trafficante, conosciuto localmente come Mohamed ‘Mauritania', abbia spinto cinque convogli, ciascuno dei quali trasportava tra le 50 e le 55 persone" spiega la nota di Refugees in Libya.
Le testimonianze raccolte arrivano da persone che non si sono potute imbarcare perché non avevano denaro a sufficienza per pagare i trafficanti. Gli stessi hanno riferito che nessuna delle imbarcazioni gestite dal trafficante Mohammed "Mauritania" è tornata indietro, e nessuna di queste è stata avvistata o soccorsa da altre autorità in mare. Parliamo dunque di 5 barche precarie con almeno 50 persone a bordo scomparse tra le onde, per un totale di altri 250 dispersi in mare che si sommano ai 430 già mappati, per un totale di 680 dispersi. Le stesse testimonianze hanno raccontato agli attivisti di Refugees in Libya di almeno una decina di altre imbarcazioni partite dalle spiagge di Sfax tra il chilometro 19 e il chilometro 30, tutte con una cinquantina di persone a bordo. Di queste una è riuscita a tornare indietro sulle spiagge tunisine, un'altra è arrivata a Lampedusa il 22 gennaio con a bordo con un morto a bordo e due gemelline disperse in mare. Di tutte le altre imbarcazioni non si hanno tracce, sono sparite nel Mediterraneo. Per fare una tragica stima dei morti ai 680 dispersi già tracciati dobbiamo aggiungere altre 400 persone circa partite da Sfax e scomparse, per un totale che supera i 1000 dispersi.
Persone cercate dai propri familiari
A rendere più evidente la portata del dramma che si è consumato nel Mediterraneo durante i giorni del ciclone Harry ci sono le richieste di informazioni e gli appelli dei familiari che non hanno più notizie dei propri cari. "Il medico e attivista, dottor Ibrahim, che gestisce cliniche autorganizzate in Tunisia, ha cinque familiari dispersi: suo figlio, le sue due mogli e alcuni parenti. Anche un noto attivista nigeriano per i diritti umani, partito con un’altra imbarcazione, risulta disperso. Intanto le autorità maltesi hanno recuperato decine di corpi in mare. Il 30 gennaio il corpo di una donna è stato recuperato dalla nave di soccorso civile Ocean Viking nella zona di ricerca e soccorso maltese e sbarcato sabato a Siracusa" riferisce Refugees in Libya.
L'associazione chiama in causa le responsabilità diretta del governo tunisino guidato da Kaïs Saïed, che ha allentato i controlli sulle coste, dopo aver svolto una serie di sfollamenti di profughi ammassati negli uliveti nei giorni precedenti, consentendo ai trafficanti di esseri umani di far partire, del tutto indisturbati, le imbarcazioni dalle spiagge di Sfax durante il ciclone Harry. "Di fronte a questo – commenta la presidente di Mediterranea Saving Humans, Laura Marmorale – il silenzio e l’inazione dei governi di Malta e Italia sono agghiaccianti: di chi ha perso la vita in mare non si deve parlare, soprattutto quando queste morti mostrano il fallimento delle politiche migratorie e della collaborazione con Libia e Tunisia, e mentre si stanno preparando nuovi brutali provvedimenti contro le persone migranti e la solidarietà. Ma, come all’apertura venerdì scorso del processo per la strage di Cutro, insieme a Refugees in Libia e Tunisia, non smetteremo di chiedere con forza verità e giustizia anche di fronte a questa tragedia di inaudite proporzioni.”