Dopo Pasqua si prevede un ritorno in classe per i bambini, dalla scuola d'infanzia fino alle medie, anche in zona rossa. Per le superiori si dovrà probabilmente aspettare ancora. La possibile ripresa dell'attività didattica in presenza potrebbe essere disposta con il nuovo dpcm cha sarà varato all'inizio della prossima settimana – in vista della scadenza di quello attuale il prossimo 6 aprile. Si sta valutando la possibilità di attuare un piano strutturato, con screening di massa per gli studenti. Per il momento però si tratta ancora di ipotesi, e nessuna decisione è stata presa.

La proposta, che al momento non è stata ancora confermata dal ministero dell'Istruzione Patrizio Bianchi, è ancora in fase di studio. Si tratterebbe di prevedere un test rapido antigenico per studenti e docenti, prima del loro ritorno a scuola, per poi ripetere il test una volta a settimana, all'interno degli istituti. Se uno studente o un insegnante risultasse positivo l’intera classe sarebbe sottoposta al tampone molecolare. I positivi al test molecolare sarebbero poi messi in quarantena.

Il consulente del ministero dell'Istruzione Agostino Miozzo ha spiegato questa mattina il suggerimento che ha dato al ministro Bianchi, e cioè quello di seguire l'esempio della Provincia di Bolzano, cha ha appunto avviato screening di massa nel suo territorio: "Il ‘piano Miozzo' è una bellissima definizione, ma io ho semplicemente raccontato al ministro Bianchi l'esperimento della Provincia autonoma di Bolzano".

"Gli inglesi danno indicazioni di questo tipo, ascoltando le raccomandazioni della rivista scientifica Lancet. Non sto proponendo di fare tamponi tutte le settimane, come è stato scritto, non mi è mai passato per la testa di proporre tutti i lunedì mattina 8 milioni di test, sarebbe surreale. L'obiettivo però è cercare di riaprire il più possibile dopo Pasqua, come ha detto Draghi. Si valuterà poi se si tratta di fare campioni, transfer, campionare in zone particolarmente a rischio. Il commissario Figliuolo è disponibile a studiare ipotesi del genere, ha detto Miozzo a Rai Radio 1.

Far partire test di massa per docenti e studenti potrebbe funzionare in teoria, ma nella pratica ci sarebbero degli ostacoli: primo fra tutti il sistema di tracciamento, che ha già dimostrato le sue fragilità, e che non sempre negli ultimi mesi ha funzionato al meglio.

Altro problema è rappresentato dai numeri: la popolazione studentesca è elevata, si parla di 8 milioni di studenti; gli alunni della scuola dell'infanzia e della primaria da soli arrivano a 3 milioni e 200mila studenti. L'idea potrebbe essere quella di coinvolgere Esercito e Protezione civile. Il test potrebbe essere fatto all'interno di una tenda collocata all'ingresso di ogni edificio scolastico. Ma il tempo stringe: manca poco più di una settimana Pasqua, e non è detto che un'organizzazione così imponente possa essere messa in piedi in pochi giorni.

Si parla anche della possibilità di utilizzare i test salivari, più semplici e meno ‘invasivi' soprattutto per i più piccoli. Ma ma al momento non sono stati autorizzati nel nostro Paese, ed è difficile che questi test,che danno la risposta i pochi minuti, possano avere il via libera nei prossimi giorni. Una prima sperimentazione dei test salivari L'Istituto Superiore di Sanità sta valutando la conformità di quelli in commercio e una prima sperimentazione è stata effettuata allo Spallanzani di Roma. Ma come spiega oggi La Stampa, è che i test salivari rapidi, fatti sul posto, "non sono sufficientemente performanti, poiché hanno una sensibilità inferiore al 20%". Attualmente i test autorizzati in Italia sono tre: tampone molecolare, test antigenico e test sierologico.

L'idea è stata accolta freddamente dalle Regioni, mentre è ottimista Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi, he ad HuffPost ha spiegato: "Se ne parlava da tempo, anche noi abbiamo chiesto uno screening costante degli studenti. Ora aspettiamo di esaminarne gli aspetti concreti per capire quanto sia realizzabile. Ma se scendono in campo Protezione civile e Esercito pensiamo si potrà fare".

La cosa importante è però che proceda spedita anche la vaccinazione degli insegnanti: al 25 marzo le somministrazioni di siero antio Covid (prima dose) a docenti, personale Ata e presidi sono state 847.623, su circa un milione di lavoratori del settore.

Il piano del ministro dell'Istruzioni Bianchi potrebbe eventualmente contare anche sui 150 milioni di euro previsti nel decreto Sostegni, che potranno servire per effettuare test diagnostici e per il contact tracing. Per ogni test bisogna considerare un costo di 20-25 euro. E se gli studenti in Italia sono più di 8 milioni in teoria bisognerebbe calcolare solo per la partenza un costo di circa 200 milioni. Inoltre al momento nel nostro Paese in una settimana si arrivano a fare in media due milioni di tamponi, tra antigenici e molecolari.