Regime Forfettario 2026, le novità: cosa sapere per entrare e restare nel regime semplificato

Il regime forfettario è una modalità di tassazione pensata per liberi professionisti e piccole imprese che vogliono semplificare la gestione fiscale. Invece di calcolare separatamente imposte come Irpef, addizionali regionali e comunali e Irap, chi aderisce al forfettario paga un'unica imposta sostitutiva calcolata sul reddito effettivamente incassato; non ci sono obblighi complessi di contabilità: le fatture si emettono senza Iva e non serve tenere registri o fare dichiarazioni periodiche.
Per il 2026, la legge di Bilancio ha confermato la soglia maggiorata dei ricavi o compensi fino a 85mila euro, rispetto ai 30mila euro previsti in via ordinaria; questo significa che chi ha una piccola attività o lavora come professionista può continuare a beneficiare di questo regime senza rischiare di uscirne subito, anche se nel 2025 ha avuto un reddito da lavoro dipendente o pensione fino a 35mila euro.
Come si calcola l'imposta
Nel forfettario, la base imponibile non si ottiene sottraendo le spese come nel regime ordinario, ma applicando un coefficiente di redditività ai ricavi o compensi incassati. Questo coefficiente varia a seconda dellìattività: per i professionisti come avvocati, consulenti o designer, di solito il 78% dei ricavi diventa reddito imponibile, mentre per i commercianti al dettaglio la percentuale scende al 40%. Sul reddito così calcolato si applica un'aliquota sostitutiva: generalmente il 15%, ma chi avvia una nuova attività può beneficiare di un’aliquota ridotta del 5% per i primi cinque anni. Grazie a questo meccanismo, il forfettario permette di semplificare molto la gestione fiscale e di avere una tassazione prevedibile.
Chi può accedere al regime forfettario e chi no
L'accesso al regime forfettario non è però automatico per tutti: ci sono infatti tre limiti principali da considerare. Il primo riguarda il reddito derivante dall'attività con partita Iva; la soglia massima per il 2026 è di 85mila euro, calcolata in base a quanto si è effettivamente incassato nell’anno. Non contano le fatture emesse ma ancora non riscosse. Ad esempio, se a dicembre 2025 si emette una fattura che viene incassata solo a gennaio 2026, quella somma entra nel conteggio del 2026. Chi supera gli 85mila euro ma resta sotto i 100mila euro mantiene il regime solo per l’anno in corso, mentre chi supera i 100mila euro esce immediatamente dal forfettario. Il secondo limite riguarda chi ha percepito contemporaneamente redditi da lavoro dipendente o pensione: chi nel 2025 ha guadagnato più di 35mila euro lordi non potrà applicare il regime nel 2026. Tuttavia, se il rapporto di lavoro è terminato nel corso del 2025 e non si sono percepiti altri redditi assimilati, il regime resta accessibile. Il calcolo dei 35mila euro considera il reddito netto al netto degli oneri deducibili, ma esclude somme a tassazione separata come TFR o arretrati. Il terzo limite riguarda invece le spese per dipendenti e collaboratori: se nel 2025 sono stati sostenuti costi complessivi superiori a 20mila euro, il regime forfettario non è più applicabile dal 2026; questo vincolo può rappresentare un ostacolo per piccole imprese in crescita che hanno bisogno di personale.
Altre esclusioni dal regime forfettario
Oltre ai limiti numerici, ci sono poi situazioni che impediscono automaticamente l'accesso al forfettario. Non possono aderirvi i soci di società di persone o Srl che svolgono attività simili a quella della partita Iva, chi lavora prevalentemente con il proprio ex datore di lavoro, chi applica regimi IVA speciali come quello agricolo o dei venditori porta a porta, e chi esercita prevalentemente la cessione di fabbricati, terreni edificabili o mezzi di trasporto nuovi. Queste regole servono a evitare abusi, come nel caso dei cosiddetti "falsi autonomi", cioè persone che in realtà hanno un lavoro da dipendente mascherato da attività autonoma.