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Stipendi, perché da giugno 2026 potrai sapere quanto guadagnano i tuoi colleghi in busta paga

Entro il 6 giugno 2026, l’Italia deve mettere in atto la direttiva Ue che riguarda la trasparenza salariale. La norma permetterà a ogni dipendente di chiedere all’azienda quanto, in media, guadagnano i suoi collegi che hanno un lavoro di pari valore. E, se ci sono delle differenze, sarà il datore di lavoro a dover spiegare perché.
A cura di Luca Pons
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Tra poco meno di cinque mesi, in Italia per legge si potrà chiedere al proprio datore di lavoro quanto guadagnano – in media – i colleghi che svolgono una mansione di pari valore. La novità fa parte della direttiva Ue sulla trasparenza salariale, approvata nel 2023, che il governo Meloni deve recepire entro il 6 giugno. Questa è la data entro cui il ministero del Lavoro dovrà chiudere il decreto che permette di mettere in pratica le nuove regole.

La novità riguarderà tutti i dipendenti del settore pubblico e privato. Se ci sono delle discrepanze, spetterà all'azienda spiegare perché un lavoratore o una lavoratrice ha una paga sotto la media. Se poi le cose non si chiariscono, prima si aprirà un contenzioso interno e, eventualmente, si potrà finire anche in tribunale. Ma a stabilire i dettagli di queste procedure sarà, appunto, il ministero del Lavoro nei prossimi mesi.

Cosa si può chiedere sullo stipendio dei propri colleghi con la nuova direttiva Ue

Nella direttiva, che contiene quasi 40 articoli, uno dei più discussi è l'articolo 7. Questo crea il meccanismo con cui tutti i dipendenti avranno il diritto di "richiedere e ricevere per iscritto" delle informazioni sui "livelli retributivi medi, ripartiti per sesso, delle categorie di lavoratori che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore".

Per "retribuzione" si intende non solo lo stipendio di base, ma anche tutti i benefit. Insomma, con una semplice richiesta si potrà sapere quanto guadagnano, in media, i propri colleghi che ricoprono lo stesso ruolo, oppure uno equivalente.

Da qui potrebbero emergere anche delle discrepanze: un lavoratore che prende meno della media; oppure una paga mediamente più bassa per le donne, ad esempio. In questi casi, sarà l'azienda stessa a dover dare spiegazioni. Se invece le informazioni saranno "imprecise o incomplete", si potranno richiedere "chiarimenti e dettagli ulteriori e ragionevoli riguardo ai dati forniti".

Come chiedere quanto guadagnano i colleghi

La richiesta per conoscere lo stipendio medio dei colleghi si potrà fare tramite i "rappresentanti dei lavoratori" o anche attraverso "un organismo di parità". I dettagli concreti saranno stabiliti dal ministero del Lavoro.

Un paletto, però, c'è già, ed è quello delle tempistiche. Niente pratiche che finiscono nel vuoto, ferme su qualche scrivania: i datori di lavoro dovranno rispondere "entro un termine ragionevole", e comunque in tutti i casi sempre "entro due mesi dalla data in cui è presentata la richiesta".

Le aziende non potranno neanche nascondersi dietro al fatto che i dipendenti potrebbero non conoscere queste nuove regole. Saranno tenute, infatti, a informare ogni anno tutti i lavoratori e le lavoratrici sul loro diritto, e su come esercitarlo.

Quando si potrà chiedere lo stipendio dei colleghi

La questione è capire come e quando la direttiva sarà messa in atto dal governo Meloni. Come detto, la scadenza è quella del 6 giugno. Se sarà rispettata, con tutta probabilità arriverà un decreto legge scritto dal ministero del Lavoro. Ma non è detto che il percorso si fermi qui: il dl potrebbe richiedere altri interventi successivi (decreti ministeriali, regolamenti e così via) per stabilire una serie di aspetti specifici. Così come potrebbe dare alle aziende del tempo in più per adattarsi gradualmente ai nuovi obblighi.

Ci sono già stati incontri e con le associazioni delle imprese. Ci sono degli aspetti particolarmente complessi da affrontare: ad esempio, con quali criteri un'azienda deve stabilire quali sono i lavori di "pari valore"? Una cosa è confrontare tutti i dipendenti che svolgono lo stesso lavoro, ma le informazioni devono riguardare anche tutti quelli paragonabili. Su questo si dovrà fare chiarezza, facendo riferimento anche ai contratti collettivi che già esistono

Insomma, anche se la data da non superare è il 6 giugno, è possibile che ci vorrà più tempo per informarsi davvero sulla busta paga dei propri colleghi. Ma al di là dei tempi tecnici, presto lavoratrici e lavoratori potranno esercitare un nuovo diritto.

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