Opinioni

Sono stato al primo comizio di Vannacci dopo l’uscita dalla Lega e ha detto le solite bugie

Sono stato al battesimo di Futuro Nazionale, la prima cosa nerissima brandizzata Roberto Vannacci, già ex Lega ed ex Generale esercitante. I leit motiv sono sempre gli stessi: la civiltà occidentale, gli immigrati e il sangue, a cui ora ha aggiunto una nuova parola che ha imparato all’estero: “remigrazione”.
A cura di Saverio Tommasi
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Roberto Vannacci alla prima di Futuro Nazionale

Sono stato al battesimo di Futuro Nazionale, la nuova formazione politica di Roberto Vannacci, già ex Generale esercitante ed ex Lega, una corsa strepitosa verso una cosa nerissima.

Il "nuovo" leit motiv è in realtà sempre il solito: la civiltà occidentale, gli immigrati, la nostra cultura, il sangue e l'onore. Lo stesso onore che tirò in ballo quando stragiurava che non avrebbe lasciato la Lega, e infatti abbiamo visto come è finita.

Della nuova formazione Roberto Vannacci vuole essere "presidente" e non "segretario", perché quest'ultima parola gli ricorda "chi mette a posto le carte". Volete mettere, invece, il prestigio della parola "presidente"? Dobbiamo dire che il Generale ha sempre dato alle parole un significato personale, quando non proprio falso, ad esempio quando affermava che i gay non fossero normali in quanto non costituivano la maggioranza della popolazione. Per lui "normalità" equivaleva a "maggioranza", pensa un po'. Una roba così poco umana da far saltare sulla sedia anche l'enciclopedia Treccani, tutta intera.

Il battesimo del nuovo partito del Generale ("che però non è ancora costituito, ci stiamo lavorando") è avvenuto a Rimini. Hanno battezzato una cosa che ancora deve nascere, vedremo se gli porterà fortuna avere anteposto il carro ai buoi.

Il comizio di Roberto Vannacci è stato caratterizzato dalla sua capacità di tenere il palco (sono serio, questo gli va riconosciuto) e dalla capacità del pubblico di non riconoscere una serie di balle che Vannacci ha raccontato per avvalorare le sue teorie segregazioniste (anche su questo sono serissimo).

A Rimini l'argomento principale era l'immigrazione, declinata con una nuova parola, importata dall'estero: remigrazione. Segno che gli stranieri vanno bene ma soltanto quando discriminano come piace a Vannacci.
La frase ricorrente è stata – pronunciata con la volontà di ridicolizzarla – "le risorse ci pagano le pensioni". Vannacci ha dileggiato per l'intero comizio il significato di questa affermazione, eppure l'unico dato disaggregato e di facile lettura relativo a "quanto ci costano gli immigrati" ce lo ha fornito proprio Tito Boeri quando era presidente dell'INPS. Quello che gli immigrati versano come contributi allo Stato italiano sono 8 miliardi l'anno. Quello che ricevono come pensioni e servizi sono invece 3 miliardi l'anno. Disavanzo positivo per lo Stato: 5 miliardi l'anno. Gliel'ho ricordato a fine comizio e Vannacci ha risposto di non conoscere questo dato ma che me ne avrebbe portati altri, per confutare la mia tesi che però non è la mia tesi. Si tratta (lo ricordo volentieri) dell'unica dichiarazione resa, in proposito e con questa puntualità, da un presidente dell'INPS.
Ricordo sommessamente anche un altro fatto: le persone non andrebbero giudicate sulla loro possibilità economica, e neanche a partire dalla loro capacità contributiva. Altrimenti avrebbe avuto ragione quel professore di matematica, nazista, che nel film "La vita è bella" faceva conteggiare il risparmio per lo Stato nel caso avesse deciso di sopprimere le persone con disabilità grave. Vannacci non è nazista, e ovviamente inorridirebbe anche lui di fronte a una tale idea (vero, Roberto?), ma scegliere di salvare le persone dalle torture in base a quello che ci possiamo guadagnare noi, dopo, non è poi un ragionamento molto differente.

E poi una perla finale, una "vannaccianata", diremmo in gergo: il suo essere a favore della croce cristiana perché "questa fa parte della storia d'Italia da Duemila anni". Dimenticandosi che l'Italia esiste soltanto da 165 anni, e non si tratta soltanto di una questione di unione territoriale, ma proprio del fatto che precedentemente (e anche dopo…) le differenze culturali e religiose sono sempre state tantissime, all'interno della Penisola. Ergo: la croce fa parte (al massimo) della storia di Vannacci, non della storia d'Italia. E confondere i due piani sarebbe pericoloso e storicamente incorretto. E una profonda mancanza di sensibilità cristiana, perché ridurre la croce a una "mera abitudine", non mi sembra un granché.

Per le puntate precedenti con Roberto Vannacci, vi lascio qualche link. Parto da qui: conosco Roberto Vannacci da quando uscì il suo primo libro. Lo lessi in anteprima e trovai molto interessante il fatto che nel 2023 contenesse tesi da Stato di Alabama nel 1876, e pure vendesse così tanto. Poi, nel tempo, la mia stima nei suoi confronti ha trovato il modo di scavare il fondo del barile. Andai ad ascoltare un suo comizio, mi prese di lato e mi raccontò come condurre un figlio dall'omosessualità all'eterosessualità. Poi lo andai a trovare a Pontida, durante il ritrovo degli adoratori del Dio Po, ma quando gli chiesi perché in quello stesso festival avevano invitato sul palco e applaudito chi aveva sostenuto che "alle donne che hanno abortito bisogno togliere le ovaie", Roberto Vannacci andò nel pallone e farfugliò cose poco comprensibili. E poi ancora mi dedicò un meme in cui sceglieva di continuare a stare zitto di fronte al primo genocidio della Storia in diretta mondiale, e di attaccarmi per aver partecipato invece al più esteso tentativo di missione umanitaria al mondo, con la Global Sumud Flotilla, cercando di raggiungere le coste della Palestina.
In tempi recentissimi, invece, l'ho incontrato di nuovo mentre difendeva il fascismo provando a dire che non stava difendendo il fascismo.

Vedremo il futuro (nazionale) quali incontri epici e dichiarazioni perdibili, ci riserverà.

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Sono giornalista e video reporter. Realizzo reportage e documentari in forma breve, in Italia e all'estero. Scrivo libri, quando capita. Il più recente è "Siate ribelli. Praticate gentilezza". Ho sposato Fanpage.it, ed è un matrimonio felice. Racconto storie di umanità varia, mi piace incrociare le fragilità umane, senza pietismo e ribaltando il tavolo degli stereotipi. Per farlo uso le parole e le immagini. Mi nutro di video e respiro. Tutti i miei video li trovate sul canale Youmedia personale.
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