Abbiamo aspettato le canoniche 24 ore di latenza, quelle in cui generalmente un politico qualunque, anche il meno avvezzo alla comunicazione, rilascia una dichiarazione su un fatto di cronaca, esprimendo apprezzamento, critica, indignazione.

Abbiamo aspettato invano. Perché a 24 ore di distanza, né Matteo Salvini né Giorgia Meloni hanno sentito il bisogno di esternare la loro solidarietà ad Aldo Rolfi , figlio della partigiana Lidia Rolfi, deportata ad Auschwitz, la cui porta di casa è stata imbrattata dalla scritta antisemita Hier Juden, qui abita un ebreo. Le stesse che le Ss scrivevano sulle case degli ebrei tedeschi, durante i pogrom degli anni 30 nella Germania nazista.

Abbiamo aspettato invano, come altre volte. Eppure  in cuor nostro speravamo che stavolta andasse diversamente. Che Matteo Salvini e Giorgia Meloni, dopo i convegni sull’antisemitismo e le pubbliche prese di posizione a favore di Israele  e Bibi Netanyahu riuscissero a trovare la forza di dedicare due secondi del loro tempo prezioso a un grave episodio di antisemitismo, tra un bacio alla coppa e una citofonata delatoria a un minorenne incensurato.

Nada, nein, nisba. Solidarietà a Sinisa Mihajlovic, l'allenatore del Bologna che ha esternato le sue simpatie leghiste, e a Mario Cattaneo, il ristoratore assolto per aver sparato a un ladro. Proprio non gli viene, ai nostri eroi della destra post-fascista (Meloni) e commensali delle destre neo-fascisti (Salvini) di dire una parola contro chi imbratta le case con scritte neonaziste. Zero. Del resto, se non c’è un immigrato da accusare di antisemitismo, come ha fatto Salvini nel suo strombazzato convegno, o da plaudere a chi lancia razzi contro i civili a Gaza, non c’è gusto a solidarizzare con gli ebrei.

Meglio, molto meglio stare zitti. Se no chi glielo spiega, ai moderati?