Referendum sulla Giustizia, il Tar respinge il ricorso del comitato del No: si vota il 22 e 23 marzo

È arrivato il verdetto del Tar del Lazio sul ricorso presentato dal comitato dei 15 giuristi, rappresentati dall'avvocato Carlo Guglielmi: niente da fare, nessuna sospensione della delibera del governo che ha stabilito come date per il voto del referendum sulla Giustizia i prossimi 22 e 23 marzo.
Il ricorso sulla data del referendum è "infondato" in quanto c'è già una richiesta legittimamente depositata che consente di votare nei "tempi certi" previsti dalla legge. Il riferimento è al quesito che era stato già depositato in Cassazione a novembre, a partire dalle firme di almeno un quinto dei parlamentari.
Il Tar del Lazio ha dunque respinto il ricorso proposto dal comitato promotore per la raccolta di firme popolari, che proponeva un quesito alternativo sulla riforma. Per i giudici amministrativi "la disciplina applicabile è principalmente finalizzata a permettere che la legge di riforma costituzionale (…) sia sottoposta, in tempi certi, all'approvazione da parte della volontà popolare, a prescindere da quale tra i soggetti (…) abbia avanzato per primo la richiesta di referendum".
Come avevamo scritto, i ricorrenti – i 15 promotori di una raccolta firme su un quesito referendario parzialmente diverso da quello ammesso dall'Ufficio centrale per il referendum – chiedevano la sospensione e l'annullamento del decreto presidenziale per avere la possibilità di completare la raccolta delle firme (la cui scadenza sarebbe arrivata il prossimo venerdì 30 gennaio) e sottoporre il proprio quesito al giudizio di legittimità. Le firme del comitato dei giuristi per il No era state depositate proprio questa mattina in Cassazione, affinché venissero esaminate.
Resta dunque il calendario elettorale fissato: le urne sono convocate per domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. Il comitato sosteneva che la data scelta dal Governo fosse troppo ravvicinata, limitando i tempi per una corretta campagna referendaria e comprimendo eccessivamente gli spazi del dibattito democratico. La decisione definitiva, arrivata dopo l'udienza di ieri 27 gennaio, conferma la tabella di marcia già fissata.