Il leader di Italia viva Matteo Renzi ha rilasciato un'intervista al Messaggero di oggi, e torna a parlare dell'ombra di una crisi di governo, con cui si è aperto il 2021, spiegando che il destino dell'attuale esecutivo "dipende da Conte prima e dal Parlamento poi, non da me. Noi abbiamo messo per iscritto in due documenti le cose che non ci convincono. Sono argomenti di merito, tanti".

Il riferimento è all'ennesimo ‘penultimatum' al governo lanciato da Italia viva: 62 punti, con critiche e considerazioni, soprattutto sulla governance del Recovery plan, elencati in documento inviato al ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri. Renzi ha inoltre lanciato lo scorso 28 dicembre il progetto CIAO, acronimo di Cultura, Infrastrutture, Ambiente, Opportunità, questioni legate dal filo conduttore del lavoro. Aree su cui secondo l'ex premier bisogna concentrare le risorse che arriveranno dall'Europa: Renzi chiama in causa il Next Generation Ue, il Mes, il Sure, gli aiuti provenienti da BCE e la programmazione tradizionale.

"Se avessimo preso i soldi del Mes a primavera oggi avremmo più risorse per velocizzare la vaccinazione", è il ragionamento dell'ex premier. "Se avessimo sbloccato i cantieri, oggi avremmo meno soldi da spendere per la cassa integrazione. Se però le nostre idee danno fastidio, andiamo all’opposizione. Abbiamo la schiena dritta, non cediamo sui contenuti in cambio di tre poltrone”.

"Conte ha detto che verrà in Parlamento. A mio giudizio ha sbagliato a chiudere così la verifica di governo. Ma se ha scelto di andare a contarsi in aula accettiamo la sfida. Peraltro lo ha fatto dal pulpito di una conferenza stampa mentre il Senato votava per la prima volta una legge di bilancio il 30 dicembre senza possibilità di cambiarla. Uno scandalo istituzionale. Peccato che Conte abbia preferito evitare l'Aula per inseguire l'ennesima diretta tv", sottolinea.

Conte ha esplicitato la sua volontà di parlamentarizzare un'eventuale crisi: "Se verrà meno la fiducia di un partito vado in parlamento". Il 7 gennaio ci sarà la prima resa dei conti: secondo la tabella di marcia esplicitata dal presidente del Consiglio durante la conferenza stampa di fine anno, al prossimo Consiglio dei ministri verrà discussa una nuova bozza del Recovery plan. Italia Viva ha già dichiarato di essere pronta a bocciarla, con Bellanova e Bonetti che da giorni minacciano le dimissioni.

Dopo il confronto con le parti sociali il documento sarà inviato al Parlamento. Nessun problema con i numeri alla Camera. Ma al Senato, senza i 18 di Italia Viva, al governo potrebbero mancare dieci voti per mantenere la fiducia dell’aula. L'unica speranza è contare sul sostegno del Gruppo Misto, di alcuni transfughi di Iv e di alcuni moderati di Forza Italia.

Renzi però non teme possa formarsi una pattuglia di responsabili o eventuali divisioni tra i senatori di Italia Viva: "Non ho paura della libertà delle persone. Se qualche parlamentare vorrà appoggiare il governo Conte perché convinto dalle parole del premier, bene. Penso che il premier sia sicuro dei suoi conti, altrimenti avrebbe scelto la strada del confronto politico prima di andare in aula. Invece ho letto come lei le sue parole sulla sfida in Parlamento e quindi adesso aspetto rispettosamente la convocazione del Senato".

"Il premier non ci risponde nel merito e usa toni definitivi, prefigurando uno scontro senza rete in aula", attacca la capogruppo di Iv alla Camera, Maria Elena Boschi, che in un'intervista a ‘la Repubblica'."Noi – ricorda – abbiamo scritto due documenti. Uno è la lettera del senatore Renzi al presidente Conte. L'altro è un documento con decine di osservazioni dei parlamentari di Iv al ministro Gualtieri. Aspettiamo le risposte. Nessuna minaccia, solo la richiesta di approfondire contenuti. Capisco che in tempi di populismo chiunque provi a fare politica sia deriso. Se le nostre idee non piacciono, allora le nostre poltrone non servono: non siamo alla ricerca di potere, portiamo idee e progetti".

In merito a un possibile governo di transizione guidato da Mario Draghi Matteo Renzi dice: "In Italia c'è solo un premier alla volta. Oggi si chiama Conte. E lui mi sembra molto fiducioso sui numeri, altrimenti avrebbe usato un tono diverso in queste settimane. Se invece andrà sotto, abbiamo varie soluzioni diverse che potranno essere valutate dal Parlamento e dal Capo dello Stato. Anticipare adesso la posizione di Italia Viva sarebbe mancare di rispetto al Quirinale. La Costituzione dice che la legislatura va avanti finché ci sono i numeri in Parlamento, non finché lo dice Conte".