Da dodici giorni la Sea Watch 3 sta navigando a zig zag davanti all'isola di Lampedusa, in attesa che il governo italiano dia il via libera allo sbarco dei 42 migranti recuperati al largo della Libia e dell'equipaggio. Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ha ribadito più volte che l'autorizzazione non verrà data, soprattutto ora che, grazie al decreto sicurezza bis, la Ong tedesca verrebbe pesantemente punita se decidesse di attraccare senza permesso. Così, questa mattina, la Sea Watch si è rivolta direttamente alla Corte di Strasburgo, che ha reso noto di aver ricevuto una richiesta di "misure provvisorie" da parte della Ong tedesca, per chiedere all'Italia di consentire lo sbarco dei migranti. La Corte ha rivolto una serie di domande sia alla Sea Watch 3 che al governo italiano, le due parti in causa dovranno rispondere entro oggi pomeriggio. Secondo i suoi regolamenti, la Corte di Strasburgo può chiedere all'Italia di adottare quelle che vengono definite "misure urgenti" e che "servono a impedire serie e irrimediabili violazioni dei diritti umani".

Ieri sera la Ong tedesca ha twittato un'immagine che mostra il percorso della Sea Watch 3 negli ultimi dodici giorni, in cui la nave si è spostata avanti e indietro al largo di Lampedusa, senza mai abbandonare le acque internazionali, in attesa di un segnale. Nello stesso tweet la Ong scriveva: "Questo è il tracciato percorso negli ultimi giorni dalla Sea Watch. Disegna il confine tra acque territoriali italiane e quelle internazionali. Lo vedete? Lo stanno percorrendo forzosamente 42 persone che l'Europa, continente di 500 milioni di abitanti, non vuole. Quarantadue".

Commissione Ue: "Ricordate l'imperativo umanitario"

"Chiediamo agli Stati membri di tenere a mente l'imperativo umanitario per i migranti ancora a bordo della Sea Watch 3 – ha annunciato la portavoce della Commissione europea, Natasha Bertaud – L'esecutivo comunitario accoglie positivamente la decisione delle autorità italiane di permettere l'evacuazione di alcuni migranti a bordo per ragioni mediche". Tuttavia, secondo la Commissione Ue, "è necessario trovare una soluzione per le persone a bordo".

Salvini: "Mandiamoli metà a Berlino e metà ad Amsterdam"

Matteo Salvini ha risposto all'Unione europea con un post su Facebook, in cui ha proposto la sua soluzione alla questione Sea Watch: "L’Unione europea vuole risolvere il problema Sea Watch? Facile – scrive il ministro dell'Interno – Nave olandese, ONG tedesca: metà immigrati ad Amsterdam, l’altra metà a Berlino. E sequestro della nave pirata. Punto".

Già ieri Matteo Salvini si era scagliato contro l'Olanda, colpevole di disinteresse verso la nave dell'Ong tedesca che batte bandiera olandese. "Ho scritto personalmente al mio collega ministro olandese: sono incredulo perché si stanno disinteressando di una nave con la loro bandiera, peraltro usata da una Ong tedesca, che da ormai undici giorni galleggia in mezzo al mare – aveva scritto il ministro dell'Interno su Facebook – Riterremo il governo olandese, e l’Unione Europea, assente e lontana come sempre, responsabili di qualunque cosa accadrà alle donne e agli uomini a bordo della Sea Watch".

Mentre il Partito Democratico ha pubblicato un tweet, chiedendo che l'Italia faccia "la propria parte facendo sbarcare immediatamente gli uomini e le donne dalla Sea Watch".