Fumata nera sulla scuola. Nella maggioranza l’accordo non c’è e lo scontro interno alle forze di governo continua. Il vertice a Palazzo Chigi sul decreto scuola si è concluso con un nulla di fatto, dopo tre ore di incontro. Si rimanda tutto a una nuova riunione, che potrebbe tenersi già nella giornata di domani. Per andare avanti nella trattativa, però, servirà la mediazione del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che dovrebbe avanzare una proposta su cui trovare un accordo sui nodi dei concorsi e sulla norma che dovrà essere votata lunedì in commissione. Le posizioni, però, restano distanti. Il problema è quello dei precari, con il M5s su posizioni contrapposte a quelle di Pd e Leu. I 5 Stelle puntano a un test a crocette (stessa linea della ministra pentastellata dell’Istruzione Lucia Azzolina). L’alternativa è quella di un concorso solamente per titoli, nel caso in cui sia impossibile bandire le prove. Pd e Leu punterebbero magari a un’assunzione a tempo determinato da trasformare in indeterminato al termine del prossimo anno scolastico con una prova di esame in presenza.

Fonti del Pd spiegano che il concorso con le prove viene considerato “molto difficile da prevedere”. Le stesse fonti confermano che sarà Conte a “proporre una proposta di mediazione”. Fonti del Movimento 5 Stelle, allo stesso tempo, ribadiscono la loro contrarietà alle graduatorie per titoli. La volontà dei pentastellati rimane quella di seguire la via del concorso per puntare su una maggiore trasparenza e su un criterio più centrato sul merito. Il viceministro allo Sviluppo economico del M5s, Stefano Buffagni, conferma su Twitter questa interpretazione: “I nostri ragazzi, gli studenti di oggi, rappresentano il futuro del nostro Paese. Meritano un'educazione di assoluto valore che deve arrivare loro attraverso una scuola di qualità e al passo coi tempi. No ai ricatti, no concorsi per soli titoli”.