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Sondaggi politici, cala l’effetto referendum e il centrodestra rialza la testa: chi vince tra i partiti

Dopo una settimana di picco legata anche al successo al referendum, i principali partiti del campo largo perdono terreno nei sondaggi politici. Il centrodestra è in gran parte stabile, ma questo basta per tornare in vantaggio. Gli italiani non vogliono elezioni anticipate, anche se nei confronti del governo Meloni c’è parecchio scontento. Lo riporta il nuovo sondaggio di Termometro politico.
A cura di Luca Pons
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Dopo un periodo duro da più punti di vista (referendum perso, dimissioni, crisi energetica, guerra) i partiti del centrodestra non hanno esattamente superato la fase di caos, ma se non altro tornano a respirare leggermente nei sondaggi. Le forze del campo largo che avevano raggiunto il picco registrano una flessione, e così il distacco tra centrodestra e centrosinistra si allarga. Tuttavia, la sfiducia nel governo Meloni resta alta. A riportarlo è il nuovo sondaggio di Termometro politico.

Quanti voti prendono il centrodestra e il centrosinistra

Fratelli d'Italia è al 29,2%. Il partito di Giorgia Meloni si mantiene stabile su numeri piuttosto alti, nonostante le difficoltà. Mentre altri sondaggi hanno registrato un calo più netto, questa rilevazione mostra FdI ancora vicino alla soglia del 30% dei consensi.

Forza Italia resta all'8%, senza variazioni rispetto alla scorsa settimana. A fare un passo avanti è la Lega, al 7,6%. Il Carroccio di Matteo Salvini guadagna tre decimi e torna vicino ai rivali forzisti, dopo settimane di calo. A mettere in difficoltà i leghisti, però, più che il referendum è una nuova forza politica: Futuro nazionale di Roberto Vannacci è al 3,4%, perde due decimi ma resta una spina nel fianco per il centrodestra (sempre che, prima delle prossime elezioni, non venga in qualche modo inserito nella maggioranza).

La coalizione è completata da Noi moderati all'1%. Il centrodestra raccoglie quindi il 45,8% dei voti, nel complesso (sempre tenendo fuori i vannacciani).

Dall'altra parte il Partito democratico cala al 22% perdendo due decimi. È comunque un risultato alto per i democratici di Elly Schlein, ma la tendenza discendente si registra anche tra le altre forze. Il Movimento 5 stelle va al 12,1% perdendo appena un decimo. Alleanza Verdi-Sinistra scende al 6,2%, tre decimi in meno di una settimana fa.

C'è poi Italia viva di Matteo Renzi, al 2,4%, e +Europa all'1,8%. Fuori dalle coalizioni, Azione di Carlo Calenda resta al 3%. Il campo largo, sommando i risultati di tutti i partiti che lo compongono sulla carta, arriva al 44,5%. Insomma, se fino alla settimana scorsa il centrodestra era a pochi decimi, oggi torna a quasi un punto e mezzo di distanza. Si parla, comunque, di distacchi minimi.

Poca fiducia in Meloni, ma gli italiani non vogliono elezioni anticipate

I partiti del centrosinistra non saranno felici del calo, ma possono consolarsi osservando i dati sulla fiducia nei confronti del governo Meloni. Il 26,7% degli elettori dice di avere "molta" fiducia nella premier, e questo dato è in lieve aumento. Ma, anche unendoli al 12% che ne ha "abbastanza", il tasso di approvazione resta sotto il 40%. Al contrario, ben il 52,2% degli interpellati non ha "nessuna" fiducia in Meloni, mentre l'8,6% ne ha "poca".

Il sondaggio pone anche una questione particolare agli elettori: chi preferirebbero tra Giorgia Meloni e Marina Berlusconi come capo del governo? La risposta è chiara. Il 35,8% sceglie l'attuale premier, il 5,3% le vedrebbe bene entrambe, solo il 4,5% preferirebbe Berlusconi. Ma ben il 53,7% (e tra di loro ci sono sicuramente anche degli elettori di centrodestra) dice che non vorrebbe "nessuna delle due".

Lo scontento, però, non porta voglia di elezioni. Ben il 64,8% degli interpellati si oppone all'idea del voto anticipato, sostenendo che non servono "polemiche strumentali" e che è giusto che la legislatura arrivi alla sua fine, anche per "serietà istituzionale". Ciò non toglie che, comunque, un 30,4% è favorevole. O perché preferisce evitare "un anno di logoramento e di dibattiti inutili", oppure perché pensa che il governo Meloni abbia "ormai perso la propria legittimità popolare dopo la sconfitta referendaria".

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