Dopo la decisione del tribunale del riesame di accogliere la richiesta della procura e confermare il sequestro di beni e fondi della Lega per 49 milioni di euro in seguito alla vicenda dei falsi rimborsi elettorali, arriva il commento del segretario del Carroccio e vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini. “Se vogliono toglierci tutto – dichiara – lo possono fare. Noi abbiamo gli italiani con noi, facciano quello che credono”. Il ministro dell’Interno si dice “assolutamente tranquillo”, spiegando che sta continuando a concentrarsi sul suo lavoro al governo: “Stiamo passando notti ad allontanare i clandestini, e questo non mi turba minimamente, riguarda 8-10 anni fa. I processi alla storia non mi affascinano”.

Salvini si rivolge alla procura di Genova, parlando di quella dei fondi della Lega come di una “vicenda del passato” e augurandosi che “la procura di Genova impegni il suo tempo sul disastro del Ponte Morandi”. E anche del crollo del ponte e delle concessioni ad Autostrade parla Salvini al termine di una conferenza stampa al Viminale. Sulla revoca della concessione alla società Autostrade per l'Italia, il vicepresidente del Consiglio spiega che "c'è un lavoro in corso, ne parlerò a lavoro concluso, perché ritengo inutili le mie impressioni a cantiere aperto".

Poco dopo Salvini è tornato sul tema con un tweet: "Lavoro per la sicurezza degli italiani – scrive sul social network – e mi indagano per sequestro di persona (30 anni di carcere), lavoro per cambiare l'Italia e l'Europa e mi bloccano tutti i conti correnti, per presunti errori di dieci anni fa. Se qualcuno pensa di fermarmi o spaventarmi ha capito male, io non mollo e lavoro ancora più duro. Sorridente e incazzato".

Il tribunale del riesame conferma il sequestro

Oggi il tribunale del riesame ha accolto il ricorso presentato dalla procura di Genova con il quale chiedeva di poter procedere al sequestro dei fondi della Lega per recuperare i 49 milioni di euro di rimborsi elettorali illeciti. Il tribunale ha quindi confermato il sequestro dei beni che nasce dalla condanna in primo grado all’ex segretario del Carroccio, Umberto Bossi, e all’ex tesoriere, Francesco Belsito. Al momento i fondi sequestrati ammontano a circa 3 milioni di euro e nelle casse del partito dovrebbero esserci altri cinque milioni.