I risultati delle elezioni regionali non hanno pesato particolarmente sugli equilibri politici a livello nazionale. Nei territori si è visto come i cittadini abbiano premiato i governatori uscenti che hanno mostrato di saper gestire l'emergenza coronavirus, ma per quanto riguarda i sondaggi politici a livello nazionale, le indagini non ci dicono cose molto diverse rispetto a qualche mese fa. Una rilevazione di Ipsos, presentata da Nando Pagnoncelli per il Corriere della Sera, evidenzia come le intenzioni di voto non sono sostanzialmente cambiate: la Lega si conferma il primo partito al 24%, seguita dal Partito democratico al 19,3% e dal Movimento Cinque Stelle al 18,6%. E mentre il Carroccio cresce, gli alleati di governo risultano in leggera flessione. Crolla anche Fratelli d'Italia, che in due mesi perde 1 punto e mezzo. A seguire poi Forza Italia (6,8%), Italia viva (3,1%) e Azione (3%). I livelli di gradimento del governo si mantengono elevati, in leggero aumento, e una lieve crescita si registra anche per il leader della maggioranza (specialmente Zingaretti e Di Maio), mentre quelli dell'opposizione (ad eccezione di Berlusconi) registrano una flessione.

Come cambierebbe il Parlamento con la nuova legge elettorale

Il 20 e il 21 settembre, tuttavia, non si è votato solo per le elezioni regionali. La netta vittoria del Sì al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, tuttavia, non ha beneficiato particolarmente il Movimento Cinque Stelle, che ha visto crollare il proprio consenso su base territoriale. Ad ogni modo, con la vittoria del Sì e la prossima riduzione di deputati e senatori, bisognerà procedere con la riforma della legge elettorale. Il sondaggio di Ipsos analizza l'aspetto che avrebbe il Parlamento "ridotto" secondo queste intenzioni di voto sia tenendo conto dell'attuale legge elettorale (Rosatellum) sia di quella a cui sta lavorando la maggioranza (Brescellum, o Germanicum).

Inoltre il sondaggio ha tenuto conto sia di una tripartizione tra centrodestra, M5s e centrosinistra, sia di una situazione pari a quella attuale, in cui al centrodestra si contrappone una maggioranza formata da centrosinistra e pentastellati. Ecco gli scenari: nel primo caso alla Camera al centrodestra andrebbero 227 seggi (di cui oltre la metà spetterebbero alla Lega) contro i 114 stimati per il centrosinistra e 55 per i Cinque Stelle. Al Senato invece, il centrodestra prenderebbe 112 seggi, contro i 57 del centrosinistra e i 27 del M5s. Anche tenendo conto della coalizione giallorossa, il centrodestra avrebbe comunque il vantaggio: 218 a 161 alla Camera e 112 a 80 al Senato.

Il centrodestra rimane in maggioranza

Cosa cambierebbe però con la nuova legge elettorale? Con il Brescellum i seggi sarebbero assegnati secondo un sistema proporzionale puro (non misto come quello attuale) con soglia di sbarramento al 5%. Sarebbe però riconosciuto il diritto di tribuna ai piccoli partiti che pur non superando la soglia abbiano comunque ottenuto un quoziente pieno in alcune Regioni. Questo cambierebbe sicuramente l'aspetto del Parlamento, con alcune forze politiche che ne rimarrebbero al di fuori. Sarebbe il caso di Italia Viva, che non riuscirebbe a guadagnarsi un seggio al Senato. Ad ogni modo, anche con il Brescellum il centrodestra si assicurerebbe la maggioranza in Parlamento. Con la soglia al 5% Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia otterrebbero in totale 219 seggi a Montecitorio e 112 a Palazzo Madama, mentre i giallorossi si fermerebbero a 176 e 86. Stesso discorso anche nel caso in cui la soglia di sbarramento venga confermata al 3%: il centrodestra avrebbe diritto a  206 seggi alla Camera e 108 al Senato contro i 179 e 90 parlamentari del centrosinistra e del M5s.