
A cura di Valerio Renzi
Sono ripresi i lavori nella commissione Affari Costituzionali del Senato dopo la pausa natalizia, e subito è stata incardinata la discussione per un nuovo disegno di legge in materia di antisemitismo. Al momento ce ne sono ben quattro, ma presto arriveranno a cinque. Ci sono al momento due disegni di legge della maggioranza, uno a prima di Maurizio Gasparri di Forza Italia, e uno della Lega presentato da Massimiliano Romeo. Per l’opposizione un disegno di legge è firmato da Ivan Scalfarotto di Italia Viva, e l’altro da Graziano Delrio del Partito Democratico, con il sostegno di altri senatori della cosiddetta corrente riformista del partito. A questi si aggiungerà un testo “ufficiale” del Partito Democratico, perché la proposta Delrio è stata aspramente contestata dalla maggioranza dem, tanto che il presidente dei senatori Francesco Boccia è arrivato a definirla un’iniziativa personale.
Ma perché ha fatto tanto discutere il disegno di legge presentato da Delrio sull’antisemitismo? Perché secondo molti questa proposta, al pari di quelle di Italia Viva e della maggioranza, equipara le critiche alle politiche di Israele all’antisemitismo. Lo fa assumendo la definizione di antisemitismo proposta dall’International Holocaust Remembrance Alliance, già incorporata nella legislazione di diversi paesi, e i suoi “esempi contemporanei di antisemitismo”.
Una preoccupazione condivisa da Amnesty International, per la quale l’assunzione in ambito legislativo della definizione di antisemitismo dell’IHRA, rischia di mettere a rischio la libertà di espressione così come è tutelata dalla Costituzione e dalle convenzioni internazionali. Ma non solo, l’associazione per la tutela dei diritti umani, sottolinea come le proposte attualmente in discussione abbiano seri profili di incostituzionalità visto e considerato che “prevedono una tutela speciale per una sola comunità religiosa, senza offrire le stesse garanzie ad altre minoranze che subiscono gravi forme di discriminazione, come le persone rom, le persone migranti e quelle di fede musulmana”.
E in effetti, prima ancora delle beghe interne del Partito Democratico, quello che dovremmo chiederci è se serva una nuova legge che punisca con un ulteriori e specifiche aggravanti azioni e parole antisemite. Io credo di no, e questo per una semplice ragione: una legge che lo fa già c’è. È la legge Mancino del 1993 che punisce “discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”, con una specifica aggravante.
Si tratta di una legge varata a seguito della violenza dei cosiddetti “naziskin” gruppi di estremisti neofascisti e neonazisti che nei primi anni Novanta anche in Italia salgono agli onori della cronaca per uno stillicidio di violente aggressioni ai danni di cittadini migranti, senza tetto, persone omosessuali. In quello stesso clima in diverse città italiane vennero affisse delle stelle di David gialle sui negozi di cittadini ebrei, oltre alla profanazione di sepolture ebraiche e alla ripresa di iniziative di propaganda di negazionismo della Shoah e di propaganda esplicitamente antisemita.
Insomma: una legge contro i crimini d’odio già c’è, e viene utilizzata quando serve anche di fronte alla propaganda e alla violenza antisemita. Se tra le perverse conseguenze del genocidio a Gaza ci fosse un riemergere di manifestazioni antisemite, lo strumento per sanzionarle già esiste.
È evidente allora che un disegno di legge come quello in discussione ha un solo scopo possibile: mettere nel mirino il dissenso e il movimento di solidarietà con la Palestina e contro la guerra.
Nota bene: negli ultimi anni sia la Lega Nord che Fratelli d’Italia hanno proposto di abolire la legge Mancino, in quanto a loro modo di vedere introdurrebbe un reato di opinione. Scriveva nel 2018 su Facebook l’allora Ministro per la Famiglia oggi Presidente della Camera Lorenzo Fontana: “In questi anni (la legge mancino ndr) si è trasformata in una sponda normativa usata dai globalisti per ammantare di antifascismo il loro razzismo anti-italiano”.