video suggerito
video suggerito
Referendum sulla giustizia 2026

Referendum, Salis: “Bocciatura senza appello per Meloni. Le primarie nel csx? Più un rischio che una risorsa”

Dopo il referendum e le dimissioni di Delmastro e Bartolozzi nel governo, la sindaca di Genova Silvia Salis invita il campo progressista a puntare su unità e proposta politica. Sulle primarie resta critica, e a Fanpage.it dichiara: “Rischiano di accentuare le fratture interne”.
Intervista a Silvia Salis
Sindaca di Genova
A cura di Francesca Moriero
0 CONDIVISIONI
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Nel pieno di un passaggio politico segnato dalle recenti dimissioni nel governo e dall'esito del referendum che ha inciso sugli equilibri tra maggioranza e opposizioni, il confronto si sposta ora dentro il campo progressista, chiamato a interrogarsi su leadership, metodo e direzione politica. Fanpage.it ne ha parlato con la sindaca di Genova, Silvia Salis, che legge nella vittoria del No un segnale chiaro: esiste un elettorato progressista più ampio di quanto apparso negli ultimi anni, pronto a mobilitarsi quando percepisce una posta in gioco alta, ma anche sempre più distante da dinamiche interne percepite come divisive. Da qui il suo richiamo a evitare nuove fratture, a partire proprio dal tema delle primarie.

Dopo la vittoria del No al referendum sulla Giustizia, anche alla luce del recente terremoto politico innescato dalle recenti dimissioni nel governo, che segnale politico legge nel voto degli elettori e che indicazioni crede arrivino per il campo progressista?

Unità, partecipazione, giovani: lunedì pomeriggio, mentre seguivo l'esito dello spoglio, avevo in mente queste tre parole. Questo referendum deve rappresentare un nuovo punto di partenza per un campo progressista che ha avuto la dimostrazione pratica di come sia possibile, nei fatti, battere la destra. Era un referendum tecnico, la destra lo ha fatto diventare politico, un giudizio sull'azione di governo. E il giudizio è stato netto: bocciatura senza appello. Questo referendum ha fatto emergere come nel Paese ci sia un elettorato silente progressista, che magari non si è visto rappresentato in questi anni, ma quando c’è da difendere profondamente i valori della nostra Repubblica e la nostra Costituzione, quando c'è qualcosa in cui crede, a votare ci va e come. Lo stesso si può dire per i giovani. La loro grande partecipazione al voto ci ha dimostrato che I giovani seguono con attenzione quello che accade nel Paese, ma non partecipano alla vita politica come la intendiamo noi perché la nostra vita politica non parla a loro. Il campo progressista non deve perdersi in sterili divisioni interne che non fanno altro che allontanare dalla politica le nuove generazioni perché la partecipazione popolare consente anche di scavalcare queste stesse divisioni. La diversità di idee è naturale, fisiologica e anche stimolante, ma abbiamo dimostrato di saper fare squadra quando c'è un obiettivo comune all’orizzonte.

Lei ha ribadito di non aver cambiato idea sulle primarie: può spiegare meglio perché, nel contesto attuale, continua a considerarle uno strumento non adatto?

Le primarie sono uno strumento di partecipazione, ma rischiano di essere anche un elemento divisivo che può acuire ancor di più le divisioni, rendendole quasi insanabili una volta che la selezione interna ha dato il suo esito. Per settimane, di fronte allo stesso elettorato, ti obbligano a fare campagna elettorale uno contro l’altro. E poi, una volta terminato il voto, tornare a correre tutti nella stessa direzione. Il rischio di creare fratture è dietro l'angolo. Inoltre, qualsiasi cosa si dica in una campagna elettorale per le primarie è qualcosa di divisivo che poi la destra potrà usare contro il campo progressista nella successiva campagna per le politiche. È una scelta che ritengo sbagliata sul piano tecnico, un messaggio di divisione che non sostengo. Peraltro, non è neanche così automatico che, dopo le primarie, i voti del candidato che ha perso si trasferiscano tutti, senza problemi, su quello che ha vinto.

In una fase in cui il centrosinistra è alla ricerca di una leadership, quale dovrebbe essere secondo Lei il percorso più efficace per arrivare a una sintesi condivisa senza passare dalle primarie?

Io credo sia necessario un percorso condiviso interno ai partiti per valutare quale sia la personalità più in grado di vincere le elezioni, il leader più efficace e credibile, che sappia unire tutto il campo progressista senza prima passare da divisioni o lotte interne. Chi vive di politica, chi regge le fila dei partiti, chi lavora per il bene di una coalizione, deve saper scegliere una figura unitaria, che possa fare da collante interno e che possa portare alle urne vecchi e nuovi elettori. Ce lo insegna il referendum: con una comunicazione chiara e con una piena condivisione di intenti l’elettorato percepisce fiducia e restituisce fiducia. Lasciatemi anche dire che abbiamo iniziato a parlare di primarie al minuto uno dopo il referendum: forse, prima sarebbe il caso di presentare il programma di questa coalizione e averlo pronto se domani dovesse cadere il governo.

C'è anche chi sostiene che le primarie possano invece rafforzare la partecipazione e dare maggiore legittimazione al leader: perché, per Lei, il rischio di divisione pesa più di questo possibile vantaggio?

Da sportiva e da amante dello sport, non vedo come una competizione interna alla stessa squadra possa portare dei benefici. Una squadra vince e ottiene dei risultati solamente se tutti condividono uno stesso obiettivo, se un compagno di squadra si sacrifica per il collettivo, se ci si aiuta a vicenda, se si è disposti a mettere da parte l'individualità per un bene ultimo superiore. Quando qualcuno gareggia solo per se stesso, addirittura entrando in competizione con un compagno di squadra, non si va lontani.

Se, al di là della sua posizione sulle primarie, la coalizione trovasse una sintesi indicando Lei come leader, sarebbe però disponibile a guidare la coalizione di centrosinistra?

Sono la sindaca di Genova, la città ha dato fiducia alla coalizione progressista dopo anni di governo del centrodestra e abbiamo un programma da portare avanti. Come quando da atleta avevo una gara importante mi occupavo di quella cercando di farlo al meglio e non di quelle successive, ora il mio lavoro è concentrato sulla mia città. Chiaramente sono lusingata da questa attenzione su di me, è un attestato di stima che ricevo volentieri. Chiunque può dare una mano al campo progressista lo deve fare, ma tutti noi dobbiamo fare la nostra parte senza andare sopra agli altri.

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views