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Covid 19
11 Luglio 2022
08:34

Quarantena Covid, verso le nuove regole: quando potrebbe arrivare stop isolamento per asintomatici

Sulla regola che impone l’isolamento di 7 giorni anche ai positivi asintomatici si dividono gli esperti e anche i membri dello stesso esecutivo.
A cura di Annalisa Cangemi
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I positivi asintomatici devono ancora rispettare l'isolamento, esattamente come coloro che sono stati contagiati e hanno i sintomi. Il ministero della Salute, per bocca del sottosegretario Pierpaolo Sileri, lo ha ribadito molto chiaramente: è ancora presto per eliminare la regola, che per il momento prevede un isolamento di 7 giorni per i vaccinati e di 10 giorni per i non vaccinati. Poi si può uscire da casa con un tampone negativo. Dallo scorso 1 aprile, con la fine dello stato d'emergenza per Covid, non c'è più l'obbligo di quarantena per i contatti stretti di un positivo, anche se conviventi. C'è solo l'obbligo di osservare l'autosorveglianza di 10 giorni con mascherine Ffp2 al chiuso o in luoghi affollati.

Chi è a favore dell'isolamento per i positivi al Covid asintomatici

Sileri ha affermato che "Ad oggi l'asintomatico positivo deve stare in isolamento, in futuro sarà possibile magari essere liberi, ma non è qualcosa che possiamo fare oggi, con questi numeri. In futuro cambierà questa regola, ma è qualcosa che non può essere fatto oggi". Il presidente del Css Franco Locatelli è d'accordo con lui, non si può "lasciare libero il virus" perché ci sono studi autorevoli che dimostrano che "anche gli asintomatici contribuiscono alla sua diffusione".

Sulla stessa linea il virologo Fabrizio Pregliasco, direttore sanitario del Galeazzi di Milano, secondo cui i tempi non sono maturi per poter permettere ai positivi asintomatici di abbandonare l'isolamento: "Parliamone in futuro, magari alla prossima ondata, mi auguro meno travolgente. Ora è troppo presto, considerata l’instabilità del virus e la sua tendenza a cambiare tanto rapidamente. Prima o poi la quarantena agli asintomatici andrà risparmiata". 

Per Pregliasco "È importante concentrare l’attenzione sugli anziani e i vulnerabili senza dimenticarsi degli altri. Sono d’accordo di ampliare la platea cui offrire la quarta dose, i 60enni. Non è vero che il vaccino sia sorpassato. Comunque blocca la malattia e aiuta a raggiungere l’obiettivo di non appesantire il lavoro degli ospedali", ha detto in un'intervista al Corriere della Sera.

"Contro la pandemia – aggiunge – nel mondo sono stati applicati tre modelli. Il primo: quello di Cina e Corea del Sud che hanno optato per la soluzione drastica, lock down blindatissimi per bloccare i focolai. Non ce l’hanno fatta. Il secondo modello: India e Brasile, Paesi con sistema sanitario claudicante, hanno lasciato spazio al virus e incassato colpi pesanti". Poi ci sono gli Europei, "con modalità differenti, e Stati Uniti, che hanno scelto la via della mitigazione, per rallentare la marcia del virus. Noi apparteniamo a questo gruppo e siamo stati i più prudenti. Una mediazione tra esigenze di salute, economiche e psicologiche. La scelta del rischio calcolato, come ha detto il premier Draghi".

Adesso, però, "non apriamo il rubinetto dei contagi. Siamo in una fase di transizione tra pandemia ed endemia, quella in cui il virus comincia a convivere con noi senza dare troppo fastidio. Non vuol dire però che non ci saranno altre ondate, probabilmente, si spera, di impatto sempre minore".

Chi chiede la fine dell'isolamento per i positivi asintomatici

C'è però chi, anche all'interno dello stesso governo, preme già per eliminare l'obbligo di isolamento in assenza di sintomi. Ieri è stato il sottosegretario alla Salute Andrea Costa a chiedere di allentare le regole: "Il lockdown vero si rischierà se non iniziamo una seria riflessione sull'eliminazione dell'isolamento dei positivi asintomatici". Il rischio secondo Costa è quello di costringere in casa troppi italiani, vista l'alta diffusione del virus e il tasso di positività in aumento al 26,3%.

Dalla sua parte c'è il professor Matteo Bassetti, infettivologo del San Martino di Genova, secondo cui contrastare il covid è "impossibile. Come tentare di fermare un’onda con un castello di sabbia. Tanto più che, secondo l’Imperial College di Londra, sta per arrivare una sottovariante ancora più contagiosa, la BA 2.75, appena comparsa in India, forse la più contagiosa nella storia", ha spiegato in un'intervista al Corriere della Sera.

Quindi, è il ragionamento, "concentriamoci dove il virus fa più danni: i fragili per età e per patologia e immunodepressi". Dovrebbero "usare la mascherina al chiuso, non in luoghi inappropriati. Ridicolo andare in spiaggia con naso e bocca coperti, significa sminuire l’importanza di questo strumento". L'allagamento della quarta dose ai 60enni significa "25 milioni di persone in più cui dedicarsi. Meglio decidere chi mettere in sicurezza organizzando bene e con chiarezza la campagna vaccinale, procedendo per gradi".

Secondo Bassetti bisogna lasciare i positivi liberi di andare in giro, "raccomandando loro certi comportamenti. Cambiamo la norma dei 7 giorni a casa se sei vaccinato e 10 se non lo sei. Diciamo alla gente di non uscire finché sono presenti sintomi. Poi possono riprendere a circolare indossando la mascherina. In pratica è una sanatoria. Accettiamo ciò che già avviene di fatto. Lei pensa che chi ha un’attività commerciale e scopre di essere positivo col tampone eseguito a casa, rispetti l’isolamento mettendola a rischio?". In ogni caso, spiega Bassetti, "la popolazione ha una scorza immunitaria tale da offrire forte resistenza all’infezione. Il Covid è quello delle bare di Bergamo, delle rianimazioni intasate di pazienti intubati. Non è quello attuale". E infatti, sottolinea Bassetti 100 morti al giorno "sono i fragili che vanno protetti al massimo". 

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