Eccoli lì, tutti stupiti per ciò che era scritto che sarebbe accaduto, come quelli che non vedono il dirupo finché non sentono il loro stesso tonfo e poi rialzano la testa per trovare qualcuno da incolpare come se la realtà non fosse una materia complessa ma semplicemente uno slogan di poche righe da perfezionare perché funzioni la prossima volta con il prossimo prodotto. In Umbria accade che si paghino tutte le mancanze di un accordo che avrebbe dovuto profumare di rivoluzione e invece s'impolvera negli accordicchi e nelle somme: sono passati decenni eppure ancora c'è chi rimane convinto che gli elettori siano merce affiliata a un simbolo che si possano raggruppare come clienti. E ogni volta sono ceffoni.

Il governo Conte bis è nato per evitare a Salvini di continuare a salvinare dalla plancia di comando del ministero dell'interno (e questo sarebbe il caso di dirlo, prendersene la responsabilità, rientra nel gioco della politica) ma dovrebbe (avrebbe dovuto per chi non ci spera ancora) essere alternativo a tutto quello che si è visto nella sua prima versione mentre invece rimane appena sopra la soglia di galleggiamento provando a vendere la compostezza come valore politico (più composti di Salvini ci vuol poco, basta un'infarinatura di educazione basilare) e rinunciando a prendere posizione sui temi che contano: è il governo che continua a balbettare sull'immigrazione facendo le stesse cose di Salvini (con più eleganza, per carità), è lo stesso governo che mantiene Quota 100 perché non riesce ad accordarsi su un'alternativa, è lo stesso governo che promette una rivoluzione ecologica ma non si riesce a mettere d'accordo sul come, è il governo che ragiona sul debito come quell'altro senza una precisa idea di politica economica. Il "nuovo umanesimo" decantato dal compostissimo avvocato Conte rimane una frase buona per qualche claim pubblicitario ma non se ne nota nessuna declinazione; a meno che il "nuovo umanesimo" non continui a fare tappa in quel buco di disumanità e diritti traditi che è la Libia. Vorrebbero essere alternativi e radicali e invece sono tenui burocrati di un consenso in continua erosione.

Erosi da tutte le parti e dai loro stessi alleati: Renzi succhia dal PD giocando a farsi notare per le assenze e per il suo stare in disparte come nel film di Nanni Moretti, Zingaretti si barcamena cercando goffamente un vestito nuovo per idee semivuote, il Movimento 5 Stelle è passato dal volere essere "né di destra né di sinistra" al voler essere di destra e di sinistra, Conte gioca a fare l'illuminato come quei generali che non hanno più esercito.

Il voto dell'Umbria è un segnale chiaro per chi avesse il coraggio di ascoltare: alla rumorosa cantilena di Salvini (e compagnia cantante, mica per niente la sua fotocopia Meloni veleggia con il vento in poppa) bisognerebbe contrapporre un'idea alternativa di Paese che sia radicale e nuova nei contenuti e invece in questi primi mesi di governo abbiamo assistito al brigare di partiti e correnti aggrappati per non perdere i propri segni distintivi delle identità di ognuno, quelle stesse identità che sono state giudicate tra l'altro come perdenti dagli elettori.

Come in un brutto sogno sembra di assistere a un becero populismo a cui si vorrebbe contrapporre semplicemente un populismo disinfettato: finché non si capirà che continuare a subire la pessima egemonia culturale di questo tempo è il modo migliore per schiantarsi non c'è via d'uscita. Insistere sui tatticismi è un suicidio politico che dalle parti del governo sembrano convinti di perseguire.

E poi citano San Francesco, pensa te: che se c'è stato una radicale e alternativo è stato proprio San Francesco. Ma ve lo vedete San Francesco fare la somma dei fedeli per aspirare a una consistenza di pensiero? Studiate, per favore.