Trovato l’accordo sul Recovery Fund, a tenere banco in questi giorni è il tema del Mes, il meccanismo di stabilità da sfruttare per investire nella sanità dopo l’emergenza Coronavirus. In questo contesto si inserisce l’invito del presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, rivolto all’Italia per aderire al Mes. In un’intervista al Corriere, Sassoli spiega: “È un’opportunità perché tutti i cittadini vogliono un rafforzamento delle strutture sanitarie. L’Europa non sta imponendo nulla, ha messo degli strumenti a disposizione, sarà responsabilità dei governi verificare il loro utilizzo. Il Mes consente di realizzare programmi di rafforzamento della sanità pubblica: assunzioni, risorse per i medici specializzandi, investimenti per apparecchiature, nuovi ospedali, aiuti alle Regioni commissariate che non possono fare investimenti. Credo che sul mercato non ci siano altri soldi disponibili al tasso dello 0,1%”.

Sassoli: ora i governi non devono perdere tempo

Dopo l’accordo sul Recovery Fund, secondo Sassoli, ora l’Europa “chiede grande concentrazione ai governi: i 27 Paesi non devono perdere tempo e cominciare subito a preparare i piani nazionali di ripresa. I fondi arriveranno il prossimo anno e l’Italia deve fare in modo di usarli immediatamente. I nostri cittadini non possono aspettare”. Dalle trattative, comunque, l’Ue “esce molto più forte, consapevole che alle sfide bisogna rispondere insieme e che i singoli Paesi da soli sarebbero impoveriti, in svendita e marginalizzati. E questa consapevolezza in fondo è il monito di Monnet: l’Europa si fa con le crisi che affronterà. In tre mesi si sono fatti dei passi in avanti come mai era stato possibile nei decenni precedenti”.

Le perplessità del Parlamento sull'accordo del Consiglio

Il Parlamento europeo, però, ha espresso contrarietà su alcuni punti dell’accordo, soprattutto quelli riguardanti il bilancio pluriennale dell’Ue: “Sui tre grandi strumenti messi in campo bisogna cominciare una negoziazione tra le istituzioni. Così come vi è stata una risposta comune, bisogna ora rafforzare il processo democratico dell’Unione. Sul tavolo c’è il Recovery Fund, le nuove risorse proprie, cioè come rendere autosufficiente il bilancio dell’Unione senza gravare sulle tasche dei cittadini, e poi il budget dei prossimi sette anni. In particolare sul bilancio il Parlamento è critico perché nella proposta ci sono dei tagli ingiustificati”.

Il nuovo negoziato, assicura il presidente del Parlamento europeo, non allungherà i tempi per arrivare al Recovery Fund: “Noi sulle risorse proprie siamo pronti a discutere la proposta della Commissione anche a settembre. Sul piano di Recovery abbiamo le idee chiare su come associare il Parlamento al processo democratico e sul bilancio pluriennale cominceremo anche ad agosto a confrontarci con le altre istituzioni. Ho apprezzato la presidente della Commissione von der Leyen che ha detto che vuole attivare l’articolo 324 del Trattato e quindi la negoziazione tra i presidenti delle tre istituzioni: il Parlamento, la Commissione e la presidenza di turno del Consiglio, quindi con la cancelliera Merkel”.

È ancora presto, però, per dire che la strada è in discesa: “Siamo ancora dentro l’emergenza. Come usciremo dalla pandemia non è ancora chiaro a nessuno. Non è detto che non vi sia bisogno di nuovi interventi. Dobbiamo sentire una forte tensione etica per restituire qualcosa ai 200mila morti in Europa: l’unica strada è aiutare i nostri cittadini e le generazioni future ad essere meglio preparati a difendere la vita e il lavoro. E in questo passaggio di fase, l’Unione europea è l’unica assicurazione a disposizione dei nostri 27 Paesi”.