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Stipendi, scatta la flat tax sugli aumenti in busta paga: chi ci guadagna, la circolare del Fisco

L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato le istruzioni per applicare la nuova tassa piatta del 5% sugli aumenti in busta paga per i rinnovi di contratto e quella al 15% per il lavoro notturno, nei festivi o nei giorni di riposo. Ecco come funzionano le nuove regole fiscali e chi ci potrà guadagnare.
A cura di Luca Pons
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Immagine di repertorio
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A circa due mesi dall'approvazione della legge di bilancio, sono arrivate le istruzioni operative dell'Agenzia delle Entrate per applicare due delle misure più attesi da lavoratrici e lavoratori dipendenti: la tassazione ridotta per diversi aumenti in busta paga. In particolare, con una circolare apposita il Fisco ha chiarito come funzionerà concretamente la ‘tassa piatta' del 5% sugli aumenti di stipendio dovuti a rinnovi del contratto collettivo avvenuti tra il 2024 e il 2026. Lo stesso vale per quella del 15% su festivi e lavoro notturno.

Tassa piatta sugli aumenti in busta paga per i rinnovi contrattuali: i requisiti

La tassa piatta del 5% sugli aumenti dovuti ai rinnovi di contratto spetta ai dipendenti privati che l'anno scorso hanno avuto un reddito da lavoro dipendente non superiore a 33mila euro. Si riferisce a tutti gli aumenti che derivano da contratti collettivi firmati nel 2024, nel 2025 o nel 2026.

L'Agenzia chiarisce che la riduzione dell'Irpef al 5% riguarda solo le somme erogate dal 1° gennaio 2026 in avanti. Insomma, anche se un contratto è stato rinnovato due anni fa, sugli aumenti si pagherà una tassa agevolata solo per i soldi che si ricevono quest'anno.

L'esempio è: un contratto firmato nel 2025 prevede diverse tranche di aumenti; da giugno 2025 arrivato 27 euro in più in busta paga e da giugno 2026 se ne aggiungono altri 53. In questo caso, la tassa agevolata si paga sui 27 euro ‘extra' incassati da gennaio a maggio 2026, e poi sugli 80 euro (27+53) in più presi da giugno a dicembre 2026.

La tassa piatta si applica solo agli aumenti retributivi e non, ad esempio, agli scatti di anzianità, alle ore di straordinario o al Tfr, anche se queste sono previste dal rinnovo di contratto collettivo. Si parla solamente di ciò che viene messo in busta paga come stipendio ‘puro', le dodici mensilità di retribuzione più tredicesima e quattordicesima per chi le ha.

C'è poi un altro chiarimento. Non è necessario fare domanda per ottenere questa tassazione agevolata. Visto c'è un requisito di reddito, però, chi nel 2025 ha lavorato per diverse aziende dovrebbe comunicare al suo attuale datore di lavoro quanto ha incassato quando lavorava altrove, per permettere di verificare se ha diritto allo sconto in busta paga. Lo può fare inviando alla propria azienda le Certificazioni uniche (CU) relative al periodo in cui lavorava da altre parti, oppure con una dichiarazione sostitutiva.

Infine, i lavoratori che non hanno un sostituto d'imposta – ad esempio i lavoratori domestici – possono comunque approfittare di questo sconto sulle tasse. Semplicemente, invece di riceverlo in busta paga, potranno applicarlo quando faranno la dichiarazione dei redditi l'anno prossimo.

Flat tax al 15% per lavoro notturno e nei festivi: chi ci guadagna

La manovra 2026 ha previsto anche una tassa agevolata del 15% per le maggiorazioni di stipendio dovute a lavoro notturno, durante i festivi o periodi di riposo. Questa spetta ai dipendenti privati che l'anno scorso hanno avuto un reddito da lavoro dipendente sono superiore a 40mila euro. In ogni caso, l'importo complessivo dello sconto non può superare i 1.500 euro in un anno.

La tassa piatta si applica anche alle indennità di reperibilità per questo tipo di orari (notturno, festivi). In compenso, sono escluse tutte le somme che derivano da accordi territoriali e aziendali, così come le indennità di malattia, infortuni, maternità o paternità. Lo stesso vale per il Tfr.

In più, sono escluse le somme pagate "a qualsiasi titolo, per lavoro straordinario, eccetto che festivo o notturno".  Va sottolineato anche che questo sconto non spetta ai lavoratori delle attività che somministrano alimenti e bevande, né ai lavoratori del settore turistico.

Come già specificato per la prima misura, non è necessario fare domanda ma chi ha avuto più datori di lavoro nel 2025 deve comunicare alla sua attuale azienda che l'anno scorso non ha superato il limite di reddito previsto. Per i lavoratori domestici e altri che sono senza sostituto d’imposta, c'è sempre la possibilità di approfittare dello sconto quando faranno la dichiarazione dei redditi l'anno prossimo.

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