video suggerito
video suggerito
Referendum sulla giustizia 2026

Se passa il Sì al Referendum il Csm si sdoppia: cosa significa spiegato dal costituzionalista Curreri

Il costituzionalista Curreri spiega cosa succede con la divisione del Csm in due organi distinti, uno per i pm e uno per giudici: ecco cosa cambia se passa il Sì al referendum costituzionale sulla Giustizia del 22 e 23 marzo.
Intervista a Salvatore Curreri
costituzionalista
A cura di Annalisa Cangemi
0 CONDIVISIONI
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Una parte della riforma della Giustizia targata Nordio, per la quale si voto i prossimi 22 e 23 marzo, prevede una modifica dell'attuale Csm, cioè l'organo di autogoverno dei magistrati. Lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura, oltre alla creazione dell'Alta corte disciplinare, è uno dei punti più discussi della riforma, conseguenza diretta della separazione delle carriere di giudici e pm. Secondo i sostenitori del Sì, separare nettamente le funzioni della magistratura, quella requirente e quella giudicante, sarebbe necessario per rendere finalmente terzo e imparziale il giudice. I sostenitori del No però fanno notare che praticamente nel 50% dei casi il giudice assolve l'imputato rinviato a giudizio dal pm: se pesasse così tanto la vicinanza tra giudice e pm, le condanne dovrebbero largamente superare le assoluzioni.

Il referendum si propone di chiedere agli elettori di approvare o respingere la legge di revisione costituzionale che modifica sette articoli della Costituzione, tra cui l'87, il 102, il 104, il 105, il 106, il 107 e il 110. Chi vota Sì decide di confermare queste modifiche. Chi vota No blocca la riforma.

Per capire cosa comporta nella sostanza la nascita di due Csm abbiamo intervistato il costituzionalista Salvatore Curreri, professore di Diritto costituzionale e pubblico comparato presso l'Università di Enna "Kore".

Cosa succede con la divisione dell'attuale Csm in due

Come dicevamo, il testo della riforma della Giustizia prevede la divisione dell'attuale Consiglio Superiore della Magistratura in due organi distinti: il Consiglio superiore della magistratura giudicante per i giudici e il Consiglio superiore della magistratura requirente per i pubblici ministeri.

"Se dovesse passare il Sì alla riforma, tutti i provvedimenti riguardanti le carriere dei magistrati, le assegnazioni degli uffici, le assunzioni, i trasferimenti, che oggi vengono presi da un unico Csm – tranne la responsabilità disciplinare che andrebbe all'Alta corte – verranno presi da due Csm diversi. Uno sarà composto in prevalenza da giudici, oltre ai membri che verranno eletti dal Parlamento in seduta comune, e uno in prevalenza composto dai pubblici ministeri. Quindi il risultato è che se passa la riforma, non sarà più possibile che i rappresentanti dei pubblici ministeri decidano sulle carriere dei giudici e viceversa", ha spiegato Curreri a Fanpage.it.

Secondo il professore la separazione delle carriere "serve a rendere le due funzioni più separate rispetto a quanto avviene oggi, in modo tale che non ci siano condizionamenti reciproci tra giudici e pm".

Il problema del sorteggio

Ricordiamo che oggi l'organo è formato da 33 membri. Tre sono i membri di diritto: il Presidente della Repubblica, il primo presidente della Corte di Cassazione e il procuratore generale della Corte di Cassazione. Gli altri 30 membri sono elettivi: 20 togati scelti dai magistrati e 10 laici eletti dal Parlamento tra personalità esterne alla magistratura. Con la riforma per entrambi i Csm il primo membro di diritto sarebbe sempre il Capo dello Stato, mentre il secondo cambierebbe in base al Csm: per quello giudicante sarebbe il primo presidente della Corte di Cassazione; per quello requirente sarebbe il procuratore generale della Corte di Cassazione.

Una delle questioni più controverse, criticata dal fronte del No, è quella che riguarda la modalità di selezione dei componenti: il testo prevede infatti che i membri non vengano più scelti tramite elezione ma attraverso un sorteggio.

Questo avverrebbe in due modi:

  • un sorteggio tra tutti i magistrati in servizio per i componenti togati.
  • un sorteggio tra un elenco di nomi indicato dal Parlamento per i componenti laici (cosiddetto sorteggio temperato)

Con la riforma Nordio "I rapporti di forza tra me membri laici e membri togati, cioè tra i rappresentanti della magistratura e i membri eletti dal Parlamento, rimarrebbero gli stessi. Attualmente c'è un rapporto di due terzi a un terzo perché sono 20 i membri togati e 10 membri laici"

Per quanto riguarda il sorteggio, "è l'extrema ratio per cercare di evitare quello che oggi accade, anche alla luce dello scandalo Palamara: si vuole cercare di evitare che i membri togati vengano eletti sulla base di liste, e che quindi abbiano bisogno dell'appoggio di quelle associazioni che vengono comunemente definite correnti, alle quali poi nell'esercizio delle loro funzioni rispondono, in quanto rappresentanti di quelle correnti che li candidano e li votano. Ovviamente cercano di tutelare i loro interessi all'interno del Csm quando si tratta di prendere provvedimenti come trasferimenti, assegnazioni, e così via. Per cercare di recidere questo rapporto, che viene apertamente rivendicato come rappresentativo, si vuole rendere più indipendenti, e quindi auspicabilmente più imparziali, i magistrati, che verrebbero appunto sorteggiati per entrare a far parte del Csm. In questo modo non dovrebbero più rispondere a nessuno nell'esercizio delle loro funzioni. L'obiettivo è insomma renderli meno condizionabili da parte delle correnti".

