Ieri, nella sede del Pd, s’è consumato qualcosa di più che un semplice incontro tra opposti leader di partito. Ieri, nella sede del PD, si è consumato un vero e proprio passaggio di testimone.

Un passaggio che Berlusconi avrebbe voluto fosse tutto interno al Pdl – Renzi è stato corteggiato con vigore dal fondatore di Mediaset – e che invece è finito per essere tra schieramenti opposti. Renzi è il nuovo Berlusconi – sia chiaro in termini di forza comunicativa e capacità di cogliere il tempo in cui vive -. E’ il segretario “predestinato” ad un ventennio sulla cresta dell’onda.

E Berlusconi l’ha capito prima degli altri, meglio degli altri. Per questo ieri è andato, per la prima volta, nella sede del PD. Perché sapeva di avere di fronte a sé un democristiano vero. Un uomo capace di parlare alla gente ma anche di tessere trame di partito. Sapeva che, per la prima volta, non si sarebbe seduto di fronte un ex membro del PCI ma di fronte ad un giovane rampante che non ha bisogno di lui per costruire consenso.

Perché la paura di Berlusconi è tutta qui. Per la prima volta non si trova di fronte un leader che vive di “anti-berlusconismo”, di “specchio-riflesso” ma un politico che brilla di luce propria e che rischia di oscurare quella dell’uomo di Arcore.

Al tempo stesso, in questo momento, Renzi ha bisogno di Berlusconi. Ne ha bisogno per dare la spallata giusta al governo Letta, per approvare la riforma elettorale ma, sopratutto, sondaggi alla mano, ha bisogno di una legge che gli consenta la governabilità nonostante un possibile scarto ridotto tra i due schieramenti.

Ieri a Sant’Andrea delle Fratte (sede del PD, ndr) si è consumato l’incontro tra due uomini che vogliono qualcosa l’uno dall’altro. Due uomini che si guardando come se negli occhi dell’altro ci fosse anche un po’ di se stessi.

Per questo ieri non s’è consumato, solo, un incontro tra due leader. Non era un icontro come i tanti a cui abbiamo assistito in questi anni, no. Era un vero e proprio passaggio di testimone. Era la resa di Berlusconi verso il vincitore in pectore – con tutto ciò che questo comporta -. Berlusconi sa di non poter battere il giovane Renzi sul terreno del "comunismo", dello "statalismo", etc… Sa che non può batterlo nelle piazze e, forse, neanche in tv. E allora non gli resta che cedere lo scettro.

E così sarà "Matteo" – come lo chiamano tutti – a guidare il primo scontro postideologico di questa Repubblica. Lo farà contro Grillo che utilizzerà quest'incontro per rosicchiare altri punti a sinistra mentre lui – il Sindaco di Firenze – utilizzerà Berlusconi per rosicchiarne al centro.

Così, mentre tutti sono intenti a rosicchiare l'uno dall'altro, a noi non resta che raccogliere le macerie di questi 20 anni di berlusconismo e avviarci verso altri vent'anni di dibattiti sul nuovo "uomo solo al comando".