28 Settembre 2011
19:46

Ritorno a Why Not: De Magistris come testimone sull’avocazione sospetta dell’inchiesta

L’avocazione sospetta delle indagini da Catanzaro a Salerno, l’ex pm sarà ascoltato come testimone. L’inchiesta Why Not può sembrare uno shakespeariano “molto rumore per nulla”, ma dietro le ipotesi di De Magistris c’erano rivoli di finanziamenti pubblici depauperati, appalti pubblici pilotati e tanta massoneria. Ma quando si arrivò a Mastella…

Si ritorna a parlare dell'inchiesta Why Not che, insieme agli sviluppi di un'altra inchiesta chiamata Toghe Lucane, ha portato l'attuale Sindaco di Napoli Luigi De Magistris ad abbandonare di fatto la Procura di Catanzaro per scendere in politica. L'inchiesta Why Not iscriveva nel registro degli indagati 19 persone tra i quali probabilmente l'allora Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, che in ogni caso dichiarò all'epoca dei fatti di non aver mai ricevuto nessun avviso di garanzia.

Luigi De Magistris sarà ascoltato in aula come testimone per l'avocazione sospetta della sua inchiesta, che fu disposta dal procuratore generale Dolcino Favi, per alcune incompatibilità nel procedimento, dopo che Clemente Mastella chiese il trasferimento cautelare d'ufficio del pm di Catanzaro, per non aver impedito le misure necessarie per evitare fughe di notizie e per il comportamento "eccessivamente baldanzoso e disinvolto" nei confronti della stessa stampa.

L'inchiesta Why Not: da Acri, passando per Mastella ad "Ammazzateci Tutti"

L'inchiesta Why Not parte grazie alla denuncia di una dipendente regionale (in outsourcing) alla Procura di Catanzaro che racconta di essere stata costretta a versare il 15% della sua busta paga ad un consigliere regionale, Antonio Acri. Il nome dell'inchiesta prende il nome proprio dalla società di outsourcing di Lamezia Terme che forniva lavoratori specializzati nel settore informatico alla Regione, della quale la dipendente denunciante faceva parte. Le indagini condotte dall'allora pm di Catanzaro, Luigi De Magistris, ipotizzarono l'esistenza di un gruppo di potere basato su di una organizzazione "massonica" che riuscisse ad influire in maniera estremamente rilevante nella regione calabrese: dalla scelta dei finanziamenti pubblici per le strutture all'assegnazione di appalti.

Prima che Luigi De Magistris arrivasse ad ipotizzare risvolti ben più gravi, prima ancora che l'allora Ministro della Giustizia, Clemente Mastella, chiedesse l'intervento del Consiglio Superiore della Magistratura per il trasferimento cautelare del pm, alcune inchieste condotte da Report mostrarono le dichiarazioni di tre dipendenti regionali che  raccontarono di essere stati costretti a rassegnare dimissioni perchè stanchi di versare un terzo del loro stipendio ai consiglieri regionali della Calabria.

L'inchiesta portò all'iscrizione nel registro degli indagati anche di Antonio Saladino che, secondo l'accusa, gestiva consulenze e dava lavoro grazie all'aiuto di alcuni politici. Ed è proprio con Antonio Saladino che spunterà fuori il nome di Clemente Mastella, grazie ad alcune intercettazioni proprio tra l'ex Ministro di Giustizia e il consulente. Chiarita e quindi archiviata poco dopo la posizione di Romano Prodi, allora Presidente del Consiglio. Ma la fuga di notizie che portò il nome di Clemente Mastella su tutti i giornali fu la svolta che sancì di fatto l'avocazione dell'inchiesta, togliendo dalle mani di De Magistris un'occasione per fare chiarezza su numerosi aspetti, tuttora rimasti poco chiari, che collegavano politica e finanziamenti illeciti. E senza dubbio è da additare anche a queste inchieste, la crisi di governo del 2008 con Clemente Mastella che, in diretta televisiva, dichiarò di revocare la fiducia a Prodi il 21 febbraio 2008. Quattro giorni dopo, il Governo fu battuto alla Camera.

Caterina Merante, proprietaria della Why Not, è un'altra figura chiave che ha dato il via all'inchiesta. Fu lei a denunciare un sistema di assunzioni tracciato da imprenditori, politici e forze dell'ordine. De Magistris cominciò quindi ad indagare anche sull'utilizzo dei fondi della Comunità Europea ma, tra gli aspetti importanti che costeranno all'ex magistrato le redini di un'indagine destinata a scoprire tutti gli strani rivoli di finanziamenti pubblici per opere non realizzate e per favorire determinate persone per un complessivo di fondi depauperati in una misura di miliardi e miliardi di euro, furono le sue numerose interviste a reportage e giornalisti. Di fatto, come si evince anche dagli archivi della cronaca, a ben vedere dopo quasi quattro anni, più si legge dell'inchiesta, più si inquadra lo scenario politico che si è poi presentato più avanti, più si può concludere che l'attuale Sindaco di Napoli è stato ostacolato nell'esercizio delle sue funzioni.

Ed è per questo che, dopo l'avocazione dell'inchiesta, scese in campo con Luigi De Magistris, il movimento antimafia italiano "Ammazzateci Tutti!", organizzando numerose manifestazioni in Calabria e in tutta Italia, promuovendo una raccolta di firme contro il trasferimento cautelare dell'allora pm.

L'avocazione sospetta dell'inchiesta Why Not

L'avocazione di Why Not è stata, secondo autorevoli analisti, pesantemente condizionata dalla pressione di Mastella presso il Csm per richiedere il trasferimento cautelare di De Magistris. Dolcino Favi, all'epoca procuratore reggente di Catanzaro, avocò a se l'inchiesta Why Not ma vale la pena ricordare che l'azione fu intrapresa pochi giorni prima che la sua carica di procuatore volgesse al termine e che il Consiglio Superiore della Magistratura aveva già, di fatto, disposto un nuovo procuratore titolare. Tutto questo sottolineò l'eccessiva azione aggressiva di Dolcino Favi, già noto nell'ambiente del CSM per aver violato nel 1986, sistematicamente, norme a presidio dei diritti fondamentali dell'individuo, durante l'esercizio delle sue funzioni. Lo stesso De Magistris apprese della cosa a mezzo stampa e non tramite comunicazione ufficiale, mossa anche questa decisa da Dolcino Favi.

Ma adesso arriva una piccola rivincita per De Magistris che, tra le altre cose, sarà chiamato a riferire di 517 telefonate e 129 sms scambiati con Gabriella Nuzzi, ex pm di Salerno, nel periodo in cui l'attuale Sindaco di Napoli scendeva per le strade con il movimento "Ammazzateci Tutti!" per denunciare la macchinazione messa in atto dal sistema che, di fatto, lo ha allontanato dalla magistratura e lo ha avvicinato alla politica.

L'inchiesta Why Not su Report

La puntata di Report dedicata all'inchiesta Why Not: dichiarazioni di Merante e De Magistris

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