"Questa è la ratio. Non è la migliore delle soluzioni, ci sarebbero state altre opzioni, come per esempio il collegio uninominale, in modo tale che il magistrato eletto fosse scelto per le sue capacità, per la sua qualità, per le sue doti professionali. Ma purtroppo ogni volta che si sono proposte questo tipo di soluzioni elettorali è stata sempre l'Anm che si è opposta, guarda caso perché secondo me soluzioni di questo genere avrebbero potuto incrinare il suo potere".

Il fronte del No fa notare però che l'introduzione del sorteggio non cancellerebbe le correnti, che continuerebbero a esistere. "Questo è vero – ha sottolineato Curreri – ma c'è una piccola differenza, che non è poi così piccola: il magistrato oggi deve rispondere alle correnti, domani col sorteggio potrebbe anche non rispondere alle correnti di appartenenza. Oggi invece il sistema è costruito in modo tale che il magistrato o il giudice eletti siano condizionati nell'esercizio delle loro funzioni dalla corrente".

Come avverrà il sorteggio per il Csm?

L'altra critica che viene mossa dai contrati al referendum costituzionale è la differenza tra l'elezione dei membri laici del Csm e quella dei membri togati. Anche se non è escluso che dopo il referendum vengano previsti dei correttivi, all'interno dei decreti attuativi, per fissare dei criteri di selezione per il sorteggio dei membri togati, per restringere la platea.

"Probabilmente e auspicabilmente, anche tenendo conto delle dichiarazioni del ministro Nordio, l'idea del governo è quella di introdurre dei correttivi, per cui magari si limiterà il sorteggio dei magistrati, aggiungendo dei filtri, come l'esperienza. Fermo restando che comunque qualunque magistrato può essere sorteggiato, anche il cosiddetto ‘giudice ragazzino'. Non stiamo parlando di persone prese per la strada, parliamo di magistrati che hanno superato un concorso, che possono adottare provvedimenti che vanno a incidere sulla libertà personale dei cittadini. Quindi, se una persona ha questo potere, non vedo perché non possa esercitare funzioni come quelle del Csm, che sono poi funzioni di carattere amministrativo", è l'opinione di Curreri.

Nel caso del sorteggio dei membri laici, i rappresentanti della politica si è scelto un sorteggio temperato, perché "il sorteggio tra tutti gli avvocati o tra tutti i professori universitari sarebbe stato molto più ampio, una platea enorme. Ma l'obiettivo in questo caso è diverso: qui non si tratta di spezzare il legame politico, lo scopo è fare in modo che questi soggetti siano espressione del Parlamento in seduta comune, che seleziona le persone da eleggere. Personalmente in questo caso non vedo lo scandalo perché per i membri laici c'è proprio l'esigenza di garantire la rappresentanza politica".

Ma questo significa che la maggioranza di turno avrà comunque una rappresentanza maggiore tra i membri laici del Csm? "Attualmente per diventare membri del Csm sono richiesti i tre quinti dei voti, prima degli aventi diritto e poi dei votanti. Secondo me questa disposizione, qualora passasse la riforma, dovrebbe essere mantenuta, perché è richiesta una maggioranza speciale – ha spiegato Curreri a Fampage.it – Tutte le nomine elettive del Parlamento hanno sempre dei quorum più elevati della maggioranza assoluta. In questo caso sono i tre quinti e ovviamente questo significa che ci deve essere un accordo tra maggioranza e opposizione per comporre la lista. Dopodiché ci sarebbe il sorteggio, quindi paradossalmente potrebbe anche succedere che il meccanismo avvantaggi l'opposizione".

Con la riforma sarebbero poi previsti due concorsi separati per le carriere di pm e giudice. "Probabilmente sarà così, bisognerà fare un concorso per essere giudici e un concorso differente per essere per essere pm. Io sono convinto che però la formazione dei magistrati dovrebbe essere il più possibile unica, e dovrebbe essere fatta, come avviene in Germania, insieme agli avvocati. Cioè tutti gli operatori della giustizia, avvocati, giudici e pubblici ministeri, dovrebbero trovare un percorso comune, perché questo secondo me può contribuire a far conoscere proprio nella fase di formazione i diversi lati della giustizia. Dopo questo percorso di formazione comune ognuno potrebbe poi fare il suo concorso, per avvocato, per giudice o per pubblico ministero".

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views